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Leggere Il principe di Niccolò Machiavelli

17 marzo 2017
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Una delle cose più belle che ho portato con me da Verona è la passione per la lettura. Sì, hai capito bene, passione per la lettura da parte di chi, per lavoro, scrive.

L’ha spiegato meravigliosamente Alessio Beltrami il quale ha avuto l’idea geniale di prendere Il principe di Niccolò Machiavelli per spiegare il Content Marketing. Ha fatto un intervento così interessante e ben costruito che c’è poco d’aggiungere, solo da leggere. Così, appena tornata a casa, ho letto l’opera presa a modello fino alla fine.

Mi è costato non poca fatica farlo.
Vieni a scoprire perché?

Il principe di Niccolò Machiavelli in chiave Content Marketing

Ci vuole estrema concentrazione per leggere Il principe. Anche se è strutturato in 26 capitoli che potrebbero benissimo essere pubblicati come dei post blog, i periodi sono complessi e articolati così come gli esempi storici si intrecciano e si aggrovigliano creando nel lettore una sensazione che oscilla tra la chiarezza e il rompicapo. I temi trattati offrono consigli su come predisporre una strategia di governo efficace al signore al quale è rivolto (Lorenzo De’ Medici).

Riassumendo lo speech di Beltrami, l’opera di Machiavelli è una vera e propria risorsa per fare Content Marketing. Basta leggere l’introduzione per rendersi conto del tipo di comunicazione che viene impostata, quella di un diplomatico in esilio che conosce molto bene il contesto in cui si muove e, allo stesso tempo, offre i suoi servigi utilizzando un approccio umile, ma non servile.

“Ne’ voglio sia imputata presunzione se uno uomo di basso e infimo stato ardisce discorrere e regolare e’ governi dei principi: perché così come coloro che disegnano e’ paesi si pongono bassi nel piano a considerare la natura dei monti e de’ luoghi alti, si pongono alto sopra ‘monti, similmente, a conoscere bene la natura de’ popoli, bisogna essere principe, conviene essere popolare”

Già da questo passaggio parole chiave come prospettiva, analisi, conoscenza del contesto, analogia e metafora trovano senso e modernità.

Alla professione del cartografo dei luoghi e delle umane cose del 1500 sembra discendere la figura del Social Media Manager, chiamato a definire i confini del web e a insegnare alle aziende come gestire le interazioni sui social network che, in questo caso, possono anche essere colti come principati contemporanei.

Machiavelli offre strategie studiate nei minimi dettagli. Nulla viene lasciato al caso e tutto, tutto è corredato di esempi tratti dal passato e da un presente, il Rinascimento, in cambiamento. Ricorrenti sono anche i termini come reputazione, imitazione e, forse quello che più mi affascina, presenza.

Tutti i consigli de Il principe e le tecniche di Content Marketing da esso estrapolate a poco valgono se il destinatario (e di conseguenza anche il contenuto) non è presente nel contesto in cui si inserisce. Ma cosa vuol dire, in fondo, essere presenti?

Il principe di Niccolò Machiavelli spiegato da Sonny di The Bronx Tale

Poffarbacco, ecco che ritorna di nuovo alla memoria uno dei miei film preferiti, The Bronx Tale. Ne ho già parlato in questo post sul talento ma, quello che mi sono dimenticata di dirti è che basta ascoltare le perle di saggezza di Sonny per avere un’idea abbastanza chiara e precisa di cosa puoi trovare ne Il Principe di Niccolò Machiavelli.

Nel capitolo intitolato In che modo si debbono governare le città o i principati li quali, innanzi fussino occupati, si vivevano con la loro legge l’autore introduce tre linee guida:

  1. Ruinarle nel senso di distruggere per ricostruire su nuove basi
  2. Andarvi ad abitare personalmente, inserendosi quindi nel contesto in cui il principe o il Content Marketer opera e
  3. Lasciagli vivere con la sua legge, traendone una pensione e creandovi dentro uno stato di pochi, che te lo conservino amico (networking?)

Il primo punto è il più efficace, ma anche il più feroce e richiede una strategia solida e inattaccabile fin dall’inizio per far in modo che ciò che è andato perduto venga presto dimenticato e sostituito con valide e migliori alternative.

Il secondo punto indica invece un approccio più morbido, indiretto. Il governante non stravolge gli equilibri del principato acquisito ma si inserisce in essi operando una modifica del sistema di governo dall’interno. Questa è la presenza citata da Sonny ed è in base ad essa che il principe costruisce la sua reputazione e le basi per il mantenimento del potere sfociando, di conseguenza nel terzo punto.

Tuttavia, per Niccolò Machiavelli c’è sempre un ma. Nel capitolo successivo, infatti, sottolinea che:

“La natura de’ popoli è varia ed è facile persuadere loro una cosa, ma è difficile fermargli in quella persuasione: e però conviene essere ordinato in modo che, quando non credono più, si possa fare loro credere per forza”.

La prima parte di questa citazione ricorda un po’ anche certi ragionamenti che sono stati fatti riguardo alle regole dell’ingaggio spiegate da Rudy Bandiera, quando ha affermato che alla gente piace sentirsi dire cosa pensare (persuasione) mentre la seconda parte mi porta di nuovo al film The Bronx Tale, quando Calogero domanda a Sonny:

“Meglio essere amato o temuto?”

e se il fine giustifica i mezzi o viceversa.

Sonny risponde, in pieno spirito machiavellico, che è meglio essere temuto che amato. Il segreto è non farsi odiare. A proposito, il capitolo 17 de Il principe così recita:

“Della crudeltà e pietà, e s’elli è meglio essere amato che temuto o più tosto temuto che amato”.

Che curiosa coincidenza, vero? 😉

Leggere Il principe di Niccolò Macchiavelli: tra mezzi, fini e giustificazioni

Pur essendo difficoltosa, la lettura de Il principe non solo è attualissima ma anche molto edificante perché permette di avere una visione d’insieme di quello che è la realtà online.

I meccanismi e le relazioni e i giochi di potere studiati e analizzati da Machiavelli si ripresentano immutati anche nel mondo virtuale così come le problematiche legate all’uso dei moderni strumenti di comunicazione.

Secondo l’autore rinascimentale il fine giustifica i mezzi e quello che conta non è possedere determinate virtù (competenze) ma saper convincere il principato o il pubblico di riferimento di averle, almeno in apparenza.

“A uno principe adunque non è necessario avere in fatto tutte le soprascritte qualità, ma è bene necessario parere di averle”

perché

“Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu sei”

Queste ultime citazioni mi fanno pensare che passaggio dall’offline all’online non sia poi un cambiamento poi così epocale. La storia non corre lungo una linea retta, è ciclica così come le strategie non tengono conto solo del contesto in cui si dispongono ma si sviluppano su nuovi scenari che devono apparire quanto più possibile credibili.

Il punto non è tanto capire quali e come usare determinati strumenti come il blog o il social network ma avere ben chiare le basi su cui esse poggiano per formulare una risposta coerente alla domanda:

“Meglio raggiungere un obiettivo a prescindere dai mezzi o usare correttamente i mezzi, qualunque sia l’obiettivo?”

Un bel dilemma, vero? Tu come risponderesti?

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