Tema libero

Comunicazione, cultura o informazione? Sfumature d’ignoranza

7 novembre 2016

La cultura e l’informazione non sono la stessa cosa.

È su questo assunto fondamentale che baso il mio post riflessione di oggi, perché è anche su questa distinzione che si dovrebbe ragionare, se si vuole comunicare in modo professionale.

Questo lunedì affronto dei temi che mi appassionano e che, attraverso questo spazio web, sto imparando a padroneggiare, pur con alcune sfumature d’ignoranza.

Cominciamo?

La cultura, per come la vedo io (e il vocabolario)

È dai tempi di Letteratura: di cosa stiamo parlando? che non tiro fuori uno dei miei migliori amici e libri preferiti, il vocabolario! In questo momento mi serve più che mai e quindi, ecco qua la prima definizione, accreditata Zanichelli, di cultura:

“Complesso di cognizioni, tradizioni, procedimenti tecnici, tipi di comportamento e simili, trasmessi e usati sistematicamente, caratteristico di un dato gruppo sociale, di un popolo, di un gruppo di popoli o di un’intera umanità”.

In tempi diversi e, per motivi che ancora non mi riesce di comprendere, mi è stato detto che sono una persona colta.

Il problema è che non mi sono mai sentita tale fino a quando non ho risolto quella che potrebbe essere considerata una sindrome dell’impostore scoprendo Socrate. Il filosofo greco che seppe sempre di non sapere, al quale, secondo Platone, venne attribuita l’arte della maieutica e che fu condannato per essere stato un libero pensatore.

Perché tiro in ballo Socrate? Perché è così che mi viene da reagire quando vengo tirata in ballo in discussioni legate ai temi della comunicazione su web e social. Sono argomenti che non mi competono ma dei quali, volente o nolente, mi occupo.

Per correttezza mi affido a un sistema culturale ben radicato nel mio percorso scolastico ed educativo, prima mi informo e poi parlo. Oppure, individuo chi ne sa ed è disposto a spiegare o sciogliere eventuali dubbi.

Oltre a leggere libri, mi sforzo di leggere le persone ricostruendo un quadro culturale che mi sembra di ignorare o che tendo a dare per scontato.

Insomma, rielaboro quelle che all’inizio sono una massa indistinta di nozioni e informazioni e, se sono valide, le conservo e le trasmetto come posso e in base agli strumenti che ho a disposizione. Secondo me, è questo che Socrate faceva con l’arte della maieutica. Insegnava a ragionare sulle cose e ad andar oltre il mero deposito di informazioni.

Non è un procedimento facile e io non sono Socrate, ma è questa la strada che mi interessa seguire.

Dove sono le mie sfumature d’ignoranza in tutto questo?

Pensare che tutti sentano la voglia e l’impegno di seguire questo percorso dando un senso a competenze e preparazione, individuando le opportunità di crescita personale e ricordando sempre che la cultura non è memorizzazione meccanica di nozioni o mera ricezione di un’informazione, ma assorbimento di quell’insieme complesso di cognizioni e comportamenti che l’hanno generata.

Il risultato di questo mio convincimento è che quando mi trovo di fronte a situazioni particolari, dal commentare il post scritto da un blogger stimato e preparato al mantenere sotto controllo un’espressione di disgusto a una battuta razzista, vado in corto circuito.

Non riesco ad afferrare determinati meccanismi che, peraltro, sono essi stessi la faccia della medaglia di una stessa cultura. Meccanismi che mostrano il lato oscuro della cultura e che si attivano quando informazione e ignoranza si uniscono, senza il consenso dello spirito critico.

Informazione e ignoranza: il lato oscuro della cultura

immagine via Pixabay

Il lato oscuro della cultura: informazione e ignoranza

“Si dice informazione un qualsiasi dato o elemento che permette di venire a conoscenza di un fatto o una situazione; in accezione più generale, il termine indica l’intero sistema di comunicazione con cui l’opinione pubblica viene messa a conoscenza di quel che accade. Un’informazione su persone e avvenimenti specifici, data direttamente dalle persone coinvolte o indirettamente da un mezzo di comunicazione di massa si definisce invece notizia”.

“L’ignoranza è la condizione di chi non sa, non conosce, non ha avuto notizia di determinati fatti e/o avvenimenti”.

La scorsa settimana ci sono stati due episodi separati e avvenuti in due realtà differenti che mi hanno indotta a riportare subito le definizioni di informazione e ignoranza.

Al momento lavoro in un’edicola. Ho a che fare con un’ampia tipologia di persone, molto più variegate dei lettori incontrati quando ho lavorato in libreria e non sempre sono molto brava a mantenere un certo self control, ma ci provo. Tuttavia, è stata dura quando ho dovuto interagire con un cliente il quale, pensando di essere spiritoso, ha dichiarato che non era passato prima perché c’erano delle scimmie in coda e che non voleva prendersi malattie.

Dentro di me, la paralisi, il ricordo di una notizia nella quale ci ha rimesso una vita umana e l’impulso di buttar fuori “lo spiritoso” senza servirlo. Il mio ruolo però non mi consentiva di fare nessuna di queste cose e mi sono limitata a dire che non ci si rivolge così a delle persone.

A mente fredda e parlando con chi ha una buona cultura e spirito critico ho poi realizzato che si sta tornando indietro, in una fase in cui l’informazione e la notizia, invece di generare cultura e far riflettere giustificano il persistere di pregiudizi che non possono essere tacitate come mere manifestazioni d’ignoranza. Perché, in questo caso, il cliente sapeva ma ha usato malissimo l’informazione in base a una cultura oscura e pericolosa.

Il secondo episodio riguarda una discussione online avvenuta riguardo a un post di Riccardo Esposito nel quale si domanda se il blog sia ancora uno strumento valido per guadagnare online.

Preciso subito che Riccardo possiede, per me ma anche per i colleghi che hanno criticato il suo ultimo scritto, un’ottima cultura per quanto riguarda il blogging e il mondo del digitale.

Quando ho iniziato a curare questo luogo virtuale, Keep Calm and Write e Fare blogging sono dei libri che ho letto con estrema curiosità e voglia d’imparare. Mi manca ancora Etno blogging per tribù digitali ma ci arrivo, con la calmetta, ma ci arrivo.

Fatta questa precisazione e, ripensando al percorso personale che ho intrapreso con ParoleOmbra, ho però avuto la percezione che le argomentazioni del fondatore di My Social Web fossero state esposte in modo un po’ superficiale.

Andando a confrontare la fonte di base e ascoltando le considerazioni altrui ho poi scoperto che non solo determinati dati sono stati estrapolati dal loro contesto e inseriti in un altro discorso ma che la fonte stessa era attendibile fino ad un certo punto, perché l’analisi è stata eseguita su parte di un mondo digitale ancora selvaggio e in fase di definizione.

Se dovessi esprimere un parere sull’informazione rielaborata e fornita da Riccardo Esposito, metterei da parte l’aggettivo superficiale e la definirei, tutt’al più, incompleta. Ha semplicemente fatto il suo lavoro, cercando delle informazioni e mettendole per iscritto in base alla sua personale visione delle cose.

La sensazione d’incompletezza che ne ho ricavato, secondo me, ha origine nell’utilizzo dell’avverbio attentamente nella prima brevissima frase di apertura al post. Se non l’avesse scritto l’intero testo non sarebbe stato percepito come una presa di posizione su un determinato argomento e non sarebbe stato letto con particolare spirito critico da chi lo segue, professionisti e non.

Un po’ più complesse e contrastanti sono state le mie reazioni emotive riguardo alle battute finali dove determinate tecniche di guadagno – spiegate da Sara Daniele in Come guadagnare con un blog – vengono considerate una scorciatoia per incassare senza fare troppa fatica.

Che si debba lavorare sodo anche solo per gestire un blog l’avevo capito ma quella che, sul finale, mi è parsa una specie di ramanzina non mi è piaciuta.

Ora come ora, il mio blog non monetizza e sto lavorando perché questo avvenga tramite le recensioni di libri (e quindi di prodotti) con le tecniche di affiliazione ad Amazon, nel raccontare eventi e nell’imparare a comunicare le mie esperienze con un minimo di SEO (con la quale ho un rapporto ancora molto conflittuale).

Sto sperimentando e non perché il mio obiettivo principale sia di prendere quattro spiccioli, tanto per rinnovare il dominio di questo mio personale spazio online ma perché, una volta raggiunto e stabilizzato questo step, avrò quei dati concreti e quelle competenze tecniche che mi permetteranno di fare ciò che Riccardo raccomanda e chiama Lead Generation, ovvero la capacità di attrarre e acquisire nuovi clienti.

In questo caso, più che di lato oscuro della cultura, si parla di un’informazione parziale e che tiene conto solo in parte di alcune sfumature d’ignoranza. Un post si può sempre aggiornare ma c’è comunque il rischio che esso, a lungo andare, favorisca vere e proprie voragini culturali controproducenti per chi si affaccia nel mondo della comunicazione digitale.

E tu, che ne pensi?

Photo Credits: immagine in evidenza via Pixabay

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5 Comments

  • Reply ricettedacoinquiline 7 novembre 2016 at 13:47

    Che – purtroppo – hai moltissima ragione.

  • Reply Julie & Julia: un film su blogging, editoria, cucina e determinazione – paroleombra 22 gennaio 2017 at 19:20

    […] è molto personale segue l’idea originale che ha portato alla nascita del blog come forma di comunicazione, quando non era altro che un diario […]

  • Reply Professionale o professionista: c’è una differenza? – paroleombra 6 febbraio 2017 at 22:33

    […] quando si confronta con altri professionisti pensando che basti utilizzare un italiano corretto per comunicare un […]

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