pausa racconto Scrittura creativa

Pausa racconto: le ali dei ricordi, prima parte

5 maggio 2016
Pausa racconto: le ali dei ricordi, storia di Angelica e Alessio, prima parte

Eccomi qui con un nuovo racconto a puntate per pausa racconto. Non è proprio nuovissimo, anche Le ali dei ricordi ha partecipato a un concorso ma, a quanto pare, non venne particolarmente apprezzato dalla giuria e a ragione.

Grazie alla revisione di Antonella Albano ho capito che c’erano parecchie cose che non funzionavano nella storia in sé e vi ho lavorato sopra fino ad ottenere una versione accettabile e pubblicabile.

In Le ali dei ricordi non vi sono note biografiche, è una storia inventata di sana pianta ed è stata definita surreale, termine che, sinceramente, non mi dispiace.

Spero che piaccia anche a te e… buona lettura! 🙂

Pausa Racconto: le ali dei ricordi

Città metalliche e sovraffollate ospitano automi superficiali genericamente definiti “esseri umani”. In un mondo come questo, dominato dall’apparenza e dall’ossessione compulsiva nel tentare di essere ciò che non serve, il tempo delle fiabe appare concluso.

Bionda, occhi chiari,incarnato candido e perfetto.

“Quant’è bella!” pensò Alessio quando la vide entrare nel locale, circondata da amiche e “ragazzi più grandi”.

Aveva una visuale perfetta dell’ingresso del pub più famoso del momento e, dalla finestra della sua camera da studente universitario, il ragazzo studiava Angelica. I suoi lineamenti, le luci e le ombre del suo corpo ancora acerbo, avvolto in un abito elegante, alla moda, costoso. Non sapeva nulla di lei ma l’osservava, innamorato di un sogno che gli alleggeriva le ore passate a studiare ingegneria.

Poi, da una sera all’altra, la visione scomparve“Forse era davvero un sogno” rimuginò Alessio.

Ormai erano passati anni dall’ultima volta che l’aveva intravista ma, sebbene si fosse laureato, Alessio si scopriva ancora a fissare, la sera, il locale tanto frequentato dalla misteriosa fanciulla, dove amici e ammiratori sostavano prima di spostarsi in qualche altro punto della città, abusando, molto probabilmente, anche di divertimenti non proprio legali.

“Ma che senso ha pensarci su? Meglio che vada a dormire, domani è il mio primo giorno di lavoro” e, dato un ultimo sguardo al completo di laurea, l’unico abito elegante che possedesse, spense la luce della sua cameretta di dipendente della Sidrie, mastodontica azienda di impianti diretta dall’arcigno dottor Mirelli. Ruolo? Perito metalmeccanico.

“E meno male che ho studiato ingegneria…” un fugace pensiero, prima di addormentarsi.

#PausaRacconto: le ali dei ricordi (1)

immagine via Pixabay

La base logistica della ditta era un intero piano situato sulla punta dell’edificio più alto della città, un mostro conico a cui si alternavano lamiere e vetrate che si riproponevano negli interni. L’ufficio del capo era posizionato al centro dell’enorme stanzone e da questa collocazione il magnate poteva osservare e controllare tutti gli uffici comunicanti, anche quelli più distanti. Tale disposizione aveva un qualcosa di vagamente inquietante, ma non aveva impedito ad Alessio di ambientarsi e di stringere amicizia con il suo collega di lavoro, Felice, di nome e di indole, e prossimo alla pensione.

Il compagno delle avventure e delle sventure d’ufficio di Alessio, infatti, era cresciuto in una casa famiglia ma, pur avendo affrontato numerosi sacrifici e difficoltà, aveva sempre il sorriso sulle labbra ed era sempre pronto a spendere una parola gentile o di conforto per chi subiva gli scatti d’ira del Dottor Mirelli, il capo. Alle volte, arrivava anche a contrastarlo apertamente e sembrava non temere di essere licenziato.

“Felice, come mai sei l’unico a non aver paura del capo?” gli domandò Alessio che non sapeva spiegarsi da dove derivasse questa licenza comportamentale dell’amico.

Il viso sempre aperto e il tono di voce di Felice presero, inaspettatamente, una piega amara: “Perché un tempo eravamo amici. Abbiamo fatto scelte diverse nella vita. Lui ha avuto tutto quello che credeva di dover avere mentre io ho conservato tutto quello che lui ha perso”.

“Non ho capito!” sussurrò Alessio.

“Non fare domande per le quali non è necessario che tu abbia risposte, Alessio” tagliò corto Felice, chiudendosi in un inaspettato bozzolo di riservatezza.

Proprio in quel momento, i corridoi del piano furono attraversati dalla bellissima ragazza che Alessio aveva spiato, un tempo, dalla sua misera stanzetta. Questa volta non era accompagnata da amiche e ammiratori, ma da un assistente sociale che spingeva la carrozzina dove lei era seduta. Nessun abito elegante che ne facesse risaltare le forme, ormai quelle di una donna. Nessun sorriso o sguardo civettuolo su un volto rimasto incantevole, e l’espressione altera e un po’ arrogante dell’adolescenza si era spenta, cedendo il passo a un’aura di fragilità e tristezza che invece di smorzarlo, acuiva il fascino che ancora lei promanava.

Il ragazzo la riconobbe e, d’impulso, uscì come una scheggia dall’ufficio per andarle incontro. Non si sa come, inciampò in una valigetta mal posizionata e cadde lungo disteso ai piedi di lei. La scena aveva un che di comico, i dipendenti soffocarono a stento le risatine ma lei, lei non fece una piega.

“Idiota! Perché non guardi dove metti i piedi? Stupido fannullone che non sei altro! Chi ti ha detto di abbandonare la tua postazione di lavoro?” tuonò il Dottor Mirelli. Anche lui stava andando incontro alla ragazza e c’era mancato poco che non venisse travolto a sua volta dal nuovo assunto.

“Io.. Io… chiedo scusa!” balbettò, Alessio, mortificato “Torno a lavoro”.

“Sì, forse è meglio. Idiota!”

Il giovane però lanciò un ultimo, fuggevole sguardo all’invalida. Nei suoi occhi un pensiero a lei rivolto: “Mi dispiace. Non volevo comportarmi in modo così irruento”.

Il messaggio, anche se lei non lo diede a vedere, parve essere stato recepito e, per un attimo, Alessio ebbe l’impressione di aver scorto un’anima imprigionata ma piena di colori.

Si voltò e raggiunse Felice. Nel cuore una strana sensazione, come se qualcosa si fosse destato dal sonno e dall’oblio…

La lettura ti ha incuriosito? Allora ti lascio continuare con la seconda parte! 😀

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