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Lettera allo scrittore, ripensando alle critiche di Jack London

19 gennaio 2016
#LetteraAlloScrittore: ripensando alle critiche di Jack London

Continuano le missive raccolte dall’iniziativa di Bruna Athena e, per questa settimana, mi è tornato in mente Jack London e tutte quelle volte che ho letto il suo Zanna Bianca per poi scoprire anche Il richiamo della foresta.

Ho quasi la tentazione di parlarti direttamente del perché ho amato questi due romanzi di London ma così toglierei le parole che andrebbero vergate per questa lettera fittizia, inviata a uno dei romanzieri più intelligenti che abbia avuto il piacere di leggere.

Se vuoi continuare la lettura con l’altra metà del cielo, ti consiglio di fare un salto anche sul blog di Bruna Athena, ha appena pubblicato la sua lettera alla scrittrice della settimana.

#LetteraAlloScrittore_Jack London

Caro Jack,
scriverti è per me una sfida non indifferente. Ho letto e riletto i tuoi romanzi trovandoli bellissimi ma sappi che mi hanno causato dei piccoli traumi che mi hanno fatto riflettere sul lato più duro della realtà, della vita e di quella che è la società alla quale apparteniamo. Malgrado sia la Natura e gli animali i tuoi grandi protagonisti, il senso di ciò che hai lasciato è ancora attuale, attualissimo. E difficile da digerire.

Tutto è cominciato con Zanna Bianca. Fui completamente travolta dalla bellezza della storia, delle descrizioni, delle vicissitudini del protagonista, un lupo. Nella prima parte sembra quasi di vedere e respirare la Natura selvaggia e incontaminata e le scene di vita e sopravvivenza quotidiana degli abitanti della foresta.

Poi hai introdotto l’uomo e una serie di avvenimenti che non hanno fatto altro che mostrare il lato peggiore dell’umanità. Il primo micro trauma causatomi, naturalmente, avviene con la cattura di Zanna Bianca e la perdita della libertà. La legge del bastone e la storia di un’amicizia fra uomo e animale mi hanno mostrato la vanità e la superbia umana, convinta di poter dettare il bello e il cattivo tempo nelle relazioni con l’ambiente, infischiandosene delle leggi della Natura. Certo, alla fine sembra che il progresso abbia avuto la meglio ma, di quale progresso si parla? Ho trovato ironico e paradossale la tua scelta di collocare Zanna Bianca nella casa di un giudice, come se avesse finalmente la dignità e il rispetto dovuti dopo una serie di ingiustizie e crudeltà. Un contentino dato a una creatura selvaggia, strappata dalla sua casa e privata di una libertà che gli apparteneva, dalla nascita. Un piccolo cammeo di quello che li Uomini chiamano “civilizzazione”.

Un libro stupendo, diverso e, sotto certi aspetti, simile alle tematiche trattate da Charles Dickens in Oliver Twist ma, quando ho scoperto che Zanna Bianca è nato da un tuo senso di colpa, le certezze che mi sembrava di aver acquisito sono crollate miseramente.

Prima di tutto, quando mi accorsi che la storia del lupo addomesticato a forza era successiva al romanzo, speculare, intitolato Il richiamo della foresta, ho pensato di aver sbagliato libro preferito. Quest’ultimo, infatti, mi ha scosso ancor di più poiché si svolge al contrario. Il lettore, questa volta, si trova a dover seguire le avventure di Buck, un cane domestico di un ricco signore rapito, sempre per interesse e avidità, e buttato in pasto alle leggi della Natura.

Pian piano la presenza dell’Uomo svanisce e il richiamo della vita selvaggia, dura e crudele si fa sempre più forte. Ho preferito il finale de Il richiamo della foresta mille e mille volte di più rispetto a quello scelto per Zanna Bianca. Il graduale inselvatichimento di una creatura nata per poltrire, sicuro, all’interno delle mura domestiche ha esercitato su di me un fascino incredibile e mi sono scoperta a ridacchiare anch’io con il protagonista ormai libero dai vincoli nei quali era cresciuto e istruito e perfettamente adattato alle leggi non scritte della Natura originale.

Insomma, Buck ha avuto le sue rivincite e la sua vendetta sulla Civiltà trovando il suo posto nel mondo e facendo rinascere il suo istinto più vero e autentico. Scoprire che poi ti sei pentito di ciò che hai scritto e hai cercato di ritrattare il senso di tutto il romanzo con quello successivo continua però a lasciarmi spiazzata.

Hai narrato tanto del fatto che la vita non è altri che una lotta continua tra bene e male, difetti e virtù, Uomo e Natura e poi quasi ti arrendi, ti pieghi alle lamentele dei tuoi contemporanei? Per ristabilire lo status quo, il comune pensare, il quieto vivere? Una critica alla società civile in cui si vive non è mai abbastanza dura ma, chi sono io per rimproverarti o esprimere dei dubbi sulle tue decisioni narrative?

Tuttavia, non credo sia un caso se mi è rimasta la copia de Il richiamo della foresta mentre quella di Zanna Bianca è nelle mani di chissà chi.

Sì, perché la storia dell’addomesticamento del lupo mi piacque così tanto che feci la sciocchezza di prestarlo alla persona sbagliata. Non mi fu più tornata indietro e, ora che ci penso, non sono neanche tanto sicura di rivolerla. Ho Il richiamo della foresta e ne sono gelosa.

Scriverti è stato difficile perché, per la prima volta non riesco ad avvolgerti di complimenti come farebbe un lettore devoto, completamente assoggettato alla poetica del suo autore più amato. Forse sei uno dei pochi autori ai quali solleverei una critica per le sue decisioni. Forse perché è il tuo stesso spirito critico, lucido e tagliente, a suggerirmi queste parole.

La tua voce si è fatta sentire e, ancora adesso, è più attuale di quanto possa sembrare e si mantiene fastidiosamente vera per chi non vuole aprire gli occhi sulle cose che non funzionano e che, semplicemente, sono deleterie per tutto il Creato. Avresti mai creduto di ottenere questo tipo di riconoscimento?

Ovunque tu sia, comunque, grazie per l’inchiostro versato e per il dubbio instillato nelle menti dei lettori capaci di sentirti, anche dove non vi è alcun segno fissato su carta.

Con stima,
una tua lettrice qualunque.

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6 Comments

  • Reply athenabruna 19 gennaio 2016 at 9:59

    Jack London è molto particolare; non ho letto né Il richiamo della foresta né Zanna bianca, ma ho letto, quando ero ancora al liceo, Il vagabondo delle stelle: molto triste, ma molto profondo.

    • Reply Rita Fortunato 19 gennaio 2016 at 10:15

      Sì, London non è un autore semplice come potrebbe sembrare, anche se affascinante. Il vagabondo delle stelle mi manca, adesso stavo pensando di leggere Storie di boxe. Il Sole 24 Ore sta mandando fuori dei piccoli libretti con racconti di grandi autori e quello di London è tra i primi che ho acquistato. Sono molto curiosa di leggerlo.

  • Reply #LetteraAlloScrittore: in viaggio verso Jack Kerouac – paroleombra 26 gennaio 2016 at 13:02

    […] Kerouac, mi rivolgo a te per cognome perché la scorsa settimana ho scritto a London e non vorrei confondere le missive, dato che entrambi avete in comune il nome, […]

  • Reply #DimmiCosaLeggi: i 10 libri che porterei nel rifugio del cuore – paroleombra 7 marzo 2016 at 8:32

    […] un altro destinatario di una #LetteraAlloScrittore, Jack London. Ho perso il conto di tutte le volte che ho letto e riletto Zanna Bianca ma, curiosamente, Il […]

  • Reply Il #CurriculumDelLettore: una possibile bozza – paroleombra 31 luglio 2016 at 11:22

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