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Personal Branding: Petrarca insegna?

10 ottobre 2016
Personal Branding: Petrarca insegna?

Da tempo sto cercando di definire gli obiettivi di questo blog e ogni post è sempre un passettino in tal senso ma, quello che ho notato durante la settimana trascorsa è che non sono molto ferrata con il Personal Branding.

Ho letto qualche libro sull’argomento ma, ho sempre l’impressione che mi sfugga qualcosa.

Qual è il modo migliore per fare Personal Branding? Quali sono gli obiettivi? È davvero necessario “far rumore” attorno a sé per essere notati? E come si concentra l’attenzione su di sé e sul proprio lavoro?

Sono domande che, dopo tutto, hanno delle risposte molto semplici ma il problema sta nell’applicazione pratica e per me, che vivo e mi muovo e cresco e rifletto attraverso i libri e le loro parole, è difficile capire un ruolo/un percorso professionale di matrice anglosassone e farlo mio in un contesto culturale complesso come quello italiano.

Per quanto riguarda il web e le nuove figure professionali che ruotano intorno ad esso, noi italiani siamo indietro. Molto indietro. Almeno, questa è/era la mia percezione. Poi, chiacchierando con Sara Daniele la quale, confesso, mi sta facendo da consulente in tal senso, ho avuto come una specie di illuminazione e al termine Personal Branding si è affiancato il nome di un autore italiano abbastanza noto, Francesco Petrarca.

Vuoi vedere che il padre dell’Umanesimo e Corona della Lingua Italiana potrebbe darmi qualche dritta anche su cosa vuol dire far Self Branding?

Ho provato a rifletterci su, continui a leggermi?

Personal Branding: cos’è e parole chiave

Prima di iniziar a formulare una potabile risposta alla domanda che mi sono posta ho chiesto al gruppo dei Digitalker di dirmi in tre parole che cos’è e come si struttura il Personal Branding.

Togliendo il sole, cuore e amore, parole chiave per qualsiasi cosa e argomento (anche quando non si capisce bene di che cosa si sta parlando) le parole chiave che vanno per la maggiore in questo contesto sono:

  • trasparenza,
  • costanza e coerenza,
  • crescita (personale e professionale)
  • umiltà e
  • personalità.

E fin qui tutto bene. Per pigrizia o, come direbbe Petrarca, per accidia, ti riporto anche la definizione di Personal Branding su Wikipedia:

“L’espressione Personal Branding (mutuata dalla lingua inglese) indica la capacità di promuovere sé stessi al fine di essere gradito o comunque appetibile nei confronti di una comunità di consociati, con modalità simili a quanto avviene in campo economico, con i prodotti commerciali. A differenza di altre discipline di miglioramento personale, il Personal branding suggerisce di concentrarsi, oltre che sul valore, anche sulle modalità di promozione”.

Mi sono permessa poi di riscriverla pensando a Francesco Petrarca:

“L’espressione Personal Branding indica la capacità di promuovere sé stessi al fine di essere gradito alla società o comunque appetibile ai posteri, con modalità simili a quanto avviene in campo culturale, con opere e studi letterari. A differenza di altre discipline di miglioramento personale, il Personal Branding suggerisce di concentrarsi oltre che sul valore anche sulle modalità (stilistiche e linguistiche, oltre che umane) di promozione”.

Ho forse forzato un po’ la mano? Non lo so, provo a spiegarmi meglio.

Il canzoniere (Rerum Vulgarium Fragmenta) di Petrarca

Personal Branding e la risposta alla domanda: Petrarca insegna?

Sul piano letterario e linguistico, trasparenza non è una parola chiave ma LA parola chiave di tutta la poetica petrarchesca. Se si leggono altre sue opere questa trasparenza non è che sia poi così netta, ci sono degli elementi discordanti che rivelano una personalità non sempre coerente, soprattutto quando parla di umiltà o di accidia.

Solo pensando al Canzoniere, Petrarca mi è sempre parsa una persona altamente egocentrica. Non gli interessava molto la Laura donna. Il tema dell’amore non corrisposto era solo una scusa per puntare più in alto, verso l’infinito e oltre (ah no, scusa, questo è Leopardi. Vabbé, ogni tanto mi confondo) ovvero, ottenere la gloria eterna simboleggiata dal lauro (l’alloro) e perseguire l’unificazione, non solo linguistica, ma anche morale, culturale e intellettuale della società passata, presente e futura. I suoi Rerum Vulgarium Fragmenta sono arrivati fino ai nostri giorni, in un linguaggio che è ancora comprensibile a una larga fetta di lettori perché per tutta la sua vita si è dedicato a far soavi e chiare le rime aspre e fosche.

Pur parlando tanto di umiltà in una delle sue Epistole, intitolata Ascesa al monte Ventoso) e pur soffrendo per la sua presunta poca voglia di fare e disfare (accidia) nel Secretum, Petrarca non fu né umile né lavativo. Si dette da fare per raggiungere gli obiettivi che si era prefissato applicandosi a svariati generi letterari (poetico, saggistico, epistolare…). Nel farlo ha tenuto conto del pensiero comune e ha saputo ingraziarsi i mecenati e i potenti dell’epoca fingendo di essere più insicuro, più tormentato di quanto fosse in realtà.

Fu un intellettuale tendente alla millanteria (un modo elegante per dire che era bravissimo a contar balle) ma questo non ha minato la sua credibilità. Anzi, è riuscito a far dei suoi punti deboli dei punti di forza che gli hanno permesso di smantellare la tradizione culturale limitata e limitante del suo tempo nelle invettive Contro un medico e Sull’ignoranza propria e di molti altri.

Per come ha giocato tra finzione letteraria, studi e relazioni con i potenti e analisi interiore, Petrarca ha rispettato alcuni dei termini che definiscono il Personal Branding e ne ha bellamente ignorati altri. Pur invertendo i fattori il risultato però non cambia, è stato bravissimo a far Self Branding e a raggiungere un obiettivo non proprio semplice, essere ricordato ai posteri operando l’unificazione della lingua italiana.

In verità gli è andata un po’ male con la sua biblioteca personale, Venezia lo snobbò. E questo dispiace anche a me, un saltino a vedere la sua collezione integra l’avrei fatto volentieri. Giusto per curiosità.

Questa è l’idea che mi sono fatta per capire cos’è il Personal Branding. Forse è più semplice e moderno il modo in cui l’ha spiegato Riccardo Scandellari con i suoi libri, ma io avevo voglia di andare un po’ indietro con il tempo… di circa 700 anni.

Ok, ho esagerato! 😛

E tu, quale autore assoceresti al Personal Branding?

Photo Credits: immagine in evidenza via PhotoPin

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13 Comments

  • Reply Mirco Francesco Caldiroli 11 ottobre 2016 at 9:01

    Gradevole visione dei molteplici profili descritti nei social network. Ma noi, della modesta cultura noi anacoluti nell’italiano volgare, confidiamo nel biografo per una intellegibile rappresentazione, e qualche volta accade che la penna fugga a disegnare false umiltà o presuntuose virtù.
    p.s. nella diatriba propendo per Il Sommo Poeta, Mircofra

  • Reply Mashable Social Media Day 2016: un evento fatto di speech, merende e networking – paroleombra 24 ottobre 2016 at 10:17

    […] perdermi il suo intervento sul Personal Branding. Mi toccherà tener presente ancora per un po’ Francesco Petrarca come punto di […]

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