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Valore o autostima? Come si distinguono (o misurano)

14 Novembre 2016
Valore o autostima? Come si distinguono (o misurano)

Mi sono spesso chiesta in base a cosa si misura il valore di una persona e se autostima e fiducia nelle proprie capacità siano o no sinonimi.

Oggi ho provato a rispondere a questi quesiti e, anche se non ti chiami Arianna, mi faresti la cortesia di tener sotto controllo il filo conduttore di questo post? Non voglio rischiare di perdermi nella labirintica riflessione di oggi.

Prometto che non ti abbandonerò su un’isola.

Valore, autostima o fiducia nelle proprie capacità? La differenza

Misurare, contare, stimare sono tutti verbi che rimandano al campo dell’economia dove l’analisi, le statistiche e i dati raccolti concorrono a rendere certo l’incerto e si usano anche quando si cerca di capire il valore percepito e l’autostima delle persone che incontriamo durante il nostro percorso di vita.

In economia si parla di domanda e offerta, di indagine e ricerca di mercato mentre in campo umanistico le stesse azioni si addentrano nel mondo delle emozioni, dei valori etici e del grado di empatia e comprensione che riusciamo ad instaurare con l’altro. Se si incontrano al momento giusto si ha il prodotto materiale e pratico da una parte e, dall’altra, ci si forma una propria cultura di fondo interiorizzando una storia che valga la pena di essere (rac)contata. In entrambi i casi, si parte da un dubbio e dal contesto in cui esso nasce.

All’università ho provato l’ebbrezza della collaborazione studentesca in biblioteca, polo umanistico. A me e al mio collega fu affidato il compito di creare gli spazi per i libri da acquisire, facendo attenzione a non sballare il sistema di classificazione.

Io cercavo di concludere la specialistica in Lettere e lui era vicino alla laurea in Economia. Non potevamo essere più diversi eppure questo non ci ha impedito di parlare di ogni argomento spaziando dalla letteratura alla politica, dall’economia al cibo.

Passavamo il tempo a spostare libri, a sfogliarli, a confrontarci e, dato che le librerie erano mobili, uscivamo da un corridoio all’altro facendo finta di essere come Indiana Jones. Non avevamo cappelli da recuperare ma, al limite, si riponeva l’ultimo libro sull’ultima scansia all’ultimo momento. Molto seri, davvero.

Un giorno gli ho domandato se c’era differenza tra autostima e fiducia nelle proprie capacità. Ricordo che è rimasto un po’ perplesso, però anche per lui si trattava di due cose diverse.

L’autostima è un valore che l’individuo si attribuisce da solo mentre la fiducia nelle proprie capacità aumenta o diminuisce in base alle relazioni sociali, alle persone che incontriamo e a come le percepiamo. Ma quando si incontrano persone che passano il tempo a sminuire gli altri? Cosa accade?

Il labirinto delle relazioni sociali, le vie d'uscita

immagine via Pixabay

 

L’autostima, fiducia nelle proprie capacità e relazioni sociali: l’uscita dal labirinto

Non esistono persone giuste e persone sbagliate per misurare correttamente autostima e fiducia in sé stessi. Le relazioni sociali, la nostra esistenza e il nostro stare al mondo sono come i cunicoli di un labirinto e le persone che individuano una via d’uscita, un compromesso tra quello che sono e il modo in cui vengono percepite sono quelle che, sostanzialmente, non si arrendono né si fanno fagocitare dalle paure personali e altrui. È il nostro orientarci nelle relazioni sociali a determinarci come individui competenti per gli altri rimanendo, allo stesso tempo, fedeli a noi stessi e con la giusta autostima.

Se avessi seguito la parte più stronza di me, quella che mi diceva (e dice ancora) che in fondo non avevo nulla di interessante da dire non avrei aperto questo blog e non avrei imparato ad apprezzare le mie qualità o competenze attraverso i #CurriculumDelLettore.

Ripensando anche agli incontri di #PordenoneLegge mi è venuta in mente un’affermazione di Simona Vinci, vincitrice del premio Campiello, dove ha dichiarato con estrema naturalezza e semplicità che la stesura de La prima verità è stato il punto di partenza per comprendere sé stessa attraverso la comprensione degli altri.

In ogni cosa che facciamo, se la facciamo con il cuore e la testa, non solo capiamo e misuriamo noi stessi ma abbiamo il necessario per valutare oggettivamente anche la qualità e il valore delle relazioni sociali che abbiamo instaurato man mano. Lo spirito critico e l’umiltà si allenano imparando ad accettare sia le critiche negative sia quelle positive, la difficoltà sta nel saper essere sinceri e onesti. È facile prendere le distanze da chi non entra nella nostra sfera d’interesse ma è molto più complesso quando la nostra visione di noi e del nostro valore si relaziona a persone che per noi sono importanti, per questioni di stima o legami affettivi. In questi casi è come se subentrasse un meccanismo di dipendenza che va ad annullare o abbassare il livello di autostima rendendoci succubi dell’altro.

Tengo ben presente questo pensiero ( e questi rischi) anche quando mi preoccupo di scrivere l’introduzione ai #CurriculumDelLettore dei miei ospiti. In alcuni sono più oggettiva, in altri mi sento più emotivamente coinvolta. Di solito vado a naso, a sensazioni e imparo a costruire quell’autostima e quella fiducia in me stessa necessarie per ospitare come si deve la persona con la quale sono entrata in contatto.

Non sempre è facile presentare una persona conosciuta sul web perché la percezione che si ha di esse può apparire sfalsata e questo è uno dei motivi che mi porta a far leggere ai miei ospiti, in anteprima, ciò che scrivo di e per loro. Mi piace capire se le due visioni, esterna e personale, combaciano.

Così ho fatto con Lisa Bortolotti. Pensavo di andar sul sicuro, perché ho letto il suo #CurriculumDelLettore tutto d’un fiato e perché mi sentivo forte del fatto che l’avevo conosciuta di persona. Insomma, avevo diversi dati in positivo per misurare il suo valore ma, dall’altra parte, lei aveva altrettanti dati in negativo che andavano a pesare sulla sua autostima.

Alla fine abbiamo trovato un filo conduttore per uscire dal labirinto di quelle relazioni sociali che ci hanno fatto conoscere anche quelle persone che preferiscono darti in pasto al Minotauro piuttosto che aiutarti a tirar fuori la parte migliore di te. Un filo che si salda e si intreccia alla curiosità, alla voglia di ascoltare e di confrontarsi con l’altro, il diverso, l’ignoto e al coraggio di porsi dei dubbi.

Saper aprirsi al confronto genera un valore il cui uso, di conseguenza, determina le capacità e l’autostima sulle quali fare affidamento in futuro, quando si incontrano ostacoli e depistatori vari ed eventuali.

Io mi oriento così ma, dato che il mio senso dell’orientamento è opinabile, mi lasci un commento indicatore al post?

Così, giusto per vedere a che altezza del labirinto mi trovi! 😛

Photo Credits: immagine in evidenza via Pixabay

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1 Comment

  • Reply Federica Segalini, copywriter 14 Novembre 2016 at 13:20

    Grazie Rita per questo post! Saper scegliere in modo consapevole è sempre importante, a maggior ragione in questo labirinto occorre saper scegliere con chi camminare e quale parte di noi far uscire. Un po’ dipende da noi, e un po’ dipende dal tipo di relazioni che costruiamo, è un lavoro continuo di osservazioni, critica e autocritica, tentativi e conferme – o marcia indietro – e crescita consapevole verso la direzione e i vari obiettivi che ci siamo prefissati. In questo modo il filo rimane nelle nostre mani 🙂

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