Guest Post Scrittura creativa

Pausa racconto di Raffaele Landolfi: 29 e, non smetto

14 luglio 2016
29 e non smetto: pausa racconto di Raffaele Landolfi

Buon giovedì con un’altra #PausaRacconto offerta da Raffaele Landolfi.

La scorsa settimana ti ho presentato, secondo la volontà d’autore, Le porte, le ragazze, lo zen dell’accanto e la legge dell’ops. Oggi è la volta di 29 e, non smetto.

Quando l’ho letto mi ha ricordato, per certi versi, il film Un giorno di ordinaria follia ma ammetto di aver tirato un sospiro di sollievo quando il racconto non ha preso la piega amara delle scene che mi ha fatto ricordare. Come sempre, lo stile di Raffaele è molto personale e con quella bella ironia di base che lo rende molto piacevole da leggere quindi, mi faccio volentieri da parte e… buona lettura! 🙂

Pausa Racconto di Raffaele Landolfi: 29 e, non smetto

29. Altro giro di lancette, altra scommessa, altra vittoria, altro giro di boa. Il più particolare, forse. Il più sentito, sicuramente.

Sono anni che traccio bilanci degli ultimi anni, elencandoli uno per volta, e cercando di trovare in ognuno i lati piacevoli e quelli spiacevoli, perché devo mettere da parte i primi e poi prendere i secondi, pulirli dalle incrostazioni, tirarne fuori gli insegnamenti e buttare ciò che ne rimane giù nel cesso.

Devo smetterla, sì, è proprio l’ora di farla finita, cazzo non ho più sedici anni, e neanche diciotto, ma se è per questo neanche 19,20,21,22,23,24,25,26,27 e 28. Dovrei iniziare a fare progetti, diventare l’architetto della mia vita una volta per tutte e smetterla di fare semplicemente il capomastro, dovrei togliere di mezzo alcune t-shit (si proprio così shit come merda), dovrei aprire un conto in banca che non abbia solo il colore del sangue (il mio) dovrei iniziare a pensare al mio futuro (come se gliene fregasse qualcosa del mio pensiero) non devo più rifugiarmi dietro a frasi del tipo noi siamo quel che siamo  e grazie al cazzo. E cosa dovremmo essere altrimenti? O ancora:

“ non può piovere per sempre”

e vallo a dire ai londinesi. Dovrei, anzi devo, insomma, crescere ma non più in senso volumetrico.

E’ che mi piace essere così, non devo costruirmi, sono già bello e pronto, tipo i “4 salti in padella” ma più buono, più sanguigno, ma non va bene, c’è qualcosa che devo fare per essere ammesso definitivamente in questo club esclusivo che è “ il mondo degli uomini” (la minuscola è voluta).

Dovrei smetterla di tornare a casa alle 3 del mattino durante la settimana che la mattina dopo si lavora (come se non mi svegliassi poi), devo ritirarmi alle 21.00, cenare, guardare una trasmissione interessante seduto composto sul divano ed alle 23.00 dare il bacetto della buonanotte a tutti, spegnere il cellulare (per evitare telefonate del tipo “dove sei” o “che fai” alle 2 di notte da parte di quei debosciati che frequento) e andare a nanna felice del fatto che la mattina dopo si ripeterà il tutto come il giorno prima senza emozioni e senza forzature.

Dovrei smetterla di svegliarmi una domenica alle 13.55 ed un’altra alle 15.00 (perché la differenza d’orario? Perché il moto mondiale lo fanno ogni quindici giorni. che domande! Ma dove vivete?). Dovrei svegliarmi alle 9.00, andare a correre, fare le faccende di casa, pulire la mia camera, che ormai assomiglia sempre più pericolosamente allo scantinato del killer de Il Silenzio degli innocenti, pranzare con tutta la famiglia e dopo andare a trovare delle persone serie in modo da poter parlare approfonditamente di economia, valori e religione. Ecchecazzo!

Dovrei, anzi devo, smetterla di portare avanti questa doppia vita, imprenditore di giorno e reietto di notte e frequentare certa gente e indossare pantaloni a vita infima e comprare scarpe da ginnastica e portare giacche di colori, che se le vedesse l’arcobaleno mi sputerebbe in faccia. Girare con persone che fumano sigarette truccate e dovrei smetterla di usare un linguaggio così colorito e rischiare sempre di prendere batoste e di sognare (che tanto i sogni muoiono tutti affogati in un cassetto).

Dovrei far lavare la macchina, ogni 15 giorni e non ogni 15 mesi, non per altro ma almeno per evitare di prendere il tetano nel caso in cui qualche donna seguace del “volontariato a tutti i costi” me la desse. Come dici? Sì? Che se è per questo posso continuare a lavarla ogni 15 mesi? Ah ok, 20€ risparmiati al mese.

Dovrei vendere la moto, perché è pericolosa, ed io ho delle responsabilità e delle persone adesso sulle spalle (ma anche molte sulle palle), smetterla di correre, smetterla di fare il pazzo in curva uscendo completamente in derapata con il rischio di incrociare un pullman della linea asfalto-lapide sola andata.

#PausaRacconto di Raffaele Landolfi

immagine via Pexels

Dovrei smetterla di bere, basta, l’alcool nuoce gravemente alla salute, come le sigarette, delle quali faccio incetta da anni ormai, e che diamine, sono o non sono una persona responsabile? NO, o almeno lo sono a MODO MIO.

Dovrei, anzi devo, pensare di mettere su famiglia, di sposarmi, una casa, una moglie, la stessa vita per anni e anni e anni e anni finchè morte (o avvocato) non ci separino, e smetterla di fare IL bambino, ma piuttosto fare UN bambino, è semplicemente una questione di articoli, ma, lo sanno tutti ormai, i bambini sono un articolo che non amo particolarmente, un non-amore totalmente ricambiato.

Dovrei iniziare a sciogliermi davanti a delle parole dolci e non mettermi a ridere, dovrei imparare ad ascoltare il cuore e togliergli quella tenda nera che c’ho poggiato sopra ormai da anni, dovrei capire il significato della parola “sentimento” perché dicono tutti che non lo conosco (come se questi “tutti” conoscessero me), dovrei dire “Ti Amo” più spesso, ma soprattutto ad un soggetto diverso dalla mia Camilla (ehm … la moto).

Devo smetterla di sognare d’essere il pifferaio magico anche se su questo punto ho molte difficoltà in merito, è che io il mondo lo vedo così, come una forzata uniformità, tutti belli, tutti bravi, tutti a mangiare quantità industriali di biscotti a prima mattina. Tutti a preparare torte nel pomeriggio, uomini che sognano barche che appaiono all’improvviso, donne che si buttano con il paracadute nei “giorni della melma”, gocce di amaro che si spediscono via fax (sarà divertente quando impareranno a farlo con le scoregge, semmai), persone che hanno sempre le parole giuste al momento giusto con la persona giusta e nel modo giusto (ecchecazzo non vi sbagliate mai?almeno affogatevi un po’ mentre parlate).

Credo che esista un sottobosco dietro questa falsa democrazia, rappresentato da persone che vogliono vivere non secondo questi canoni ma seguendo il loro cuore ed i loro sentimenti e le loro aspettative, ed assecondare un destino che loro vogliono crearsi. Immagino questo substrato popolato da persone del genere, che sono fastidiose perché non interagiscono con il Grande Fratello, né con Canale De Filippi (Come cos’è ? La rete di Mediaset, una delle tre, Italia Uno, Rete 4 e Canale De Filippi) né con Porta a Porta, né con Ballarò (che, tra l’altro, dati gli argomenti trattati il termine giusto è ‘Ballerò’ ed il soggetto è il cittadino che ormai ha un equilibrio ballerino, e fa tante di quelle capriole a fine mese che potrebbe entrare di diritto nella Nazionale di Ginnastica Artistica). In questo ambiente io vorrei essere il Pifferaio Magico, e con la mia musica, vorrei trascinarmeli tutti dietro, e portarli a riprendersi finalmente ciò che è loro di diritto, e poi, dopo, scomparire, già, chiamarmi fuori, cosa che dovrei smettere di fare prima o poi, così la smetteranno di chiamarmi “tsunami” (arrivo, sconvolgo e mi ritiro facendo ancora più danni).

Dovrei  u n i f o r m a r m i. Ecco cosa dovrei fare, così la finiranno tutti di guardarmi in modo strano, chiedendosi chi è questa specie di Dr Jeckyll e Mr Hide.

Tutti questi dubbi vengono fuori sempre nella stessa ricorrenza, tutte le persone che mi circondano parlano sempre in questo momento, tutto ciò che sono e che ho costruito in questi anni cercano di farmelo tremare proprio il giorno del mio compleanno, ed io, sinceramente, credo che di una persona dovremmo iniziare a preoccuparci proprio nel momento in cui cambia, perché è sempre da un malessere che vien fuori un cambiamento, ma, tant’è.

Forse dovrei smetterla di compiere gli anni, così la smetteranno di rompermi le palle.

You Might Also Like

2 Comments

  • Reply #PausaRacconto di Raffaele Landofi: Davide – paroleombra 28 luglio 2016 at 8:31

    […] 29 e, non smetto […]

  • Reply #PausaRacconto di Raffaele Landolfi: Davide – paroleombra 28 luglio 2016 at 8:35

    […] 29 e, non smetto […]

  • Leave a Reply

    %d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: