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Pausa Racconto di Logan: #UnReadMail (18)

29 settembre 2016
#PausaRacconto di Logan: #UnReadMail (18)

A inizio settembre ho condiviso l’#UnReadMail (17) di Logan e pochi giorni dopo me ne ha inviata un’altra.

Con l’#UnReadMail (18) non potevo trovare modo migliore per concludere il mese di settembre. Non posso far altro che lasciarti a disposizione questa brevissima Pausa Racconto, arriverà al destinatario?

Pausa racconto di Logan: #UnReadMail (18) – 1783

Le scale. Ogni volta che rientra con una giornata pesante sulle spalle pensa la stessa cosa:

“perché ho scelto una casa senza ascensore”.

Le fa con le spalle basse, le 4 serie di scale. Poi dall’ultima curva della vecchia rampa in marmo del periodo fascista, scorge il portone. Lucido, un legno rossiccio, solido e rassicurante con un pomello dorato in cui lei si specchia ogni giorno da 817 giorni. Cerca le chiavi. Sempre lo stesso gioco. Le guarda, sono identiche, ma ognuna ha un numero stampigliato in rilievo. Lei cerca la 1783. Trovata. Infila la chiave, due mandate e il suo mondo le viene addosso.

Lentamente lasciando la fredda luce delle scale viene abbracciata dal caldo riflesso del lume in salotto. Si chiude la porta alle spalle ed entra. Il suo nido in silenzio. Il rumore delle chiavi poggiate nel piatto sul tavolo di legno scuro spezzano l’incanto. Luz é li, davanti a lei sul divano. La guarda. Le chiavi l’hanno svegliata. I gatti sono capaci di dormire una giornata intera e Luz ha modulato la propria esistenza con la sua assenza. Deve scrivere, non può aspettare. Si toglie velocemente la giacca, scosta la sedia e accende il Mac che sembra essere uno stargate di alluminio nel caldo tono del resto dell’ambiente. Ci siamo. Mail. Nuova.

#PausaRacconto di Logan: #UnReadMail di Logan

“Oggi sono stata in commissione. È due giorni che raccolgo carte, recupero testimonianze; mi sono preparata bene, ho letto e riletto il nostro progetto ed ho immaginato e previsto tutte le possibili domande. Ma non è bastato. ScanSafe è destinato a necrotizzarsi, rimanere in uno stato di perenne idea. Li dovevi vedere: non hanno fondi per progetti etici, non ci sono monete per strumenti che servono nelle catastrofi. Mi guardavano come un’aliena mentre parlavo di terremoti, guerre, maremoti, come se loro vivessero altrove. Alcuni hanno preso l’iphone in mano ed hanno cominciato a vagare nervosamente tra le notifiche. Altri hanno avuto il coraggio di parlare e chiedermi cosa li avrebbe fatti guadagnare. Guadagnare sulla morte. Io non appartengo a questo pianeta. Dimmelo tu da dove vengo. La morte crea profitto? Sono scioccata, delusa, stanca. Dove sei? Dovevi esserci tu al posto mio. Me lo chiedo ogni giorno. Dove sei andato. Non posso fare io il tuo lavoro. Sono troppo carina per essere un ingegnere credibile. Tu sei perfetto per la parte e riusciresti ad ottenere i fondi. Prima iniziamo e prima riusciamo ad evitare la morte a tanta gente”

Stop. Inutile andare avanti. Invia. Fatto.

Lei si prende la testa tra le mani e china il capo sul faldone: ScanSafe. Il loro progetto.
Ma non riesce a tenere la testa ferma, il tavolo comincia a sussultare e la sedia si muove come se fluttuasse sopra un rullo di metallo. Lei è spaventata ed impietrita assieme. Improvvisamente il nulla. É passata. In qualche parte non molto lontano c’é gente sepolta. È tardi. È arrivata tardi.

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