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Lettera allo scrittore: scrivendo a Giovanni Boccaccio

5 luglio 2016
#LetteraAlloScrittore: scrivendo a Giovanni Boccaccio

Nell’ultima Lettera allo scrittore Bruna Athena ha pensato di rivolgersi nientemeno che a Dante Alighieri esprimendo, sinceramente, anche i suoi dubbi e le sue reticenze nei confronti della Commedia.

Ora, per quanto mirabile e geniale sia l’opera dantesca (l’Inferno tuttora mi mette i brividi) io mi innamorai, durante un corso universitario, del Decameron di Giovanni Boccaccio e così, dato che siamo in tema, mi butto e rivolgo al secondo una piccola, timida epistola…

Giovanni Boccaccio (immagine via web)

Caro Boccaccio,
ti ho conosciuto tardi ma, forse, nel momento giusto.

Non so se mi sarei invaghita del tuo Decameron se lo avessi letto durante la scuola dell’obbligo. Probabilmente sì, ma non avrei capito la meraviglia narrativa che mi sarei trovata a sfogliare.

All’università si ha un’altra testa, non si studia perché si deve ma perché si sceglie di farlo. Fu difficile comprenderti ma ebbi un ottimo professore e, alla fine, non lessi solo le novelle analizzate a lezione ma anche le altre, me ne appassionai.

Sette donne e tre uomini che si ritirano in campagna per sfuggire al dilagare della peste. Dieci esseri umani i quali, desiderosi e bisognosi di ingannare il tempo e la morte decidono di raccontare una novella a testa, in base al tema scelto dal re o dalla reggente del giorno.

Potevi ideare un’opera più grandiosa e umana di questa? Ogni tua narrazione è un gioiello da leggere e rileggere ancora. Se dovesse mai capitarmi la disgrazia di perdere tutti i libri in mio possesso, quelli letti, non letti o che leggerò, se non esistessero più autori e librerie e biblioteche dove rifugiarmi so che, come lettrice, potrei sopravvivere solo con un unico titolo, il Decameron.

Vi sono insegnamenti morali, facezie, creatività e finezze d’ingegno. C’è tutto; il cuore, la carne, la mente e l’anima di quella creatura indefinita e poliedrica che prende il nome di umanità; con i suoi vizi e virtù, grandezze e piccolezze.

Non c’è niente di nuovo che potrei dire o dirti per farti capire quale meraviglia tu mi ispirasti, caro Boccaccio. Ti confido che mi sarebbe piaciuto molto architettare una simile impalcatura narrativa. Progettare una storia all’interno della quale innestare altre storie, in un gioco di equilibri, incastri e collegamenti. Nel Decameron non vi è un solo filo narrativo lasciato sciolto, scollegato.

Tutto è intrecciato e saldato dall’intelletto sopraffino di ogni narratore ma, come per molti altri che avranno letto l’intera opera, la personalità più affascinate è quella di Dioneo il quale, impertinente e ribelle, riesce ad ottener sempre l’ultima parola, a chiudere i ragionamenti della giornata smontando illusioni e lanciando ulteriori spunti di riflessione e prospettive sempre nuove, curiose, buffe. Un po’ volgari, a volte. Così è la vita, fatta di incertezze e contraddizioni.

Dante seppe creare e illustrare un mondo che dal basso tende verso l’alto, talmente vivido nei suoi particolari da apparire quasi vero e, per questo, da far paura. La sua Divina Commedia, per me, mostra le conseguenze dei comportamenti tenuti in vita e che verrano giudicati secondo la rigidissima legge del contrappasso ma il Decameron è vita e il tuo metterla in scena, Giovanni, è stato il più grande atto d’amore che potessi lasciare. Poiché amore è anche abbracciare e comprendere anche ciò che ferisce o che tende verso il basso, è sorridere al divino celato nell’umano e all’umano che si vede privo del divino.

Il Decameron ha resistito nei secoli e ha ispirato altri capolavori, sia all’interno sia al di fuori dei confini italiani. A volte mi domando se tu fossi cosciente dell’impatto globale che ebbero le tue novelle così presentate.

Petrarca si impegnò a costruirsi e a costruire le basi per essere ricordato e ammirato per sempre, lo fece con certosina consapevolezza. Nei tuoi confronti però, preferisco pensare che tu scrivesti per il puro piacere di farlo, godendoti il presente senza pensar troppo al futuro. Amando, abbracciando, sorridendo e anche prendendo in giro i tuoi contemporanei.

Mi piace pensare che tu fosti geniale ma che non ti interessò mai ostentare questa tua indubbia qualità. Se così non fosse, chi se ne importa. Per fortuna ti ho letto e, presto o tardi, tornerò a rileggerti ancora.

Grazie per essere esistito,
una lettrice qualunque

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7 Comments

  • Reply Curriculum del lettore della speaker Emanuela Maisano: come dare voce alla lettura – paroleombra 8 febbraio 2017 at 7:01

    […] de Il mercante di Venezia. O, più semplicemente a scuola, quando da programma dovetti studiare Boccaccio e Verga. Il Decamerone e I Malavoglia rimangono, ancor oggi, le più belle storie mai […]

  • Reply Leggere Shakespeare e, nello specifico, Romeo e Giulietta – paroleombra 17 febbraio 2017 at 7:00

    […] una storia inventata di sana pianta da Shakespeare ma affonda le sue radici narrative nel lavoro di Giovanni Boccaccio così come il Decameron rimanda a un corpus narrativo ancora più […]

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    […] Uffizi. In un misto di timore reverenziale scorrevo le statue che raffiguravano Dante, Petrarca, Boccaccio, Galileo, Macchiavelli, Michelangelo, Leonardo Da […]

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    […] lo potresti leggere nella novella di Madonna Oretta (la prima della sesta giornata del Decameron di Boccaccio). Ho chiesto a Rudy se fosse veramente sicuro che mentre si racconta si debba anche spiegare e […]

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