Scrittura creativa

Pausa racconto: E il premio Nobel per la letteratura va a…

20 ottobre 2016
#PausaRacconto: E il premio Nobel per la letteratura va a...

Secondo esercizio tratto dalla lista carveriana, se ti sei perso il primo (che poi sarebbe il secondo) clicca su Tina, Laia e la casetta di bambù.

Oggi la traccia dice:

“Provate a scrivere un racconto in cui due persone litigano”

Sono stata un po’ pigra e mi sono limitata a scrivere qualcosa sulle persone che litigano sui social. Nel mezzo qualche ricordo personale. Forse la Lettera Allo Scrittore James Joyce mi ha un po’ influenzata nel buttar giù questa strana prosa.

Ad ogni modo, buona lettura (e buon ascolto) della Pausa racconto di oggi. :*

Pausa Racconto: il premio Nobel per la letteratura va a Bob Dylan?

“Bob Dylan? Il premio Nobel per la letteratura a un musicista? A BOB DYLAN?”

Mentre scorro la home di Facebook spuntano, come fiorellini, status di persone che litigano, articoli di giornale, voci di scrittori che non capiscono perché siano stati surclassati da un musicista. Un mero scrittore di canzoni. Vedo il litigio e vedo un’umanità curiosa, che si lascia andare alle polemiche che scaturiscono da ogni pensiero e si stendono ogni volta che gli eventi prendono una piega non desiderata, apparentemente. Un litigio continuo contro cosa, poi?

E io leggo anche di quelli che lo difendono e raccontano di quanto sia antica la storia della poesia, della canzone. Penso alla metrica, mi scopro a canticchiare Mr Tambourine Man e a vedere qualche spezzone di un film dove un’insegnante, con dei fogli in mano, racconta ai suoi studenti di scrittura creativa ciò che le parole di Dylan volevano dire. Era qualcosa di legato al mondo della droga, alla paura di non sapere chi si è e dove si vuole andare. Mani tremanti, mani che scrivono, mani che cercano di dare un senso alla vita e alle esistenze.

Hey! Mister Tambourine Man, suonami una canzone
Non ho sonno e non c’è nessun posto dove andare.
Hey Mister Tambourine Man, suonami una canzone
Nel mattino tintinnante, ti seguirò.

“Com’è possibile che un uomo che non abbia mai scritto un libro sia stato insignito del premio nobel per la Letteratura? Ma stiamo scherzando? Ma quanto stupida è la gente?”.
“Ha rivoluzionato la poesia!” ribattono altri.

Il litigio sui social. L’eterno, continuo litigio sui social. E mi sento un po’ come Mr Tambourine Man. Non so su quale bacheca andare. Mi fermo solo su quelle che condividono le sue canzoni. E ascolto. E ricordo quelle mattine di sole, a casa. Quando i miei mettevano sul giradischi un vinile di questo cantautore e partivano le note e la voce malinconica.

“Mamma, ancora Bob Dylan? Ma perché ti piace tanto questa lagna?”

Così pensavo di lui quando scorrevano le tracce che hanno fissato la sua voce strascicata, un po’ monotona. Non è che non mi piacesse ma, perché mettere su un disco così triste in un giorno di sole? Mi sembrava fosse più adatto per i giorni di pioggia, di quelli in cui osservi fuori dalla finestra e ti lasci andare al pianto. Magari di un amore non corrisposto o pensando alle notizie che giungono dal mondo. Dove la gente si odia, si combatte, si disprezza o si sopravvaluta. Senza sapere che la risposta alle loro domande è nel vento.

Sì, forse Blowin’in the wind è bella proprio per le domande che tutti si pongono, anche i lettori. Ma che non si trovano, perché soffiano nel vento:

Quante volte un uomo deve guardare verso l’alto
prima che riesca a vedere il cielo?
Sì, e quante orecchie deve avere un uomo
prima che possa sentire la gente piangere?
E quante morti ci vorranno perché egli sappia che troppe persone sono morte?
La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento.

“Lui non ha scritto, lui non fa letteratura! Perché dare a un musicista il premio Nobel per la letteratura?”

Ancora con questo litigio. E viene pure da scrittori di alto livello. Mi scappa un sorrisetto e mi verrebbe da rispondere come i versi della canzone. Quasi quasi entro anch’io nella polemica, ma non mi va.

Alla radio, puntata fissa su Radio Virgin, chiedono agli ascoltatori com’è vedere dal vero e da vicino un personaggio del mondo della musica e dello spettacolo. Qualcuno dice che è rimasto male quando han visto salire Bob Dylan sul palco senza dire una parola. Nemmeno un cenno al premio conferitogli. Niente.

Lui si racconta attraverso le sue canzoni. È timido, è schivo, è riservato. È un artista che ha rischiato di non poter scrivere più. Ebbe un incidente, mi par di ricordare. Ma ha continuato a scrivere. La letteratura è arte o non lo è? E che cos’è l’arte?

Un altro ricordo ancora, l’ultimo. Mio padre si accosta al giradischi e mette su il vinile del malinconico cantautore. Sì perché un cantautore non è solo un musicista. È uno che scrive. Sono pochi ora a comporre da sé le loro canzoni, a dar loro un senso più ampio di un motivetto orecchiabile. Mio padre sta facendo uno dei suoi soliti travasi su cassetta, per ascoltare non solo a casa ma anche in macchina. In viaggio, in movimento. Sento un giro di chitarra, arriva un coro poi lui:

“Mama take this badge off of me
I can’t use it anymore.
It’s gettin’ dark, too dark for me to see
I feel like I’m knockin’ on heaven’s door”.

“Papà, ma questa non è una canzone dei Guns N’ Roses?”

Lui ascolta attento, la cicca all’angolo della bocca, la mano a girar leggermente le manopole dello stereo.

“No. Knockin’ on Heaven’s Door è di Bob Dylan”.

Rimango male per questa scoperta. Mi limito ad ascoltare. In certi punti la musica giunge gracchiante. Come se ci fossero delle interferenze. Non capisco mica le parole. Mi piace il suono, mi piace sentire come la voce e il coro mi si insinuano nella testa e nel cuore. Sembra che ci siano dei vuoti tra una parola e l’altra, delle assenze di sonorità che fanno udir ancor più nitidamente questo bussare alle porte del Paradiso. O del cielo? C’è una differenza?

“Questa versione è più bella. Mi piace di più!”

“L’originale è sempre meglio!”

Litigano ancora sui social per il premio Nobel? Boh, a me non mi interessa.

Mi fermo e ascolto bussare alle porte del cielo.

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5 Comments

  • Reply ricettedacoinquiline 21 ottobre 2016 at 9:04

    Si, hanno litigato per più di 24 ore. Ma a Baricco gliel’abbiamo fatta passare nera noi a Napoli! Io volevo perfino comprarmi lì un cd di Bob e farglielo autografare 😉

  • Reply #PausaRacconto: storia di Filippetti, De Impicciotti e di un draghetto – paroleombra 3 novembre 2016 at 7:31

    […] Difficile, molto difficile. Ancora più difficile delle tracce che mi hanno portata a scrivere Tina, Laia, Elise e la casetta di bambù ed E il premio Nobel per la letteratura va a… […]

  • Reply "Sconfini", la mostra di Lorenzo Mattotti a Villa Manin - Emotionally 4 novembre 2016 at 7:53

    […] Ho avuto un tuffo al cuore quando sono arrivata ai disegni con i quali Mattotti ha reinterpretato “A Hard Rain’s A-Gonna Fall” di Bob Dylan, il cantautore insignito di recente del Premio Nobel per la Letteratura e al quale io stessa ho dedicato un piccolo racconto sul mio blog. […]

  • Reply #PausaRacconto: Comunicare con le stelle non è niente di speciale – paroleombra 10 novembre 2016 at 9:54

    […] E il premio Nobel per la letteratura va a… […]

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