#DigitalkRadio Guest Post

#DigiTalkRadio di Rocco Iannalfo: papà d’oro e marketer degli psicologi

8 novembre 2016
#DigiTalkRadio di Rocco Iannalfo: marketer degli psicologi e papà d'oro

Due settimane fa, a raccontarsi attraverso quell’arte universale che è la musica è stata Maria Grazia Tecchia. Mi sono divertita a leggere e ad ascoltare le tracce e i ricordi confluiti nell’appuntamento #DigiTalkRadio, ospitate dalla mia socia dal #bassottoprofilo, Valentina Baldon.

Tuttavia, ora tocca a me ospitare la colonna sonora di un digitalker e, per questo, ben volentieri torno ad ospitare Rocco Iannalfo il quale, dopo aver condiviso una playlist per Irene e per tutte le donne, non poteva assolutamente mancare.

Oggi, quindi, si accende la radio del marketer degli psicologi e papà d’oro!

Buon ascolto!

#DigiTalkRadio di Rocco Iannalfo: dallo Zecchino d’oro ai grandi classici italiani e stranieri

Ciao, sono Rocco Iannalfo ed oggi mi racconto in musica, attraverso la playlist della mia vita.

A differenza della lettura, di cui vi ho già parlato nel mio curriculum del lettore, ho iniziato tardi ad appassionarmi a qualche tipo di musica che non fosse quella dei cartoni animati o dello Zecchino d’Oro.

E di quel periodo in particolare ricordo la sigla di Daitan III, che la dice tutta sui miei gusti musicali!

Poi in fase preadolescenziale ho iniziato ad ascoltare ciò che trovavo in giro, tra casa, radio e amici. In particolare la radio era una cara compagna, con le chiacchierate dei deejay e la possibilità di scoprire nuove melodie.

In quel periodo mi ricordo che eravamo in fissa per gli 883, ed in particolare mi era piaciuta la canzone Gli anni, che poi a pensarci bene non avevo nulla di cui essere nostalgico a quell’età!

Un altro gruppo che mi piaceva erano i Litfiba, col loro med-rock onirico, nostrano ed esotico al tempo stesso. La mia traccia preferita era Il mio corpo che cambia.

Nell’adolescenza ho poi spaziato tra miriadi di generi passando dal rock, in assoluto il mio preferito, al reggae, al rap, al pop. Non ho disdegnato la musica classica, che continuo ad amare.

Un posto di rilievo nella mia crescita umana e musicale l’hanno avuto i Nirvana, con ovviamente Smells Like Teen Spirit.

Vasco Rossi e Ligabue sono stati i cantanti italiani che prediligevo in quel periodo,  ascoltavo con piacere Canzone e Non è tempo per noi. Tracce che ho inserito in playlist  con due versioni live, in memoria dei concerti in cui ci ostinavamo a lottare per una zolla di parterre!

Poi c’erano i Green Day, compagni delle mattinate senza scuola e testimoni di una promessa fatta sulle note di Going to Pasalaqua.

Dal reggae ho apprezzato il maestro Bob Marley, con la sua musica libera che scaldava le ossa e l’animo al pari del sole della sua Jamaica. Di lui vi consiglio di ascoltare Redemption Song.

Il rap non l’ho mai amato fino in fondo, ma ho gradito la contaminazione rockettara dell’album degli Articolo 31 che conteneva Non è un film.

#DigiTalkRadio di Rocco Iannalfo

immagine via Pixabay

Un altro genere che non mancava mai per la sua “valenza sociale” era la musica da discoteca: ricordo ancora le varie compilation di Hit Mania Dance sparate a pieno volume alle feste o nelle auto. Una delle canzoni che mi piaceva di più era Another chance di Roger Sanchez.

In seguito, ho iniziato a scavare nel passato, nostalgico di tempi mai vissuti: le perle erano Wish You Were Here dei Pink Floyd e The Show Must Go On dei Queen.

I R.E.M di Michael Stipe e i Cranberries di Dolores ‘O Riordan meritano una menzione speciale. Gli Smashing Pumpkins e i Placebo erano onnipresenti nelle playlist!

Citare tutti i gruppi e cantanti che ho amato è una cosa ardua, ma non posso fare a meno di menzionare i Foo Fighters, nati da un “pezzo” dei cari Nirvana, e le Hole.

Crescendo i miei gusti sono rimasti quasi immutati, ho approfondito la conoscenza dei gruppi che ho imparato ad amare gradualmente, ho inoltre scoperto ed assaporato tutte le novità, ma resto ancorato al passato.

I cantanti italiani che ascolto più di frequente sono Vinicio Capossela e Max Gazzè, mentre nella musica internazionale vado a scoprire i vari mostri sacri: gente perlopiù morta, come Jonny Cash, Elvis Presley, i Beatles

Probabilmente appena saranno finiti i poeti estinti (il cui club cresce continuamente con Amy Winehouse, David Bowie, e altri pezzi d’animo) ricomincerò ad ascoltare artisti “live”!

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: