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Leggere Soltanto un giornalista, una panoramica su Indro Montanelli

20 maggio 2016
Leggere Soltanto un giornalista di Indro Montanelli

Imparai allora che l’unico padrone del giornalista è il lettore. E quando lo si ha dalla propria parte, non c’è potere che possa imbavagliarti”

Con questa citazione, condivisa su Facebook, ho anticipato la lettura di Soltanto un giornalista di Indro Montanelli curato da Tiziana Abate. Anche se il libro campeggiava nei “da leggere” già da diversi anni mi ci è voluta la promessa fatta a Bruna Athena, promotrice dell’iniziativa #BookDreams2016, per decidermi ad affrontare la storia dell’Italia, dal fascismo fino ai giorni nostri, vista attraverso gli occhi di un uomo che fu sempre e soltanto un giornalista.

Leggere Indro Montanelli: Soltanto un giornalista

“In Italia ci sono pochi giornalisti e molti giornalai”.

Questa frase aleggiava spesso, come un mantra, in casa. Soprattutto dopo il telegiornale e in un qualsiasi programma a tema politico che se a me annoiavano a morte a mio padre conciliavano il sonno. Provavo a cambiar canale ma il genitore si svegliava immantinente e toccava sorbirsi le notizie del giorno.

Una volta ascoltato tutto, mio papà aveva l’abitudine a riassumere le informazioni recepite riesumando la frase con cui ho deciso di intitolare questo paragrafo, in Italia ci sono pochi giornalisti e molti giornalai. Un’affermazione di Indro Montanelli, figura leggendaria ma che si è raccontato come Soltanto un giornalista.

Prima di leggere le sue opere ho pensato che era meglio cominciare con una sua biografia. Così, giusto per darmi un’infarinatura di base sull’uomo che ha narrato un pezzo di storia decisamente sostanzioso e che va dall’Italia fascista fino all’anno di pubblicazione del libro. Perché anche a me sarebbe piaciuto diventare giornalista ma, alla fine, mi sono trovata (cosa buffa) a far la giornalaia, seppure a tempo determinato.

Soltanto un giornalista: il confronto tra insegnamento e giornalismo (e non solo)

Non leggo molto i giornali, non guardo le notizie in tv e men che meno vado a commentare questa o quell’altra figuraccia di un qualche politico sui social. Evito, mi tengo alla larga da queste informazioni perché non le capisco o forse vengono gestite in maniera tale da non poter essere comprensibili. Un fatto culturale che emerge, ben definito anche in diversi passaggi di Soltanto un giornalista:

“La cultura italiana è mafiosa perché nasce nel Palazzo al servizio del Principe. Il Principe cambia, al suo posto arriva il Granduca, il Papa, il Partito. […] Ma la cultura resta una faccenda d’iniziati e per iniziati. Non si cura della collettività né della missione che dovrebbe svolgere: diffondere il sapere tra la gente comune, parlandone il linguaggio.”

Diffondere il sapere tra la gente comune, parlandone il linguaggio. Una frase da incorniciare e portare sempre con sé perché è questo il punto fondamentale, la chiave di volta per comprendere il pensiero che Montanelli aveva delle istituzioni scolastiche italiane, messe a confronto con quelle estere presso una delle quali insegnò Letteratura Italiana:

“Insegnare mi piaceva. Se non avessi avuto il giornalismo nel sangue, probabilmente avrei seguito le orme di mio padre. Da lui avevo appreso l’arte di divulgare in modo limpido e facile e di raccontare la storia parlando di uomini e di fatti anziché di teorie”.

Montanelli seppe sempre utilizzare un linguaggio limpido e cristallino e informava, scriveva per il lettore. Parlava un linguaggio comprensibile a molti e questo spaventava chi deteneva il potere.

Indro Montanelli, Soltanto un giornalista

In tutto il libro poi non ho rilevato alcuna parola d’accusa o di amarezza dell’autore contro i suoi detrattori, è sempre stato coerente con sé stesso e con quanto diceva poiché lui credeva in ciò che vedeva ma non ne era accecato. Raccontava cercando di comprendere i meccanismi culturali dei luoghi in cui veniva inviato e analizzò, senza farsi troppi scrupoli, pregi e difetti delle personalità che intervistò. D’altronde:

“I principi restano e le idee invece cambiano…”

e

“Siccome si tratta di persone vive, per parlarne con spregiudicatezza ci vuole una certa dose d’incertezza, ch’è la tua unica virtù. Insomma, ci vuole un matto” – Gaetano Afeltra a Montanelli.

La mia impressione è che Montanelli fu amato e odiato perché, semplicemente, spiegava quanto accadeva. Non gonfiava un’informazione per aumentare le tirature di un giornale ed era nel posto giusto e al momento giusto un po’ per istinto (come disse lui) e un po’ perché sapeva leggere la realtà. E per quanto irrequieto e scomodo nel suo essere un libero pensatore, si mantenne sempre umile:

“Il Corriere non era soltanto il giornale più prestigioso d’Italia, era una specie di santuario del giornalismo, dove vigeva ancora la vecchia regola albertiniana che per rendere autorevole una firma ci volevano decenni”.

In Soltanto un giornalista si apre un mondo che tocca gli argomenti più disparati offrendo una panoramica, descritta minuziosamente ma con semplicità, non solo della storia d’Italia ma anche d’Europa senza dimenticare di dare un’idea ben definita delle personalità più influenti dello spaccato temporale in cui è vissuto.

Affascinanti poi i retroscena sul mondo editoriale, i suoi rapporti con Piovene, Buzzati, Longanesi e Rizzoli, sulla nascita di riviste come Oggi e quotidiani come Il Giornale. Tutto sembra facile e difficile, entusiasmante e frustrante allo stesso tempo.

Tutte le cose riportate in Soltanto un giornalista non hanno solo un valore documentario ma possono essere applicate benissimo anche ai nuovi Media e alle nuove professioni che si affacciano sul web come il blogging. Anche se un blogger non è un giornalista, infatti, deve:

  • Ricercare e appurare le fonti, come Montanelli fece con l’inchiesta Mattei
  • Valutare se scrivere o meno di un determinato argomento.

“Se siete un giornalista la notizia la dovete dare, se siete un gentiluomo non la dovete dare” disse Cicconardia a Montanelli sul caso Orzel, durante la Seconda Guerra Mondiale. Indro non la diede.

  • Rispettare il lettore e divulgare, per quanto è possibile, la cultura.
  • Essere coerenti lavorando su credibilità e autorevolezza.

Solo per citare alcuni collegamenti che mi sono venuti in mente in corso di lettura.

Insomma, Soltanto un giornalista è un libro da leggere e da studiare e, inoltre, offre altri spunti di lettura decisamente interessanti. Affascinante, molto affascinante.

Autore: Indro Montanelli, Tiziana Abate
Titolo: Soltanto un giornalista
Casa editrice: Bur
Collana: saggi
Pagine: 358
Anno di pubblicazione: giugno 2009 (seconda edizione)
Prezzo di copertina: € 9.20

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3 Comments

  • Reply Afferma la tua identità con il Net Branding, perché leggerlo – paroleombra 31 luglio 2016 at 10:47

    […] ha fatto tornare in mente un libro acquistato tempo fa. Si tratta di Soltanto un giornalista, una testimonianza di Indro Montanelli resa a Tiziana Abate, edito […]

  • Reply #PordenoneLegge 2016: gli incontri con gli autori – paroleombra 19 settembre 2016 at 10:45

    […] per ultimi questi due incontri perché dopo l’analisi che ho cercato di fare commentando il libro Soltanto un giornalista di Indro Montanelli e scrivendo Comunicazioni, social e altri disastri, il tema del destino del giornalismo e […]

  • Reply #BookDreams2016: autori da leggere – paroleombra 2 dicembre 2016 at 9:40

    […] quale diceva che in Italia ci sono pochi giornalisti e parecchi giornalai. Quest’anno leggerò Soltanto un giornalista, una testimonianza resa a Tiziana Abate. Anche se questo mio sogno rimarrà nel cassetto, non vedo […]

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