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Lettera allo scrittore: Ilaria Bo scrive a Eugenio Montale

13 dicembre 2016

Torna il mio turno di ospitare una Lettera allo scrittore. La scorsa volta è stata Ilaria Bo a farsi da portavoce di questo appuntamento epistolare parlando con Rainer Maria Rilke e, dato che la mittente se l’è cavata egregiamente torno ad ospitarla volentieri.

Il destinatario, uno dei poeti più grandi della Letteratura Italiana, Eugenio Montale, ma con una piccola riflessione su cosa è cambiato nelle Cinque Terre e a Monterosso mettendo l’accento su cosa vuol dire valorizzarne e preservarne le bellezze, tramite il turismo sostenibile.

Buona lettura! 🙂

P.S. A proposito, questa sarà l’ultima lettera dell’anno. Io e Bruna Athena ci prendiamo un momento di pausa per riprendere a gennaio. Se però hai qualcosa da scrivere a un autore o a un’autrice a te particolarmente cari, saremo più che felici di leggerti e ospitarti. 😊

Eugenio Montale (immagine via Wikipedia)

Eugenio Montale (via Wikipedia)

Caro Eugenio,
poterti scrivere questa lettera, parecchio tempo dopo averti incontrato sui libri di scuola, è per me un’occasione unica e inaspettata.

Chi l’avrebbe mai detto che, dopo aver studiato le tue poesie, e dopo aver persino svolto il tema di maturità su di te – poeta a confronto con Leopardi – mi sarei ritrovata a scriverti!

Devi sapere che ho sempre amato il tuo stile, così unico e particolare. Sono rimasta affascinata da quei versi che celavano qualcosa in cui io mi rispecchiavo. Ma l’ho capito dopo, da adulta, sebbene studiassi con zelo gli appunti della mia insegnante di Italiano che parlava di te o le tante pagine di letteratura a te dedicate, sui miei libri di scuola.

Voglio confessarti che la prima riscoperta delle tue poesie, dopo il periodo del liceo è avvenuta sei anni fa, quando, per caso, sono andata a rispolverare i miei testi di letteratura italiana e lì vi ho potuto scorgere un particolare che non era stato approfondito un granché al liceo, ma solo perché ci siamo concentrati su altri aspetti della tua poetica. E poi anche perché, diciamocelo, la mia professoressa di Italiano ci indirizzava a uno studio molto autonomo, tant’è che lei spiegava, ma lasciava a noi alunni il compito di approfondire sui testi le linee guida degli appunti. Chissà cosa ne penseresti tu di questo approccio, con la tua esperienza da grande letterato del ‘900!

Scusa la digressione, ma mi faceva piacere renderti partecipe di qualche piccolo evento della mia vita scolastica. Tornando invece al particolare di cui mi ero accorta sei anni fa, mi riferisco alle Cinque Terre e a Monterosso in particolare, la tua Monterosso, dove so che, sin dall’infanzia, trascorrevi le tue estati nella “casa delle due palme”, “la pagoda giallognola”. Non ci crederai ma mi sono quasi commossa nell’aver riscoperto questo particolare. Il motivo di questa mia commozione è dato dal fatto che anch’io, sono legatissima alle Cinque Terre, luoghi per me unici e dalla valenza emotiva molto forte.

Fino al 2005 questi borghi erano per me sconosciuti. Poi un giorno ho avuto la fortuna di poter scegliere di visitarli, incuriosita e affascinata dal loro nome: “Cinque Terre”. Non so perché, ma c’era qualcosa in quel nome che richiamava un non so che di familiare. E fu così, dopo la prima volta, che me ne innamorai letteralmente. Questo amore a prima vista per questi luoghi che tu descrivi, nelle poesie della tua raccolta Ossi di Seppia, come aspri e ostili all’uomo, sono diventati per me il simbolo di un luogo ideale, dalla bellezza che toglie il fiato, con le colline di ulivi e vigneti a picco sul mare, dove ritemprarsi dalla vita frenetica della città, ritrovare il ritmo delle cose quotidiane e, perché no, anche di antiche tradizioni che continuano a sopravvivere accanto alla modernità.

Sono cambiate parecchie cose sai, in questi luoghi che tanto hanno ispirato le tue prime liriche. Chissà oggi, cosa scriveresti sulle Cinque Terre… Il paesaggio è sempre meraviglioso, ma come ben sai, conservarne l’unicità è un lavoro duro e difficile. Ci vuole un grande amore per la propria terra e spesso bisogna combattere con gli aspetti negativi del progresso. Infatti credo, caro Eugenio, che questo sarebbe un tema di grande ispirazione per te, se tu fossi ancora tra noi.

Tu hai lasciato il segno a Monterosso e nei restanti quattro borghi liguri, così amati in tutto il mondo. Ogni anno milioni di turisti stranieri vengono a visitare le Cinque Terre, considerate, oltre che Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, tra i luoghi più belli al mondo. Sicuramente questo è un traguardo. E sono certa che lo apprezzeresti, considerando il periodo storico in cui hai vissuto: la guerra, che lascia distruzione di tutto, ma soprattutto nel cuore di quegli uomini, che invece vogliono una speranza per ricominciare.

Ecco, se vuoi, possiamo vederlo da questo punto di vista, l’enorme cambiamento delle Cinque Terre. Ma c’è un “però” su cui si va discutendo ormai da alcuni anni: il turismo sostenibile. Ti spiego brevemente di che si tratta, anche se credo che tu lo possa intuire: è un approccio al turismo caratterizzato da una duplice preoccupazione per il territorio in cui ci si reca. La prima riguarda l’ambiente in sé, che non deve essere danneggiato. La seconda riguarda più propriamente il rispetto delle tradizioni e della cultura locali, garantendo altresì il benessere della popolazione. Infatti talvolta succede che gli imprenditori utilizzino i ricavi del turismo solo per il proprio vantaggio, senza pensare a quello della popolazione locale.

Sono certa Eugenio, che tu sosterresti in pieno questo tipo di turismo. Perché la verità è che negli ultimi anni, purtroppo, i flussi dei turisti non sono stati gestiti esattamente secondo l’etica del turismo sostenibile. E questo ha suscitato, principalmente, la preoccupazione degli abitanti. Sono altrettanto certa che, interpellato o meno dalla comunità, saresti in grado con il tuo stile e il tuo linguaggio, di dare voce alla tua opinione in merito e anche di influenzare un eventuale cambiamento. Lo so che per te il poeta non deve ergersi a “poeta vate”, quindi come super partes o come qualcuno che ha maggiore voce in capitolo, ma piuttosto è un uomo comune che esprime, attraverso un linguaggio semplice e talvolta ermetico, ma assolutamente profondo, la realtà e quindi anche i disagi dell’esistenza umana.

Per questo tuo modo di essere poeta, per questa tua visione molto concreta delle cose, e quindi anche per la tua grande umiltà, nonostante i tuoi dubbi sul ruolo della poesia, hai tutta la mia ammirazione. E credo che se fossi ancora tra noi, daresti ancora un grandissimo contributo proprio a questi luoghi che, inizialmente senza esserne forse così consapevole, ti hanno permesso di diventare uno dei più grandi poeti del ‘900.

Grazie per quello che ci hai lasciato, perché ha un valore immenso.

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1 Comment

  • Reply Bruna Athena 13 dicembre 2016 at 12:55

    Cavolo, non ricordavo che Montale fosse più legato a Monterosso. È l’unico che ho visitato…bella lettera, mi è piaciuto un sacco il riferimento al turismo sostenibile.

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