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Leggere Un ragazzo di Nick Hornby

30 settembre 2016
Leggere Un ragazzo di Nick Hornby

Prima di Tutta un’altra musica non avevo mai letto nulla di Nick Hornby e così ho pensato di recuperare un po’ di arretrati chiedendo consiglio a un gruppo di lettura su Facebook. Non ho ancora preso Alta infedeltà ma, alla fine, la mia scelta è ricaduta su Un ragazzo e Come diventare buoni.

Ho letto per prima Un ragazzo perché avevo qualche reminiscenza del film con Hugh Grant, uscito quando avevo più o meno l’età del protagonista. Forse qualche anno di più. Non so, è passato un po’ di tempo dal 1998…

Un ragazzo di Nick Hornby: un libro molto semplice e molto difficile

A differenza di Tutta un’altra musica, Un ragazzo non parte in sordina.

Il lettore si trova subito ad ascoltare i pensieri di Marcus, un dodicenne sfigato appena trasferitosi a Londra con la madre Fiona, indiscutibilmente depressa. Il bambino sta vivendo una situazione critica che non gli permette di inserirsi nella nuova scuola, dove è bersaglio di vari atti di bullismo.

Will, secondo i test sulle riviste che legge, è abbastanza figo. Non ha fatto nulla nella sua vita, se non godersi la rendita sui diritti dell’unica canzone di successo del padre. Una canzone a tema natalizio che, paradossalmente, gli ha rovinato la vita portandolo ad estraniarsi dal mondo circostante. Gli unici “contatti” accettati sono le donne, figure femminili per le quali è disponibile ad instaurare una relazione puramente sessuale e nulla di più. L’ho trovato un personaggio piuttosto vuoto, anche se provvisto di una buona dose di ironia, in puro stile britannico.

Più che di Un ragazzo, Nick Hornby sembra parlare di due ragazzi. Marcus è anagraficamente adatto per essere ritenuto tale mentre Will, no. I due si incontrano, in un modo un po’ strampalato, ma si incontrano e il loro legame comincia a crearsi nel momento in cui Fiona tenta il suicidio.

Un altro romanzo emotivamente pesante come I miei piccoli dispiaceri? No, per fortuna non è così. Il tema principale di Un ragazzo non è tanto il suicidio e il cosa porta a rendere insostenibile la vita con tutte le sue contraddizioni e difficoltà, ma è la paura della solitudine e l’incapacità nel creare delle relazioni, nel sentirsi coinvolti nelle faccende umane, a catturare l’attenzione.

L’essere umano, in fondo, è anche il risultato delle sue mancanze. Di tutti i personaggi che si affacciano in questo romanzo, non ce n’è uno che non abbia degli handicap di tipo relazionale.

Marcus, a scuola, viene lasciato a sé stesso dagli insegnanti e preso di mira dai coetanei per il modo di vestire, per gli occhiali, per il taglio di capelli. Perché quando è sotto stress canta ad alta voce. Non si rende conto che il problema non sono gli altri ma il suo modo di porsi e di adattarsi alle situazioni che si creano senza però farsi prevaricare. Non sa come gestire i cambiamenti che sta vivendo e ha bisogno di un equilibrio che, all’inizio, individua in Will.

Will scandisce la sua vita in mezz’ore e lascia che il tempo passi. Non è capace di relazionarsi al mondo e alle persone che lo circondano, non perché le temi ma perché crede nell’ indifferenza che ha costruito dentro di sé nel corso degli anni. In pratica, pur impostando le sue azioni e i suoi atteggiamenti evitando di relazionarsi con la vita, questo personaggio vive in una bolla protettiva che gli permette di vedere gli altri da una certa distanza. Le emozioni sono pericolose perché possono destabilizzare uno status quo mentale rodato e rassicurante.

Al contrario di Will, invece, Fiona è completamente travolta da sentimenti contrastanti che non riesce a controllare. Il tentato suicidio è un black out, una mancata relazione tra ciò che pensa e quello che sente.

Un ragazzo è un miscuglio di frammenti di un’umanità contorta che ama complicarsi la vita e quel che più mi è piaciuto di questo romanzo è come Hornby ne narra. L’autore, infatti, ha uno stile di scrittura che oserei dire sintetico.

In poche frasi secche e molto semplici mette insieme pensieri apparentemente sconnessi che rendono la narrazione molto scorrevole e incalzante poi, quando chiudi il libro per riprendere la lettura in un secondo momento, si accusa il colpo. Ci si rende conto che, tutto sommato, le tematiche inserite dall’autore sono difficili da rielaborare e digerire.

Nick Hornby: Un ragazzo

Un ragazzo: la trama regge anche senza i riferimenti musicali, o forse no?

Altra ammissione di colpa, sono andata a leggiucchiare anche la pagina dedicata alla trasposizione cinematografica di Un ragazzo. Mentre leggevo, c’erano degli sprazzi di memoria ma anche delle lampanti lacune. Va bene che il passaggio da libro a film non avviene in modo fedele all’originale ma i riferimenti musicali, così importanti nelle storie scritte da Hornby, scompaiono completamente.

In particolare, è la musica dei Nirvana e la figura di Kurt Cobain a diventare predominante nella seconda parte del romanzo. Non ne avevo idea e questa è una delle motivazioni per cui il libro rimane sempre meglio del film.

L’assenza dei riferimenti musicali presenti in Un ragazzo modifica i percorsi narrativi e la conclusione finale. Ancora una volta la narrazione visiva trova una soluzione più facile da assimilare per gli spettatori.

Vengono meno dei ponti di collegamento tra Marcus e l’amica Ellie, creati dalla figura del Cobain artista e suicida e, da qui, cambiano anche tutte le dinamiche interne al romanzo privando il messaggio generale di profondità.

Il ruolo di ponte viene svolto solo ed esclusivamente da Marcus. Lo si legge e lo si vede:

“Il ragazzo era goffo, strambo e via dicendo, ma aveva una dote: creava ponti ovunque, come pochi adulti sapevano fare”.

La trama regge anche senza i riferimenti musicali ma perde comunque qualcosa, una spiegazione ulteriore di ciò che i personaggi provano nel corso della vicenda.

“Will si domandò se Marcus si era mai seduto in camera sua ad ascoltare Nevermind nello stesso modo in cui lui si era seduto ad ascoltare il primo album dei Clash. Non riusciva ad immaginarselo. Marcus non poteva assolutamente aver capito quel tipo di rabbia e di dolore, anche se era probabile che avesse una versione sua di quei sentimenti, che da qualche parte gli si agitavano dentro”.

Peccato che questo secondo passaggio nel film non appaia. Meglio il libro, anche se Hugh Grant è stato perfetto nei panni di Will.

E tu? Che ne pensi di Un ragazzo? Film o libro?

Autore: Nick Hornby
Titolo: Un ragazzo
Titolo originale: About A Boy
Traduzione: Federica Pedrotti
Casa editrice: Tea
Anno di pubblicazione: giugno 2015
Pagine: 265
Prezzo di copertina: € 5

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4 Comments

  • Reply silvia 3 ottobre 2016 at 22:07

    Ho visto il film troppi anni fa, non me lo ricordo affatto, se non per Hugh Grant, sempre perfetto e sempre identico a sé stesso in ogni film.
    Il libro l’ho letto l’anno scorso. Nick Hornby mi piace moltissimo, era uno dei pochi che non avevo ancora letto. Personalmente l’ho trovato un pugno nello stomaco, soprattutto nella prima parte dove la perfetta immedesimazione nella narrazione di Marcus fa stridere in modo terrificante l’ingenuità cui con si esprime il bambino e la pesantezza di ciò che gli sta accadendo attorno. Forse perché sono madre, mi ha fatta commuovere molto di più di altri libri in teoria più pesanti.
    Condivido il tuo riferimento all’importanza della musica. I romanzi di Hornby assumono una terza dimensione proprio grazie alle sensazioni date dalla musica. Toglierla nel film è togliere un tassello fondamentale.

  • Reply #CurriculumDelLettore di Alessandra Arpi: le letture di una giornalista e consulente digitale – paroleombra 12 ottobre 2016 at 6:35

    […] Nel mio viaggio di letture sono passata dal Sudamerica al Nord, e i libri che mi hanno segnata di più, e più vicini al presente, sono Invisible Monsters di Chuck Palahniuk, Purity di Johnatan Franzen e Alta Fedeltà di Nick Hornby. […]

  • Reply Musica e vita: dall’ascolto di Ludovico Einaudi alla visione di Florence – paroleombra 9 gennaio 2017 at 7:30

    […] Forse è per questo che qualche giorno dopo sono andata al cinema per vedere Florence con Meryl Streep e Hugh Grant, attori che apprezzo molto, soprattutto per quanto riguarda il lavoro che hanno fatto nell’interpretare i personaggi narrati ne La mia Africa di Karen Blixen e in Un ragazzo di Nick Hornby. […]

  • Reply Curriculum del lettore di Alessandra Arpi: le letture di The Social Effect – ParoleOmbra 31 marzo 2017 at 11:58

    […] Nel mio viaggio di letture sono passata dal Sudamerica al Nord, e i libri che mi hanno segnata di più, e più vicini al presente, sono Invisible Monsters di Chuck Palahniuk, Purity di Johnatan Franzen e Alta Fedeltà di Nick Hornby. […]

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