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Social, blogging e sgabelli: appunti e ostacoli (relativi)

4 luglio 2016
Social, blogging e sgabelli: appunti e ostacoli (relativi)

La scorsa settimana mi è capitato un fatto straordinario, Simone Bennati mi ha mandato un invito a un’app musicale. Se non lo conosci, sappi che nemmeno sotto tortura manderebbe qualsivoglia tipo di invito e, pur essendo molto seguito sui social, difficilmente è propenso a seguire o a lasciarsi coinvolgere dai meccanismi della rete.

La cosa mi ha spiazzato, ho chiesto delucidazioni e ne è nato uno strano confronto. Questo lunedì va così, liberando riflessioni sparse da riordinare, in vista dei prossimi argomenti che verranno trattati in questo blog.

Più che un post, oggi ti lascio appunti. Se vorrai leggerli o commentarli per aiutarmi a fare un pizzico d’ordine nel mio, non sempre creativo, disordine sarai comunque il benvenuto. 🙂

Una conversazione al presente e un ricordo passato: collegamenti

Alla fine, l’invito era partito per sbaglio e, scherzando, ho paventato a Simone la minaccia di indurlo a mettere il like a una pagina a caso. Al signore non sfugge niente e mi ha fatto presente che già l’avevo fatto con #scattidicaffé da lui prontamente ignorato, considerandolo troppo “quarantenne” per i suoi gusti.

Per curiosità ho voluto approfondire il motivo per cui avesse “liquidato” così sbrigativamente l’iniziativa nata con Sara Daniele.

Riassumendo, Bennati non ha fatto altro che rilevare una pratica comune nel mondo social dove vengono divulgati contenuti abbastanza semplici da sfruttare per “mandare baci e abbracci”, per catturare l’interesse di quante più persone possibili. Insomma, per creare movimento e interazioni e, pur trovandomi d’accordo con le sue considerazioni mi sono sorti dei dubbi:

  • come creare movimento in rete senza risultare banali condividendo gattini e caffé?
  • perché personalità più, diciamo, spigolose riescono a creare aspettative e seguito?
  • come viene percepita la mia attività di blogging e, soprattutto, i miei contenuti sono al pari di quello che Simone definisce un contenuto very very easy? Hanno degli obiettivi?

Perplessità che mi hanno fatto venir in mente quella volta in cui, da bambina, giravo per casa con i pattini a rotelle. Sala, corridoio, cucina erano comunicanti e io, praticamente, passavo, disegnando una specie di circolo, da una stanza all’altra. L’obiettivo era di fare quanti più giri possibili senza cadere. Una sera, mio padre pensò bene di posizionare uno sgabello in uno dei passaggi, per vedere cosa succedeva.

Visto l’ostacolo, l’ho aggirato e non mi è passato nemmeno per l’anticamera del cervello di spostarlo (come poi fece mio fratello) per il semplice motivo che non avevo alcuna intenzione di fermarmi, né di cadere.

Questo ricordo mi sembra un po’ la metafora della mia maniera di vivere il web. Le varie stanze sono i social e io vi passo attraverso con i contenuti del mio blog (i miei pattini a rotelle).

Lo sgabello è comparso nel momento stesso in cui Bennati mi ha portata, inconsapevolmente, a riflettere sulle finalità di un’iniziativa sui social ma anche sul mio stile di scrittura. Non ha fatto nulla di insolito se non di essere sé stesso ed esprimere il suo pensiero ma, tuttavia, ha dato un nome alle sensazioni che provo ogni volta che mi trovo a scrivere un nuovo post.

Scrivere è un po’ come andare sui pattini a rotelle: ognuno ha il suo stile

Il mio interlocutore, pur ammettendo di non seguire molto il mio blog (male, molto male!) ha definito il mio stile di scrittura stancante, perché lo confonde e molto spesso non riesce a capire cosa voglio dire.

Il rischio di frantumarmi le caviglie sullo sgabello, te l’assicuro, è stato alto ma poi mi sono resa conto che non aveva tutti i torti e la base del “problema” sta proprio nel nostro modo di intendere il blogging. Da una parte puramente informativo, utile, lineare e, dall’altra (cioè la mia) emozionale, contorto e tendente all’inutilità così come l’impostazione, i temi e il percorso seguiti sono opposti.

Per specificare, non uso la parola inutile nell’accezione negativa del termine. Se vuoi approfondire cosa intendo ti consiglierei di leggere una mia vecchia recensione sul libro L’utilità dell’inutile di Nuccio Ordine e un post molto interessante di Federico Simonetti intitolato Perché i laureati in Lettere sono i migliori Web Marketer.

Il mio modo di scrivere è stancante, ed è vero. A volte appare confuso? Certo, ma non perché non sono capace di esprimere un concetto in maniera semplice ma perché, lavorando nella sfera delle emozioni, ho il mio bel da fare a scioglierle e a separarle, a farle fluire.

Mettere delle parole una vicino all’altra al fine di creare un discorso scorrevole non è difficilissimo, è l’individuare i termini capaci di ispirare un pensiero emozionale il vero incubo perché sono alla base del movimento e dell’equilibrio di un contenuto rivolto all’analisi introspettiva.

È un lavoraccio che mi piace fare e, se appare inutile, è perché non è materia controllabile. Per questo motivo molto spesso chiedo a blogger che stimo di leggere in anteprima ciò che scrivo. Faccio fatica a esprimere tutto quello che vorrei dire e spesso mi capita di non essere sicura di un mio contenuto perché a me per prima appare confuso, come se mi sfuggisse qualcosa.

Simone, con la sua sincerità di default e sempre involontariamente, l’ha notato. Tuttavia non l’ho vissuto come un ostacolo perché, se così fosse, ora non starei continuando la mia corsa. Ogni tanto, non fa male fermarsi e confrontarsi con chi ha uno stile differente. Ti aiuta a comprendere meglio il tuo.

Nel mio ricordo personale, mio padre ha introdotto un elemento che poteva, potenzialmente, disturbare il mio percorso e io ho preferito lasciarlo lì.

Con il senno di poi, mi piace pensare che lo sgabello sia quella voce diversa, capace di indurmi a trovare nuovi modi per perseguire un determinato obiettivo. In questo senso, l’ostacolo è relativo ma rappresenta quel qualcosa in più che, una volta interiorizzato, viene spostato, messo da parte (come fece poi mio fratello) e riutilizzato in un secondo momento per fini più pertinenti.

Con questo post non intendo fornirti un’informazione utile, da consumare sul momento. Come ho specificato, sono solo appunti…

Photo Credits: immagine in evidenza via Kaboompics

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5 Comments

  • Reply Federica Segalini 4 luglio 2016 at 8:23

    Molto bello Rita, trovo tanti spunti e alcune consonanze con il mio modo di vedere e (tentare di) leggere le cose, gli ostacoli, gli incontri – nel web e nella vita. Grazie 😊

  • Reply Roberto Gerosa 5 luglio 2016 at 5:16

    La mia opinione? Vivere la vita, web compreso, con più leggerezza e meno “mal di stomaco”.

    Mi arrivano decine di richieste-like a pagine Facebook e quant’altro ogni giorno. La maggior parte di queste richieste non le prendo in considerazione per motivi di tempo, tranne #scattidicaffé che adoro (ma non faccio testo, sono un 40enne, confermo la regola giusto?) 😉

    Il mio pensiero è che nel web, come nella vita, ci sia posto per tutti. Per le persone a cui piace condividere foto di gattini o di caffè e alle persone a cui piace pontificare su tutto e tutti. Questi ultimi credono di essere anticonformisti, quando in realtà sono più conformisti e noiosi di tutti gli altri messi insieme (e in più soffrono di mal di stomaco) 😉

    Ogni riferimento a persone e animali è puramente casuale, sia chiaro.

  • Reply #CurriculumDelLettore: il lato critico e sognatore di Federico Simonetti – paroleombra 13 luglio 2016 at 6:38

    […] post intitolato Social, blogging e sgabelli ho menzionato un articolo di Federico Simonetti. Negli ultimi tempi ho scoperto in lui una cultura […]

  • Reply Curriculum del lettore: il lato critico e sognatore di Federico Simonetti – ParoleOmbra 31 marzo 2017 at 23:36

    […] post intitolato Social, blogging e sgabelli ho menzionato un articolo di Federico Simonetti. Negli ultimi tempi ho scoperto in lui una cultura […]

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