Scrittura creativa

Pausa racconto: Lo sguardo di Eco

15 dicembre 2016
Pausa racconto: Lo sguardo di Eco, storia di paesaggi e linguaggi

Dice l’ottavo esercizio di scrittura tratto dal libro di Raymond Carver:

“Scrivete un bozzetto o un racconto in cui l’ambientazione abbia un ruolo determinante”.

Colta da un blocco creativo, ho avuto un attimo di panico ma poi mi sono detta che non è altro che un esercizio. Mi sono concentrata sul termine bozzetto e ho lasciato perdere la trama.

Oggi la Pausa racconto non è una storia ben definita, è più un insieme di immagini e sensazioni che emergono quando confronto i luoghi friulani con quel poco che ho visto di Toscana.

Una bozza e, in quanto tale, provvisoria come il titolo, Lo sguardo di Eco.

Fammi sapere come ti sembra e, buona lettura!

Pausa Racconto: Lo sguardo di Eco

Questa mattina Eco si è alzato presto. Il suo corpo è tornato da un viaggio, la sua mente spazia ancora in quei luoghi. Come al solito si piazza davanti alla finestra della cucina, sotto c’è il termosifone e si scalda un po’ le gambe mentre guarda fuori, sorseggiando il suo caffè.

“Mi manca già…” pensa

Si profila un’altra giornata incerta, di quelle dove l’atmosfera è composta per lo più da nebbia e pioggerellina sottile, qualche sprazzo di sole di tanto in tanto.

Casa sua è così diversa da quella di lei. A guardar i filari di vigne, che si stendono nei campi limitrofi, gli viene un senso d’angoscia.

I tronchi delle viti, rivestiti di una corteccia scura e irregolare, si dispongono compatti lungo il tracciato stabilito, ma emergono curvi e stanchi, non ci sono foglie. Si intrecciano fra loro, un po’ per sostegno un po’ per istinto di conservazione.

Lo sguardo di Eco (immagine via Pixabay)

immagine via Pixabay

I rami sembrano artigli contorti e minacciosi, non si capisce bene se si rivolgono a madre terra, gridandole con rabbia di lasciarli andare verso l’alto, o se si stanno solo preparando per sostenere il carico delle loro larghe foglie frastagliate e il peso dei loro figli, raccolti in grappoli d’uva. Se merli e altri parassiti saranno magnanimi, diventeranno vino. I migliori saranno nettare da degustare nelle occasioni speciali, decantati prima in larghi calici di vetro. I meno pregiati, forse, fluiranno in damigiane da osteria. I primi allieteranno il palato, i secondi confonderanno i sensi suggerendo parole biascicate ai loro compagni di sbronze. Questione di qualità.

“Qui sembra tutto così difficile e aspro, la natura ha un aspetto quasi maligno. Da lei, invece, appare così gentile e benevola…”

Lei, con le sue dolci colline, pareva uscita da un libro illustrato per bambini. Tutte le volte che l’aveva incontrata l’uva si mostrava orgogliosa al sole, in tutte le sue sfumature e gli ulivi, gli ulivi dalle foglie argentate ispiravano un reale senso di pace, di ricchezza semplice semplice che quasi non si notava la mano dell’uomo. Un equilibrio raro, tra arte e natura.

“Come sarebbe stato se le mie radici avessero attecchito là, da lei?” si domandò Eco, ripensando al terreno argilloso e al ripido pendio su cui il nonno ha coltivano olivi per oltre quarant’anni.

Un altro sguardo fuori dalla finestra.

Qualche gelso ancora resiste lungo i perimetri dei campi.  All’angoscia si sostituisce un sentimento in cui sfumano indistinte tristezza e malinconia.  Eco guarda i rami monchi e irti di rametti novelli, che faranno da casa a more e bachi da seta.

“Una volta di gelsi qui ce n’erano tanti. Le loro foglie piacevano molto ai bachi della seta…”

Un ricordo, un’informazione sentita da bambino e che ora si è fatta memoria. La seta. Eco non ricorda di aver mai indossato nulla di questo tessuto ma le more gli piacevano, così come gli piace pensare alla parlata di lei.

Eco sorride, pensando al linguaggio dolce e melodioso di lei. Così diverso dalla sua parlata brusca e dura. Per tutto il tempo trascorso con lei, lui ha sempre mantenuto il silenzio. Non si stanca mai di ascoltarla, perché la ama così come, in fondo, ama anche il luogo in cui è nato. Belli, in modo diverso.

Il caffè è finito. Uno sprazzo di sole, il paesaggio cambia assieme allo stato d’animo del suo osservatore. Eco accende il pc, crea un nuovo documento. Pagina bianca.

“E se provassi a imitarla? Forse mi mancherebbe di meno, perché la sentirei vicina a me…”

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4 Comments

  • Reply Marcello Trombetti 15 dicembre 2016 at 8:07

    Molto bello questo racconto che hai scritto. Spesso per scrivere un racconto noi abbiamo bisogno solo di un immagine e poi il resto viene da se

    • Reply Rita Fortunato 15 dicembre 2016 at 23:24

      Sono contenta che ti sia piaciuto, Marcello! Scriverlo è stato complicato, è difficile seguire una serie di immagini e cercar di dar loro un filo conduttore. Se l’hai apprezzato, allora vuol dire che c’è margine di miglioramento. 🙂

  • Reply #PausaRacconto: il rossetto rosso – paroleombra 5 gennaio 2017 at 7:43

    […] sì. L’ultima storia era intitolata Lo sguardo di Eco e apro il 2017 con l’esercizio di scrittura n° 9 che chiede di scrivere un racconto in cui […]

  • Reply #PausaRacconto: Viaggio in Abruzzo, dall’iguana alle stelle – paroleombra 12 gennaio 2017 at 8:33

    […] paesaggio che cambia, mondi che torneranno nei ricordi dello sguardo di Eco. Chiacchiere. Risate. Scontri, anche. Un viaggio che, nonostante tutto, scorre liscio con una […]

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