libri Recensioni

Lettera allo scrittore: in viaggio verso Jack Kerouac

26 gennaio 2016
Lettera allo scrittore: in viaggio verso Jack Kerouac

Eccoci a un nuovo appuntamento con l’iniziativa di Bruna Athena, la lettera allo scrittore e oggi ho scelto di inviare quattro righe a Jack Kerouac mentre Bruna ha pronta la lettera per Jane Austen. Temi e autori lontanissimi, praticamente agli antipodi per sesso, epoche, tematiche e luoghi di nascita. Ma comunque persone che hanno lasciato un segno incancellabile nella Storia della letteratura mondiale divenendo, per motivi diversi, veri e propri miti.

#LetteraAlloScrittore, Jack Kerouac

Caro Kerouac,
mi rivolgo a te per cognome perché la scorsa settimana ho scritto a London e non vorrei confondere le missive, dato che entrambi avete in comune il nome, Jack.

Certo, è improbabile confondervi, dato che siete nati un due epoche e luoghi diversi ma non posso fare a meno di notare una somiglianza nel vostro intento di narrare e denunciare la società nella quale vivete e i cui difetti tuttora resistono.

È passato molto tempo da quando ho letto il tuo capolavoro, On the road. Ogni volta che penso a quella lettura mi vengono mente tante cose, spesso scollegate fra loro ma che continuano ad accompagnarmi nel viaggio verso il nulla.

In generale, non amo guidare perché ho l’inclinazione a perdermi. Forse perché le strade sono tutte uguali o perché gli elementi che prendo come punti di riferimento non sono mai fissi, anzi, mutano in continuazione. Se a un bivio c’era un’albero, è probabile che esso sia stato sradicato per lasciar spazio a una nuova rotonda (e le rotonde mi ubriacano) oppure quel negozio non c’è più, è stato chiuso perché il proprietario non arrivava a fine mese. Oppure è molto probabile che quando ho le mani sul volante, guido seguendo una mappa mentale fatta di abitudini e svuotate di riflessione o poesia.

Insomma, come guidatrice non sono proprio una cima ma, come passeggera, penso di cavarmela abbastanza bene. La mia natura chiacchierona si spegne nel momento stesso in cui la macchina si mette in moto e si accende la radio. Da bambina erano i lassi di tempo che preferivo, speravo non finissero mai. Soprattutto per la musica. Sai, a parte alcuni cantautori italiani, i miei genitori hanno sempre ascoltato principalmente musica straniera e quindi sono cresciuta ascoltando raccolte di Blues e le canzoni di Bob Dylan e Bruce Springsteen, degli Eagles, dei Dire Straits e dei Pink Floyd. Per questi ultimi, chissà sei hai avuto il tempo di ascoltare qualche loro canzone. In fondo, erano appena nati quando tu lasciasti questa terra…

In auto, comunque, me ne stavo con il naso incollato al finestrino. Mi piaceva guardare lo scorrere dei paesaggi. Ero ferma, eppure in movimento. L’idea di vivere entrambe le situazioni, la stasi e il moto sembrava calmare quel senso di irrequietezza interiore che ogni essere umano porta con sé e della quale non riesce a liberarsi.

Certo, il panorama italiano, ed europeo in generale, non hanno nulla a che vedere con le sconfinate distese americane. Credo che la differenza stia nel fatto che tutto, in Europa, sia fatto a “misura d’uomo” e quindi anche le meschinerie della nostra natura mortale sembrano più piccole, più tollerabili. Di On the road ho purtroppo un vago ricordo, se non l’immagine di un Paese sconfinato, incredibile e immenso che fa da palcoscenico, risaltandole, delle miserie sociali di cui ti fai portavoce e senza temere di rilevare i punti deboli del tanto decantato Sogno Americano.

Or ora mi è venuta la smania di rileggerlo, anche se ho ormai passato i 30 anni.
Sì, Kerouac, più e più volte ho sentito dire che il tuo capolavoro va letto prima di questa fascia d’età. Perché dopo, non avrebbe più senso. Perché non si è più nelle condizioni di correre dei rischi o ci si è assuefatti all’idea di veder i propri sogni giovanili infranti e guidati in una vita preconfezionata dalla società di appartenenza.

Sì, credo proprio che tornerò a leggerti, Jack Kerouac. Voglio vedere che effetto farà rimettersi in viaggio con un romanzo scritto in appena 3 settimane…

Con affetto,
una lettrice

You Might Also Like

6 Comments

  • Reply #liabbiamoaiutaticosì: parteciparvi per il piacere di farlo – paroleombra 29 gennaio 2016 at 8:39

    […] come sempre in modo molto personale, Le ali della vita di Vanessa Diffenbaugh, ho scritto una lettera a Jack Kerouac e al suo pellegrinaggio lungo le strade americane, ho riflettuto sulle personalità che hanno […]

  • Reply #CurriculumDelLettore, Ludovica si racconta – paroleombra 31 gennaio 2016 at 22:40

    […] recente ho letto Sulla strada di Jack Kerouac, padre della Beat Generation e che coniò il termine beat. Fu proprio On the Road a ispirare il […]

  • Reply #LetteraAlloScrittore: il Furore di John Steinbeck – paroleombra 23 febbraio 2016 at 8:31

    […] sfuggita ma sono sincera nel dirti che il tuo romanzo, Furore appunto, mi colpì molto e, come con Jack Kerouac, compresi quanto non sia tutto oro ciò che luccica. Sogno americano […]

  • Reply #CurriculumDelLettore di Rocco Iannalfo: il Web Marketer degli psicologi – paroleombra 7 settembre 2016 at 6:32

    […] pietre miliari del periodo sono stati Sulla Strada di Kerouac e Compagno di Sbronze di […]

  • Reply #CurriculumDelLettore di Alessandra Arpi: le letture di una giornalista e consulente digitale – paroleombra 12 ottobre 2016 at 6:35

    […] libro che ho voluto inserire nel racconto della mia adolescenza è, immancabilmente On the road di Jack Kerouac. Faccio una premessa: l’ho letto poi anni dopo. E sì, leggerlo da adulti probabilmente lo […]

  • Reply Curriculum del lettore di Alessandra Arpi: le letture di una giornalista e consulente digitale – paroleombra 29 gennaio 2017 at 23:12

    […] libro che ho voluto inserire nel racconto della mia adolescenza è, immancabilmente On the road di Jack Kerouac. Faccio una premessa: l’ho letto poi anni dopo. E sì, leggerlo da adulti probabilmente lo […]

  • Leave a Reply

    %d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: