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Perché scrivo? Pensieri in cerca di risposte

22 gennaio 2016
Perché scrivo? Pensieri in cerca di risposte

Mercoledì è stata una giornata dedicata alla scrittura, in tutte le sue accezioni.

Io ho avuto il piacere di ospitare la Web Writer Freelance Luana Galanti con il suo Curriculum del lettore e poi mi sono trovata a commentare, in forma privata, un post di Socialmediacoso intitolato Perché scrivo?

Per la verità, avevo salvato il pezzo con l’intento di leggerlo in un secondo momento, con calma, ma Ambrosino mi ha anticipato chiedendo esplicitamente il mio parere. A me? Naturalmente, non sono stata sintetica.

Perché scrivo, quesiti e risposte di Socialmediacoso

Quando qualsiasi appassionato di scrittura si pone LA domanda, ovvero cerca di dare un motivo, una giustificazione valida al suo lavoro, le risposte, più o meno, si assomigliano. L’ho riscontrato nel post di Socialmediacoso, nelle confessioni di Ludovica De Luca e anche in uno dei primi pezzi in cui, a mia volta, cerco di spiegare perché ho scelto di scrivere.

Si scrive per passione, per professione, per terapia. Si scrive perché diventa un atto fondamentale nella nostra vita, come respirare. Si scrive perché, una volta cominciato, diventa una vera e propria dipendenza.

Personalmente, io scrivo perché sono irrequieta, perennemente insoddisfatta e, sembrerà strano, non lo faccio tanto per migliorare me stessa ma più per costringermi ad affrontarmi, a guardare e tirar fuori le qualità che galleggiano (e spesso affondano) in un mare di difetti. Il punto non è proprio diventare migliori ma, perdonarsi e accettare anche la possibilità di avere dei talenti da difendere e coltivare.

Che abbia detto le stesse cose espresse da Ludovica e Francesco? Molto probabile ma tu, come l’hai intesa? Sono riuscita a farti arrivare la mia passione per la scrittura? A capire e sentire il motivo per cui ora sono qui a scrivere? Malgrado in questo esatto momento sia un po’ febbricitante e parli come Ivan Drago (Dolph Lundgren) di Rocky IV non riesco a impormi di stare lontana da smartphone, computer, carta e penna. Non riesco a non scrivere perché scrivere è un’azione capace di farmi stare meglio e mi rende più utile.

Le motivazioni che mi hanno convinta ad aprire un blog

Ambrosino ha fondato Socialmediacoso per crearsi una reputazione e, su di essa, costruire una professionalità sufficientemente solida da garantirgli anche un guadagno materiale. Se non hai un blog, virtualmente, non esisti ma sebbene concordi in parte con la sua risposta ufficiale, non è questo il motivo originario che mi ha condotta ad aprire paroleombra.

Man mano che si accumulano gli articoli e le letture, ho realizzato che scrivere per un blog, soprattutto se personale, è un modo per monitorare la strada percorsa.

Dalla paura di mettere online parole vuote perché convinta di non avere nulla da dire sono passata alla presa di coscienza che non solo le parole hanno un sapore diverso quando sono scritte da persone differenti ma che esse, in base a come sono gestite e strutturate, hanno assunto delle sfaccettature che mi hanno permesso di scoprire lati di me che prima non conoscevo. Scrivendo sono cambiata, in meglio o in peggio non lo so ma è un cambiamento che è stato notato da chi legge che, a sua volta, mi ha attribuito delle competenze spendibili anche sul mercato del lavoro pur mantenendo il loro grado di umanità.

Perché aprire un blog

Più persone scoprono questo spazio web e più sono esposta al confronto. Ed era questo che cercavo perché se scrivere bene non basta, è necessario trovare qualcuno disposto a leggerti e ad aiutarti a migliorarti in questa difficile disciplina. No, non si stanno due minuti a scrivere quattro righe e no, non è un gioco, è una cosa seria.

Sono stata fortunata. Il blog mi ha permesso di acquisire maggiore fiducia in me stessa e grazie alle nuove amicizie e ai confronti nati articolo dopo articolo sto cominciando a pensare che forse paroleombra potrebbe diventare qualcosa di più di una goffa richiesta d’aiuto per migliorare le mie capacità scrittorie. Forse potrebbe essere riconosciuto come un punto di partenza verso un’evoluzione non solo umana ma anche professionale.

Le fasi di scrittura e il passo di Elio Vittorini

Uno dei motivi che mi fanno stimare sempre più Socialmediacoso è il suo continuo attingere a ogni tipo di linguaggio, nostrano e non. In Perché scrivo? mi ha colpito il suo riportare un passo, una riflessione di Elio Vittorini che illustra la scrittura come un atto di fede capace di indagare la verità.

Prima di scrivere questo paragrafo, ho letto due volte le parole di Vittorini ma quando vedo la parola verità, mi viene l’ansia. Vado in blocco. Che cos’è la verità? Non esiste una verità assoluta così come noi esseri umani siamo perfetti perché imperfetti (parafrasando Joe March di Piccole Donne).

La mia credenza è che i grandi autori non hanno scritto delle verità ma parti illuminate di esse. Quando si accorgono di aver dimenticato una parte visibile, la aggiungono e, allo stesso tempo, la manipolano.
Forse, per chi ama scrivere, più che narrare la verità si sente il bisogno di integrarla al fine di colmare una propria e personale lacuna interiore. Per amare di più sé stessi e credere che è possibile diventare persone accorte ed equilibrate, capaci di superare e gestire le fasi di scrittura che vanno da una fecondità tale da indurre alla follia al vero e proprio blocco dello scrittore.

 

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6 Comments

  • Reply Rocco Laurino 22 gennaio 2016 at 10:17

    Effettivamente non sei molto sintetica..ma…questo post ad esempio l’ho letto tutto, senza saltare paragrafi e aspettando il finale, che purtroppo è arrivato. Avrei letto volentieri un altro pò ma mi accontento. Continua cosi.

    • Reply Rita Fortunato 22 gennaio 2016 at 10:26

      Purtroppo no, sono una chiacchierona (ma passo anche periodi di silenziosa riflessione, veramente!).
      Sono felice che almeno non ti sia annoiato, Rocco Laurino. Continuo a scrivere, allora! 😀

  • Reply Rita Fortunato: c'è sempre qualcuno pronto a darti una mano. 24 gennaio 2016 at 14:20

    […] Oggi per #liabbiamoaiutaticosì, vi presento Rita Fortunato, con due racconti, brevi ma significativi. La sua sensibilità è grandissima e scaturisce da queste poche righe, come dal suo blog […]

  • Reply #LetteraAlloScrittore: in viaggio verso Jack Kerouac – paroleombra 26 gennaio 2016 at 13:02

    […] non sono proprio una cima ma, come passeggera, penso di cavarmela abbastanza bene. La mia natura chiacchierona si spegne nel momento stesso in cui la macchina si mette in moto e si accende la radio. Da bambina […]

  • Reply La scoperta di Canva e piccoli esperimenti – paroleombra 29 gennaio 2016 at 20:55

    […] non pensavo che la scrittura sarebbe diventata una specie di dipendenza e ogni settimana cerco di tirar fuori un argomento da […]

  • Reply #PausaRacconto di Daniele Fortunato: La morte di Anaia, l’ingorda (1) – paroleombra 23 giugno 2016 at 8:00

    […] amo scrivere, lui non più di tanto eppure, quando gli salta la scintilla se ne esce con qualche storia […]

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