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Scrivere su commissione: piccoli problemi da risolvere

18 aprile 2016
Scrivere su commissione: piccoli problemi da risolvere

Scrivere è bello, scrivere è difficile, scrivere è un gioco per equilibristi squilibrati.

La frase d’attacco di questo post mi è stata ispirata da un bellissimo articolo di Luana Galanti, intitolato Il web writer è un equilibrista. Se non conosci Luana, perché non dai un’occhiata al suo Curriculum Del Lettore?

Scrivo tanto, più di quello che avrei mai potuto immaginare e so anche che sono ancora ad un punto in cui scrivo poco. Questo non vuol dire che in corso d’opera non abbia incontrato delle difficoltà, dicesi anche problemi.

Oggi voglio provare ad elencarli ripensando anche a come ho cercato di risolverli volta per volta, alle parole che mi sono detta…

Scrivere su commissione: come si comincia? Scrivendo

Scrivere, di per sé, è relativamente facile quando si suppone che tu conosca la materia di cui parli e che, naturalmente, piace a te e a chi spende parte del suo tempo a leggerti. Il tempo vola quando si fa qualsiasi cosa per piacere e per passione.

È quando si comincia a scrivere su commissione che la faccenda, per chi vuole fare della scrittura non solo un hobby ma anche una professione, si fa complicata. Il tempo sembra non passare mai ma se ne sente comunque lo scorrere inesorabile e sorge spontaneo il primo problema, se si è in grado o meno di seguire con rigore una simile aspirazione.

La soluzione è, scrivere, per appurare la propria capacità di saper mettere in riga delle parole dandogli un senso. Io ho provato:

  • tenendo un diario segreto da chiudere in un cassetto con tanto di chiave e lucchetto rifugiandomi, paurosa, in una scrittura puramente catartica, senza alcuna velleità artistica,
  • partecipando a tutti i concorsi letterari che mi capitavano (ma senza aspettarmi di vincere qualche cosa)
  • allenandomi su piattaforme apposite con un team disposto a spiegarti e guidarti. Hai mai sentito parlare di Palestra Writer? È grazie a loro che ho scoperto la scrittura professionale nella quale continuo ad applicarmi, scrivendo e riscrivendo
  • aprendo un blog personale e lasciando ogni speranza di gestirlo quando e come mi capitava. Il blog, personale o professionale che sia, è un impegno da mantenere, almeno per i primi tre mesi. Se non ce la fai, lascia stare.

Scrivere su commissione: facile o difficile? Dipende dagli argomenti

In seguito, la mia vocina interiore mi ha domandato:

“Sei capace di costruire un discorso sensato trattando temi che conosci e che ti piacciono? Ottimo, adesso arrangiati perché d’ora in poi i problemi non saranno poi così piccoli”

Una volta appurato che tutto sommato sono capace di scrivere in modo decente, sono arrivati alcuni post su argomenti assurdi che non conoscevo e, ancora peggio, solo a sentirne parlare mi viene la sonnolenza o l’orticaria. Insomma, scrivere di argomenti che non piacciono è un problema.

Certo, non ci vuole niente a informarsi, a fare una ricerchina ma, se l’argomento è ostico, anche documentarsi diventa un’agonia e il tempo per assorbire e rielaborare i dati si triplica. Vien voglia di rinunciare a scrivere, perché non diverte più. Giusto? Sbagliato. È qui che entra in gioco la passione e la determinazione di trovare una soluzione anche a questo problema perché è proprio vero che la necessità aguzza l’ingegno. Quindi:

  • ho chiesto aiuto a persone esperte e competenti sul tema che dovevo trattare,
  • ho associato ciò che amo a ciò che detesto trovando la forza di portare a termine il lavoro,
  • ho cazzeggiato (tipo; guardare il soffitto, andare al bar o perdermi a leggere le conversazioni di gruppi social dove si parla di tutto fuorché di cose serie) fino a quando il pezzo commissionato non ha preso forma, quasi per inerzia.

Ah, tutte queste soluzioni sono state adottate nel rispetto delle scadenze imposte dal committente. Ed è qui che si rischia lo squilibrio mentale perché, a mio parere, se vuoi dimostrarti professionale, oltre che bravo e competente, devi essere velocissimo e cercare di giocare d’anticipo.

Come scrivere nel rispetto dei tempi, cercando di anticiparli

Ora, qui non saprei proprio dare una soluzione perché il bello della scrittura professionale è che non sai mai quando ti arriverà un post su commissione e quindi è tutto un work in progress.

L’unica cosa che mi viene in mente da dire o da fare per anticipare i tempi è scrivere più di quanto avrei mai immaginato e preventivato e se, alle 8:00 di mattina mi chiedono un pezzo da redigere entro le 12:00, cerco di eseguirlo per le 11:00. (Naturalmente, cerco di valutare l’argomento e il tempo che penso di impiegare per trattarlo in forma scritta).

È un ottimo modo per fare buona impressione ma, se posso, evito di promettere che un testo sarà pronto per ieri. C’è sempre un imprevisto che potrebbe scombinarmi i piani.

Spesso leggo in giro che ci sono persone convinte che ci vogliono pochi minuti per scrivere due righe, non è così. Mi sono capitati pezzi che ho scritto (momenti rarissimi e meravigliosi) in mezz’ora e altri, anche personali, che mi hanno portato via una giornata intera portandomi al limite della disperazione e del blocco creativo.

Scrivere è un lavoro, va pagato (un minimo, almeno)

E infine, nota dolente che attanaglia tutti quelli che si approcciano alla scrittura professionale, me per prima.

La gavetta la devono fare tutti ma bisogna riconoscere il momento in cui è ora di dire basta e farsi pagare. Ma quanto chiedere?

Io sono tra quelle persone che hanno cominciato scrivendo per 50 centesimi. Che orrore, vero? Infatti, mi sono stufata presto ma questo non vuol dire che non abbia passato notti insonni a cercar di capire come cavolo quantificare il mio valore, sovrastimandomi o sminuendomi a seconda del momento.

Solo ultimamente e dopo aver scritto tanto, ma tanto, tanto, tanto sono arrivata a una zona franca, a una soluzione momentanea, dove testi dalle 400 alle 600 parole mi sono stati retribuiti dai 5 ai 15 € netti e in ritenuta d’acconto. Per te sembreranno spiccioli ma per me, ripensando ai primissimi post, no.

Perché la ritenuta d’acconto? Perché non mi sento in grado di sostenere le spese di una partita IVA e perché, semmai volessi aprirla, dovrò pur provare il mio valore in qualche modo. Verba volant, scripta manent dicevano i latini.

Se devo scrivere gratis, lo faccio su questo blog. Al di fuori di esso preferirei di no e solo per chi mi ha dato tanto in termini di tempo e di insegnamento o se mi sembra un’opportunità valida per crescere e professionalizzarmi.

Tu che ne dici?

Photo Credits: immagine in evidenza via Pixabay

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4 Comments

  • Reply Ilario Gobbi 18 aprile 2016 at 11:50

    Ciao,
    grazie mille per questo approfondimento, sono problematiche che sento molto vicine e non posso che confermare le tue analisi e conclusioni.
    La scrittura in ogni caso è fatica e impegno – anche se molti non sembrano pensarla in questo modo – e necessita di concentrazione e di un minimo di ricompensa.
    Personalmente, amo anche mettere un video di sottofondo che mi faccia avvertire meno la fatica dello scrivere se sono intento a realizzare qualcosa di non mio.
    A presto!

    • Reply Rita Fortunato 18 aprile 2016 at 14:51

      Grazie, Ilario. Questa cosa del video non l’ho mai provata, seguirò il tuo consiglio. 🙂

  • Reply Sara Daniele 19 aprile 2016 at 16:36

    Davvero utile questo post per avere un confronto con chi fa il tuo stesso lavoro. Tutto ciò che scrivi l’ho provato e quindi non posso che condividerlo, soprattutto nella parte del blocco creativo che a me, quando arriva, sembra durare un’eternità.
    Ho imparato a sbloccarlo con la musica (metto qualcosa su e ballo e canto come una matta) o con i miei 15 minuti di meditazione. Sì i due estremi opposti, proprio come me 😀
    Un abbraccio e continua così.

    • Reply Rita Fortunato 20 aprile 2016 at 8:04

      La musica non deve mancare mai, hai ragione Sara e, grazie.
      Ricambio l’abbraccio! <3

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