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Lettera allo scrittore di Ilaria Bo a Rainer Maria Rilke

29 novembre 2016
Lettera allo Scrittore di Ilaria Bo a Rainer Maria Rilke

Durante il fine settimana ho preso l’abitudine di scattare la foto al libro che sto leggendo riportando poesie o qualche passaggio che mi ha colpito particolarmente.

Il tutto viene postato su Instagram, Facebook e Telegram. Tra queste condivisioni, quella che riporta una poesia di Rilke ha affascinato l’occhio attento di Ilaria Bo, fotografa e amica che ho potuto ospitare su questo blog, attraverso il suo Curriculum del lettore.

Visto che il mio turno per l’iniziativa Lettera allo scrittore, nata per volere di Bruna Athena, si avvicinava ho colto l’opportunità di coinvolgere Ilaria anche in questo progetto.

Ne è venuta fuori una missiva molto articolata, approfondita e, sarò banale, ma anche molto bella.

La parte che preferisco è il modo in cui la mia ospite si accosta Rainer. Ilaria riesce ad esprimere con grazia il ricordo della sua ammirazione per lo scrittore, studiato in gioventù e, allo stesso tempo, spiega fino a che punto abbia interiorizzato le parole del poeta riscoprendole più attuali di quanto possano sembrare a una lettura superficiale.

Vieni a leggere?

Rainer Maria Rilke (immagine via Wikipedia)

Caro Rainer,
non pensavo che ti avrei incontrato di nuovo sul mio cammino, così, dopo parecchi anni.

La prima volta è stata al liceo – in quinta liceo per la precisione – quando studiavo letteratura tedesca e ho avuto il piacere (oltre che il dovere) di conoscerti attraverso le tue poesie. Poesie che studiavo in lingua tedesca, ma che sono riuscita ad apprezzare ugualmente. Per non parlare poi del fatto che, il giorno della maturità, avendo deciso di portare come materia orale, proprio tedesco, mi è anche stata chiesta una tua poesia da commentare.

Ma è stato proprio pochi giorni fa che ho avuto il piacere di imbattermi in una tua poesia. E visto che ho questa occasione, vorrei anche soffermarmi sul come ti sei ripresentato sul mio percorso.

Vedi, oggi nel XXI secolo siamo soliti utilizzare molto la tecnologia, anche per leggere. Pertanto uniamo la tradizione alla modernità e facciamo uso di un potente mezzo, chiamato internet, che ci consente di trovare informazioni di qualsiasi tipo all’istante e altrettanto istantaneamente, possiamo comunicare tra noi, seppur lontani migliaia di chilometri, praticamente da una parte all’altra del globo. Oltre a internet, sono stati inventati i social network, che sono degli strumenti altrettanto tecnologici che permettono una condivisione a distanza ancora maggiore tra persone, e funzionano proprio grazie a internet.

Ormai ne sono nati molti negli ultimi anni, ognuno con le sue peculiarità e anch’io li utilizzo, cercando sempre di creare il massimo valore per me e per gli altri. Perché dovrebbe essere lo scopo di questi strumenti, anche se talvolta non è così purtroppo. E chissà se tu fossi qui a vedere, o potessi vivere in questo periodo della storia, come ti approcceresti a questo tipo di realtà…

Tornando a come ho riscoperto la tua poesia, dicevo, che è successo proprio grazie a uno di questi social network (letteralmente rete sociale) dedicato alle foto istantanee, spesso corredate da riferimenti alla foto stessa. Non è da molto che utilizzo questo social network – Instagram – , sebbene sia in voga già da parecchi anni, ma devo confessarti che mi piace molto, anche in virtù del fatto che io amo la fotografia. E sapessi com’è cambiata anche quella, dai tempi in cui hai vissuto tu! E’ tutto molto più veloce e pratico di un tempo.

Scusami per l’ulteriore digressione, ma ci tengo che tu comprenda il periodo storico in cui sto vivendo e che nonostante il progresso sia in continuo divenire, certe cose lasciano un segno per sempre, come la letteratura, la storia, le poesie dei secoli precedenti.

Insomma, mentre navigavo su Instagram – questo è il nome del social network e navigare è il termine che viene metaforicamente usato per indicare la ricerca di notizie, fatti o foto appunto su internet – ho letto un post – che è niente di meno che un piccolo scritto, una memoria, un pensiero sottoforma di “appunto”; tant’è che post è proprio un foglietto che si appiccica da qualche parte come promemoria – della mia amica Rita Fortunato, scrittrice dei tempi moderni, anche lei appassionata come me di letteratura e poesia, che riportava questi tuoi bellissimi versi, “Il Poeta”:

Ora che batti, da me t’allontani.
Apri in me piaghe con la tua ala.
Ma che farò io di questa mia bocca?
O del mio giorno? Della mia notte?
Io non ho amata, non ho dimora,
non ho, per vivere, un luogo certo.
Ed ogni cosa a cui mi dono
diventa ricca e mi spende.

E’ una poesia che non ho avuto modo di analizzare al liceo, ma che mi ha immediatamente conquistata per la semplicità dei suoi versi e allo stesso tempo, in particolare, per la profondità del significato che trasmette.

A dirla tutta, caro Rainer, mi ci sono proprio ritrovata in questi versi. Sebbene tu sia stato e sia ancora, uno dei poeti e scrittori più importanti della letteratura tedesca contemporanea, mentre io un’aspirante scrittrice di quest’epoca moderna, sento, alla luce di questi versi, di avere molto in comune con te, soprattutto per quanto riguarda questa percezione nostalgica e malinconica della vita, che io stessa mi sono resa conto di avere. Ritrovo anche quell’inquietudine tipica di chi è sempre alla ricerca di qualcosa, e che si nutre proprio di questo processo.

Rileggendo la tua biografia, emerge anche una sorta di ribellione agli schemi educativi del tempo. Credo che, come spesso succede, a prescindere dall’epoca in cui si vive, i genitori ripongano in noi aspettative che tentano di plasmarci a loro immagine e somiglianza. Ma poi il tentativo di distaccarci completamente da questi schemi, prima o poi arriva. E tu me ne dai ulteriore conferma. Ti volevano militare dell’esercito e invece sei diventato uno dei poeti più famosi nel mondo della letteratura contemporanea.

Quando le nostre attitudini scalpitano dentro di noi, non c’è niente da fare, prima o poi devono esprimersi a tutti i costi e succede che poi diventiamo come un fiume in piena.

Nessuno può fermarci. Così è stato per te – e per molti altri famosi poeti, scrittori e artisti. Hai deciso di farti plasmare, non più dalla famiglia, ma solo da te stesso, facendoti inondare dalle arti figurative, dai viaggi, dagli incontri con scrittori famosi come Lev Tolstoj e anche dal teatro. Sei un esempio da seguire, per me e per molti altri giovani che, in quest’epoca così moderna e tecnologica, ma anche piena di contraddizioni, stanno cercando la loro strada.

E’ proprio grazie a questo incontro con te, che so di potercela fare a realizzare i miei sogni, a seguire le mie passioni, sfruttando proprio quell’inquietudine interiore che abbiamo dentro, ma che può essere sublimata e condurre a risultati straordinari.

Grazie a te, voglio e posso crederci!

Ilaria Bo

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1 Comment

  • Reply #LetteraAlloScrittore: Ilaria Bo scrive a Eugenio Montale – paroleombra 13 dicembre 2016 at 7:35

    […] scorsa volta è stata Ilaria Bo a farsi da portavoce di questo appuntamento epistolare parlando con Rainer Maria Rilke e, dato che la mittente se l’è cavata egregiamente torno ad ospitarla […]

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