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Pastorale Americana di Philip Roth: le contraddizioni del sogno americano

6 gennaio 2017
#Leggere Pastorale Americana di Philip Roth: le contraddizioni del sogno americano

Pastorale americana di Philip Roth è un libro del quale ho concluso la lettura agli inizi di dicembre. Era mia intenzione parlartene proprio durante il Natale ma poi ho cambiato idea, non per pigrizia ma perché questo romanzo ha scaturito in me emozioni altalenanti e volevo “vederci chiaro”.

Ti lascio quindi alla lettura della mia piccola recensione. Quando l’avrai letto anche tu, torni qui a vedere se le nostre impressioni coincidono?

Pastorale americana di Philip Roth: qualche accenno alla trama

Sul retro di copertina troverai una sinossi in cui si accenna al protagonista principale, Seymour Levov soprannominato Lo Svedese.

Pastorale americana racconta l’ascesa sociale ed economica di un ragazzo ebreo che ha abbracciato il sogno americano, in tutti i sensi. Un’adesione totale nella quale però si mescolano retaggi provenienti dal passato e aspirazioni proiettate verso il futuro, il successo, le opportunità e che subisce una battuta d’arresto, una fase di introspezione non prevista quando Merry, la figlia di Seymour, fa esplodere lo spaccio del paesino nel quale è stata allevata, uccidendo un uomo innocente.

Merry, figlia privilegiata di un’America ingenua e convinta di essere ragionevole e nel giusto, diventa così una terrorista per protestare non solo contro la guerra del Vietnam ma per destabilizzare e far crollare tutte le convinzioni su cui il padre ha costruito una sua idea di felicità.

Subentrano delle dinamiche relazionali che dalla famiglia si agganciano all’idea stessa di America, il cui sogno dovrebbe essere fondato sulle persone che l’hanno resa quello che è oggi. Un sogno al quale viene spesso associato il termine contraddizione perché, nonostante tutti gli sforzi di chi ha messo radici su questo suolo, è fondato su disvalori come la falsità e l’ipocrisia. E contraddizione non vuol dir per forza incoerente.

Pastorale americana: passaggi chiave e impressioni

La deflagrazione della bomba piazzata da Merry ha valenza distruttiva e, insieme costruttiva. è su un gesto assurdo e apparentemente insensato che si concentra tutta la macchina narrativa di Philip Roth il quale, come autore, invece di condannare il gesto e ispirare al lettore una certa dose di ripugnanza e indignazione lo porta a formulare una domanda che spesso non ci si pone quando, dalla vita, si ha avuto tutto quello che si desiderava. Una domanda che si concentra nel:

“Perché?”

Una domanda generale, applicabile nel particolare e che fa da detonatore all’introspezione.

Nell’animo di Seymour questo quesito esistenziale compare nel momento stesso in cui la figlia si ribella alle regole familiari e sociali nei quali è vissuta. Al perché si aggiungono altre domande, lo Svedese non riesce a capire dove ha sbagliato e la colpa della figlia diventa la sua.

Philip Roth, Pastorale americana

Un uomo abituato ad muoversi e a comportarsi per ottenere il successo su tutti i livelli si trova ad dover affrontare il fallimento come padre e esponente di una cultura che non gli appartiene, ma che ha abbracciato con tutto sé stesso e che ora gli si scioglie come neve al sole per mezzo della mano omicida di Merry.

“Tre generazioni. Tutti avevano fatto dei passi avanti. Quella che aveva lavorato. Quella che aveva risparmiato. Quella che aveva sfondato. Tre generazioni innamorate dell’America. Tre generazioni che volevano integrarsi con la gente che vi avevano trovato. E ora, con la quarta, tutto era finito in niente. La completa vandalizzazione del loro mondo”.

Levov rivede tutta la sua vita, in cerca dell’origine di tutto quello che sta passando e ha bisogno di ritrovare quella figlia disgraziata che ha tanto amato. Si rode e si tormenta per il ruolo svolto nella vicenda ed elenca nella sua mente tutte le cose fatte per alleviare il profondo senso di solitudine e di vuoto con cui la ragazza, tra un balbettio e uno scoppio d’ira, cercava di colpire la coscienza ingenua e immacolata del padre.

“Sì, siamo soli, profondamente soli e, in serbo per noi, sempre, c’è uno strato di solitudine ancora più profondo. Non c’è nulla che possiamo fare per liberarcene. No, la solitudine non dovrebbe stupirci, per sorprendente che possa essere farne l’esperienza. Puoi cercare di tirar fuori tutto quello che hai dentro, ma allora non sarai altro che questo: vuoto e solo anziché pieno e solo”.

Lo Svedese, il bellissimo ebreo americano biondo e dagli occhi chiari, non riesce però a vedere oltre. Si inorgoglisce con la moglie, ex reginetta di bellezza, per la precoce intelligenza della sua bambina ma non vede al di là della forma, non intuisce che il seme della protesta e della ribellione è in via di sviluppo:

“L’ultima domanda assegnata alla scolaresca era – Cos’è la vita? –
[…] Merry, dopo un’ora di riflessioni nel suo banco, aveva scritto una semplice e non banale affermazione:
– La vita è solo un breve periodo di tempo nel quale sei vivo – “

Una piccola, semplice frase in cui si condensano tutte le scelte che, bene o male, ogni personaggio di Pastorale americana compie coscientemente e in base al loro modo di vivere e vedere il sogno nella quale sono immersi. Merry si sveglia presto e non riesce a superare lo shock.

Tra i personaggi che più ho apprezzato e che, alla fine, è solo una breve comparsa nella vita ovattata dello Svedese è il fratello Jerry il quale cerca di aprire gli occhi al fratello buono, giusto e ragionevole urlandogli a gran voce che il problema, la causa di tutti i suoi mali è che, fondamentalmente, ha sempre fatto ciò che gli altri si aspettavano da lui, senza mai scegliere e ragionare con la sua testa.

“Jerry è uno di quei chirurghi che urlano: urla se non sei d’accordo con lui, urla se lo contraddici, urla se stai lì con le mani in mano. Non fa quello che gli ospedali gli dicono di fare, fa quello che vuol fare lui, come gli pare, in ogni momento della giornata dice alla gente chi è e cos’è, perciò in lui non c’è nulla di segreto, le sue opinioni, le sue frustrazioni, i suoi impulsi, neanche il suo appetito o il suo odio. Nella sua sfera di volontà, è netto e intransigente. Non passa il tempo a rimpiangere ciò che ha fatto o non ha fatto o a trovare giustificazioni per quanto può essere odioso. Il messaggio è semplice: prendetemi come sono, non avete scelta. E questi sono due fratelli, figli degli stessi genitori: quello in cui si è eliminata l’aggressività, quello in cui la si è inculcata”.

Solo questo passo merita la lettura di tutto il romanzo di Philip Roth e, nel mio modesto parere di lettrice, Pastorale americana nel 1997 merita tutti i premi e riconoscimenti di cui è stato insignito, Premio Pulitzer in primis. Ci sono stati però dei momenti in cui mi fermavo su alcune pagine e sbottavo, così come Jerry si sfoga su Seymour.

Possibile che il personaggio principale, dopo tanta introspezione e riflessione e tormento interiore non riesca ad evolversi? Ad accettare il fatto che i sogni non sono indistruttibili? Che il mondo non è così perfetto come se l’era immaginato e costruito?

“Come penetrare nell’intimo della gente? Era una dote e una capacità che non possedeva. Non aveva, semplicemente, la combinazione di quella serratura. Prendeva per buono chi lanciava segnali di bontà. Prendeva per buono chi lanciava segnali di lealtà. Prendeva per intelligente chi lanciava segnali d’intelligenza. E fino a quel momento non era riuscito a vedere dentro sua figlia, non era riuscito a vedere dentro sua moglie: forse non aveva neppure cominciato a vedere dentro di sé”

In certi momenti, Philip Roth, è troppo descrittivo e si concentra in maniera che oserei dire ossessiva sui dettagli. Ma questo è il punto di forza e di debolezza dell’intero romanzo e, nell’articolata cornice di Pastorale Americana, gli stralci che ho scelto di condividere con te, risaltano di una chiarezza lampante. Esplodono all’interno di un mondo narrativo inquietante e molto, molto verosimile.

Anche per te è stata la stessa cosa?

Autore: Philip Roth
Titolo: Pastorale americana
Titolo originale: American Pastoral
Traduzione: Vincenzo Mantovani
Casa editrice: Einaudi Super Et
Anno di pubblicazione: Ristampa 2013
Pagine: 458
Prezzo: € 14

Photo credits: immagine in evidenza via Pixabay

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1 Comment

  • Reply Curriculum Del Lettore della consulente digitale Annette Palmieri 25 agosto 2017 at 13:15

    […] Adesso dovrei trovare un’ultima lettura, un ultimo libro che mi ha segnata ad oggi. Io penso di essere fatta di tutti i libri che ho letto e di tutti i personaggi che ho vissuto. Se dovessi proprio dare un colpo d’occhio alla mia libreria per vedere quali libri ho inserito nella mensola a me più vicina, sono quelli di Philip Roth. […]

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