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Lettera allo scrittore: una parziale rivalutazione di D’Annunzio

15 marzo 2016
Lettera allo scrittore: una parziale rivalutazione di D'Annunzio

Lo scorso 8 marzo, in occasione della Festa delle Donne, non ho pubblicato alcuna Lettera allo scrittore per potermi dedicare interamente alla condivisione della Lettera alla scrittrice redatta da Bruna Athena, madrina di questa bella iniziativa culturale.

Oggi, passando da un estremo all’altro, oso rivolgermi a un altro indiscusso (ma discutibile) letterato nostrano, Gabriele D’Annunzio.

#LetteraAlloScrittore: Gabriele D'Annunzio (immagine via web)

Caro Gabriele, ho letto poco di te e solo il necessario, per rispettare i miei obblighi scolastici (e quindi evitare il rischio di bocciatura).

Se per Pasolini ho dovuto attendere un corso monografico all’Università per conoscerne le opere, le idee e le ideologie, la cultura e la sensibilità, di te non ho potuto liberarmi. Eri e rimani ovunque, nei testi di letteratura e di storia, nella mia tesina di maturità e, di conseguenza, anche nei collegamenti in campo artistico.

In verità, volevo dedicarmi a Mucha, all’Art Noveau e al Decadentismo ma tu, come il prezzemolo, ti sei affacciato sulla mia ricerca di allora nelle sembianze di Andrea Sperelli, protagonista di una delle tue prime opere in prosa, Il piacere. Un romanzo che lessi, scusami il gioco di parole, con sincero piacere. Particolarmente suggestiva la scena di una Roma coperta di neve, vista dall’interno della carrozza del tuo alter ego. Elena o Maria, sensualità o virtù, amore fisico o contemplazione della bellezza femminile? In quel piccolo passaggio mostrasti tutte le possibili risposte, ne evocasti le sensazioni sia a livello visivo sia uditivo. Uno stile molto sottile ed elegante il tuo, non c’è che dire. Che seccatura dover apprezzare ciò che hai lasciato tramite un po’ di carta e inchiostro.

Il tuo modo di vivere e di affrontare la vita, più che espressione di una devozione per l’Arte in tutte le sue forme a me non sembrava altro che un ossessivo desiderio di autocompiacimento per le tue bravate.

Tu fosti egocentrico, spaccone e spandone. Scaltro e furbo, acuto e coltissimo. Opportunista fuor di misura, ti sei (secondo me allegramente) abbandonato alle malinconie decadenti, hai indossato (secondo me non proprio convinto, come volevi far credere) il pensiero futurista e ti sei gettato in imprese spericolate. Hai conosciuto la cecità, ma non ti ha fermato dall’intenso desiderio di scrivere tutto ciò che ti passava per la testa. Malgrado il tuo aspetto non propriamente attraente, hai sedotto molte donne e (forse) solo una ne hai amata.

Con l’Università e un altro corso a te dedicato, sono tornata sulle pagine de Il piacere. È tornato il fastidio misto ad ammirazione quando ho letto i tuoi scritti giornalistici, le bozze narrative e altri tuoi versi poetici. Li ho visti sotto un’altra luce. Ne ho riscoperto le sperimentazioni linguistiche, l’attingere ad altre forme d’arte. Ho, ancora una volta, contemplato con quanto amore e cura scegliesti le parole, dando loro colore e musicalità.

Insomma, ti ho parzialmente rivalutato ma, essendo stata più o meno costretta a studiarti, non sono ancora andata oltre le letture obbligate.

Sei stato un personaggio fuori dal comune ma il mio impulso a scriverti questa lettera, caro Gabriele D’Annunzio, non proviene dai tuoi scritti né dalle tue imprese annunciate e sovradimensionate. A spingermi a scriverti, con sincera stima, è stata una tua inusuale manifestazione di responsabilità e coerenza quando difendesti dalla censura alcuni tuoi versi, politicamente scomodi per l’epoca. Non volesti epurarli dal testo dichiarandoti pronto ad assumerti rischi e conseguenze.

Ammirevoli o meno che fossero i tuoi intenti, almeno sapesti essere originale e sfruttasti a fondo tutti i neuroni che avevi a disposizione.
Forse la tua vita non è stata un esempio scintillante di virtù ma, di certo, non sei una figura etichettabile e, come un fauno un po’ malefico, hai riso e deriso tutto e tutti.

Altro non saprei che dirti e quindi qui ti lascio con i miei, tutto sommato,

Cordiali Saluti.

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6 Comments

  • Reply Poetica delle mie illusioni 15 marzo 2016 at 8:59

    Come persona non mi é mai piaciuta, troppo paraculo, come scrittore però mi piace molto. Ha un gusto delle parole eccezionale. Aulico e terreno al tempo stesso. Grande poeta.

    • Reply Rita Fortunato 15 marzo 2016 at 9:32

      Completamente d’accordo con te, Poetica.
      Peccato però che spesso ci si fermi al personaggio e non a ciò che ha lasciato attraverso i suoi scritti, mettendolo in secondo piano.

      • Reply Poetica delle mie illusioni 15 marzo 2016 at 9:34

        Sì, a volte bisogna scindere la vita e le opere degli scrittori, per essere imparziali e poter apprezzare al meglio!

  • Reply #LetteraAlloScrittore: Ilaria Bo scrive a Eugenio Montale – paroleombra 13 dicembre 2016 at 7:35

    […] e anche di influenzare un eventuale cambiamento. Lo so che per te il poeta non deve ergersi a “poeta vate”, quindi come super partes o come qualcuno che ha maggiore voce in capitolo, ma piuttosto è un […]

  • Reply Lettera allo scrittore: Ilaria Bo scrive a Eugenio Montale – paroleombra 29 gennaio 2017 at 22:54

    […] e anche di influenzare un eventuale cambiamento. Lo so che per te il poeta non deve ergersi a “poeta vate”, quindi come super partes o come qualcuno che ha maggiore voce in capitolo, ma piuttosto è un […]

  • Reply Lettera allo scrittore: il potere delle parole di Giuseppe Ungaretti – paroleombra 14 febbraio 2017 at 11:13

    […] ricordare. Le maestre, furbe, non ci assegnavano mai un tuo componimento e appioppavano Leopardi, D’Annunzio e poi non ricordo. Ero alle […]

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