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Leggere Cuore di Edmondo De Amicis

7 ottobre 2016
Leggere Cuore di Edmondo De Amicis

Tempo fa, ho ospitato il curriculum del lettore di Sara Daniele e, tra i suoi libri, mi aveva colpito la scelta di inserire Cuore di Edmondo De Amicis come un tassello importante della sua formazione umana e professionale considerandolo il romanzo italiano per eccellenza.

Pur conoscendo Cuore, non l’avevo mai letto né avevo interesse a leggerlo perché temevo fosse pari al noioso malloppone manzoniano che è I promessi sposi. Lettura obbligatoria a scuola e che io, però, non ho mai avuto la forza e la pazienza di leggere fino alla fine. Oh, se una cosa non piace non si può farsela piacere per forza.

Con questo non voglio negare il valore e l’apporto culturale che Manzoni diede con la sua travagliata opera di unificazione linguistica ma, ora che ho letto Cuore, sono dell’idea che non sarebbe poi una brutta cosa introdurre prima la lettura dell’opera di De Amicis come base di partenza per comprendere meglio I promessi sposi poi.

Ti spiego perché.

Citazione da Cuore di Edmondo De Amicis

Gli insegnamenti in Cuore di Edmondo De Amicis

Tralasciando l’ampollosità dello stile, i periodi lunghi e articolati e il continuo rimandar all’amor di patria, Cuore è un libro molto più attuale di quanto sembri. È un bello spaccato sulla società del tempo e su quali fossero le reali priorità e gli obiettivi delle istituzioni scolastiche.

De Amicis ha scritto un libretto molto semplice e intenso allo stesso tempo. Sembra quasi la risposta alla domanda sul che cosa vuol dire essere italiani. Il senso d’unità e di orgoglio che traspaiono dalle righe pensate da Edmondo non prendono forza tanto dalla descrizione di eroiche imprese, che non mancano nel testo, ma nel valore che vengono date alle piccole cose, a quei gesti d’amicizia e di solidarietà che concorrono a definire l’educazione del cuore e alla formazione di una società civile.

 

Mi sono affezionata subito al protagonista, Enrico Bottini, uno scolaro di terza elementare il quale, con diligenza e sensibilità, tiene un diario sulla sua vita scolastica. È riflessivo, questo bambino di fine Ottocento ed è ricettivo agli insegnamenti morali che apprende e fissa dentro di sé anche svolgendo il compito di trascrivere i racconti mensili assegnati dal maestro.

Per certi versi, la lettura di Cuore mi ha fatto ricordare un film molto bello, Il mandolino del Capitan Corelli e di come il protagonista spieghi cosa vuol dire essere italiano:

“Se vedessi un uomo che sta per essere sopraffatto da altri, penserei che quell’uomo è mio fratello”.

Fratellanza, solidarietà, rispetto del lavoro altrui, capacità di accogliere il diverso e coscienza che ogni classe sociale ha la sua dignità e per questo non va sminuita rispetto ad un’altra.

Lo si scopre quando il maestro presenta un nuovo compagno di classe, un calabrese, chiedendo agli alunni di volergli bene come a un fratello perché, come loro, è italiano.

Lo si vede quando Enrico osserva il compagno Coretti lavorare nella falegnameria del padre, assistere la madre e svolgere i suoi compiti di scolaro con il sorriso e il buon umore.

Si impara ad andare oltre la superficie quando Garoffi, il figlio del droghiere si priva del suo tesoro più grande (una raccolta di francobolli) per esprimere il suo pentimento di aver ferito, senza volere, un vecchio con una palla di neve. Così come non si può che provar ammirazione per Garrone che si pone come amico e difensore dei compagni più deboli e più piccoli.

Si capisce che Derossi, il primo della classe, è un signore non perché ha gli abiti più belli o perché è ricco, ma perché sa trattare i suoi compagni, figli di operai, come suoi pari e non ha paura di sporcarsi andando a trovare il compagno malato, figlio del muratore, che tanto mette allegria con le sue buffe espressioni.

In Cuore si sostiene il bambino malato negli esercizi di ginnastica, si prova stima per Stardi che persegue l’obiettivo di eccellere a scuola studiando con tenacia e disciplina, si impara a rispettare i genitori svolgendo il proprio dovere scolastico e ad allontanare dal gruppo cattivi elementi come Franti, il bulletto della classe.

Gli appunti diaristici sono poi integrati con le lettere dei familiari che si rivolgono al fanciullo con rimproveri o elogi, a seconda del contesto. Spesso è il padre la voce dominante, a volte è un po’ troppo severo, ma è giusto e sempre pronto a porsi nel ruolo di guida nei confronti del figlio. Sostiene i maestri, dei quali non smette mai di ricordare la missione che sono stati chiamati a svolgere all’interno delle mura scolastiche, e incoraggia il ragazzo a coltivare le relazioni e le amicizie con tutti i suoi compagni.

Cuore è l’esempio di un’educazione continua e attenta del fanciullo, basata prima sull’apprendimento dei valori di base che costituiscono una buona e sana società e poi sulla formazione culturale e trasversale delle varie discipline. È un’educazione del cuore e dei suoi moti.

#ScattiDiCaffé e Cuore di Edmondo De Amicis

De Amicis e Manzoni: i moti del cuore e i moti risorgimentali

Sottolineo che è una mia personalissima considerazione ma Cuore di De Amicis e I promessi sposi di Manzoni sono opere che fissano il movimento generato dalle emozioni e il movimento che si viene a creare quando nasce il seme dell’ideale.

Le emozioni, i moti del cuore sono il primo banco di prova della formazione di un essere umano. L’ideale manzoniano viene dopo ma, per un qualche strano motivo, l’educazione emotiva di Enrico Bottini ha meno peso, meno valore letterario rispetto al romanzo risorgimentale (e decisamente cervellotico) che segue le peripezie di Renzo e Lucia.

Un libro è vicino al lettore e parla di sentimenti universali comprensibili da un’ampia fetta di lettori, l’altro, invece, l’ho sentito sempre freddo, distante. Come se Manzoni, pur apprezzando De Amicis, avesse cercato di livellare le differenze (soprattutto linguistiche) che corrono tuttora lungo lo stivale senza comprendere, con il cuore, che sono proprio queste differenze e il riconoscimento di esse a dare valore a un’opera. In fondo, De Sade non aveva detto che scrivere un romanzo voleva dire svolgere un’indagine del cuore umano?

Perché è difficile risorgere senza conoscere prima il cuore che batte.

Si capisce che leggere Cuore mi è piaciuto tantissimo? Io ho letto un’edizione economica acquistata in edicola ma, se vuoi, qui ti lascio il link per l’acquisto all’edizione integrale che, oltretutto, costa veramente molto poco.

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2 Comments

  • Reply #LetteraAlloScrittore: Bruna Athena scrive a Alessandro Manzoni – paroleombra 1 novembre 2016 at 14:12

    […] Il mio rapporto con Alessandro Manzoni è variabile. Ci sono momenti in cui apprezzo le basi da cui è partito per sviluppare gli intenti narrativi e la conseguente analisi sociale che popolano I promessi Sposi e altri in cui lo percepisco un po’ freddo, molto meno umano ed empatico di Edmondo De Amicis. […]

  • Reply Lettera allo scrittore: Bruna Athena scrive a Alessandro Manzoni – ParoleOmbra 30 marzo 2017 at 18:48

    […] Il mio rapporto con Alessandro Manzoni è variabile. Ci sono momenti in cui apprezzo le basi da cui è partito per sviluppare gli intenti narrativi e la conseguente analisi sociale che popolano I promessi Sposi e altri in cui lo percepisco un po’ freddo, molto meno umano ed empatico di Edmondo De Amicis. […]

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