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Leggere Sette piccole atrocità di Stefano Brusadelli

10 giugno 2016
Leggere Sette piccole atrocità di Stefano Brusadelli

Amo le raccolte di racconti perché, una volta conclusa la lettura, ci si sente sazi come se si avesse letto un romanzo o più e non si ha il rimorso di non aver avuto il tempo per leggere qualcosa di interessante.

La scelta della settimana è ricaduta su Sette piccole atrocità per due banalissimi motivi. In primo luogo non avevo mai sentito nominare l’autore Stefano Brusadelli e, in secondo luogo, mi aveva colpito l’utilizzo della parola atrocità. Quest’ultima, infatti, fa paura anche solo a nominarla perché condensa il lato più oscuro e violento di ogni cosa e persona.

Come sempre, la mia non è una recensione a tutti gli effetti ma solo una carrellata delle impressioni provate e dei tentativi di individuare le atrocità presenti, così piccole da passare quasi inosservate…

Alla ricerca delle Sette piccole atrocità di Stefano Brusadelli

Il racconto di apertura, C’è posta da Milano mi ha intrigata fin da subito. Sarà perché un figlio scopre un carteggio letterario segreto della madre defunta e, invece di indignarsi, si lascia attrarre da un gioco un po’ perverso ovvero continuare la corrispondenza, come se nulla fosse accaduto. Mi sembrava di vedere una sorta di rappresentazione teatrale e, il finale, merita una buona dose di applausi. Prima atrocità, portare il lettore in una direzione e poi cambiare le carte in tavola, traendolo in inganno e sorprendendolo.

Per Il buon fantasma non posso dire la stessa cosa. Non mi è piaciuto moltissimo anche se gioca molto sul lato credulone che ogni essere umano, per quanto razionale possa essere, possiede. Il finale mi è parso poco incisivo, come sospeso. Della serie, ormai il danno è fatto, che senso ha, per la vittima, minacciare il suo interlocutore? Che sia in questo punto che appare la seconda atrocità?

Il pandispagna ha un buon sapore investigativo. Per protagonista, un carabiniere che, grazie alle sue abilità professionali, riesce a scoprire da dove proviene un dono molto dolce ma molto amaro per il motivo per il quale viene consegnato. Ciò che mi par atroce è che, sotto sotto, la storia potrebbe anche essere una perfida barzelletta della quale c’è poco da ridere.

Sette piccole atrocità di Stefano Brusadelli

Il consigliere del padreterno. Questa storia è un’atroce, crudele, deliziosa barzelletta. Una raffinata narrazione che ha per protagonista un’ipocrita e fuorviata moralità.

Il caffè delle otto è un angosciante diversivo per un uomo descritto come una persona metodica e abitudinaria fino all’inverosimile. C’è chi è perennemente in ritardo e si perde nelle faccende della vita e chi, invece, relega la vita stessa in un angolo tentando di controllarla con orari e abitudini svuotati di ogni spontaneità e significato. Il protagonista vive una giornata da incubo per un quarto d’ora fuori programma. Questo è tutto matto, ho pensato.

I carissimi cugini è un simpatico dipinto del detto in cui si definiscono i parenti stretti veri e propri serpenti. Solo che il veleno delle vipere messe in campo si ritorce contro colui che pensava di poter sfruttare questo fattore a proprio vantaggio. Racconto molto divertente.

L’ultima e settima atrocità è Il dio di Campo Marzio. Non lo so, qui non ho individuato nulla che possa essere considerato atroce ma ho trovato questo racconto conclusivo di una tenerezza sconcertante e l’ho riletto, amandone ogni singolo passaggio. Forse, di atroce, c’è solo il bisogno di costruire una bella menzogna per imbellettare e nascondere una brutta verità.

E tu? Avevi mai letto qualcosa di Stefano Brusadelli? Hai avuto le mie stesse impressioni?

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