Guest Post Scrittura creativa

Pausa Racconto di Antonella Albano: la Dea

8 gennaio 2016
#GuestStory di Antonella Albano: la dea (immagine via PIxabay)

Ieri ho scritto un piccolo commento al romanzo di Mara Meimaridi, Le streghe di Smirne e poi ho letto questo racconto di Antonella Albano.

Non so se sia un caso o una coincidenza ma il tema della donna, della strega, della vampira e della luna compare anche qui, sotto il titolo La dea. Potevo lasciarlo ancora tra i racconti da ospitare o pubblicare? Certo che no e così, finite le feste e per cominciare il nuovo anno, ecco la pausa racconto di Antonella Albano. Scrittrice che non mi delude mai per la sua capacità di descrivere le emozioni in tutta la loro intensità.

Pausa racconto di Antonella Albano: LA DEA

Il lungo tunnel di flash rossi e neri, pulsanti a un ritmo frenetico, d’un tratto finisce e la donna viene espulsa di schianto in un mondo duro, secco come un deserto di sassi appuntiti. Aprire gli occhi? Non ancora. Aprili, aprili invece! Non vuoi sapere dove sei? E se sei in pericolo?
La guancia, schiacciata sul ruvido, duole e tutto sembra diverso, la nausea potente non concede punti di riferimento tranne gli spilli nella pelle dove il peso la schiaccia. Dolore. Nausea. Dolore.

Apri gli occhi! Qualcosa è diverso. Sconvolto. Dove? Come? La donna si lecca le labbra, il sapore metallico le provoca un altro conato di vomito. Poi socchiude gli occhi. La penombra è rotta da un raggio di luce scintillante che penetra da una finestra sfondata. Lo scintillio è eccessivo: perché è così insopportabile? Dalla posizione fetale cerca di rizzarsi, combattendo i conati potenti.

C’è qualcuno? Devi capire se c’è qualcuno qui! Si guarda intorno, sforzandosi di non svenire. Una stanza piena solo di rottami e detriti, un pavimento lurido, muri scrostati e una porta sul buio. E il barbaglio accecante, nemico, dalla finestra rotta. Nessuno.

Ma come ci sei finita qui? Qualcuno deve avertici portata. Stai attenta! Si trascina per sedersi contro il muro. Quando guarda di nuovo verso la porta, una forma nera materializzata dal nulla le provoca un tale brivido che la nausea rischia di nuovo di farle perdere conoscenza.
Ripigliati! Guardalo! Chi è? Chi è? Un uomo. Non si vede il viso.

“Ti sei svegliata finalmente!” un sussurro pieno di sarcasmo. La donna assume una posizione difensiva con i gomiti in avanti e un gemito le sfugge dalle labbra. Sei ferita! Senti? Sul collo! Si guarda la mano: sangue già quasi secco.

“E ci stai arrivando, vero?” gira su se stesso e scompare dalla porta, in un istante. Come può muoversi così velocemente? Non fa nessun rumore.
La donna si alza strisciando sul muro dove è appoggiata. Qualcosa non va, deve focalizzare che cosa e deve continuare a guardare la porta…
Ti sei alzata in piedi senza appoggiarti con le mani! Hai fatto forza con le gambe e ti sei sollevata senza sforzo! Non è possibile. Non ci riesce ormai da anni, le gambe pesanti non…

I piedi! Come sono piccoli e sgonfi! Le gambe sono magre e anche le braccia: guardati. Le mani sono sottili e forti come… quando era giovane. Si tocca il collo, lì sul lato c’è quella ferita, ma le fa meno male di prima, i contorni del viso non sono più gonfi, si passa le mani sul ventre, piatto come non è stato mai e ora, abbassando la testa per scrutarsi, la massa pesante dei capelli, ricci e scuri, molto più lunghi di prima … Li aveva tagliati da poco, spinta dalla deprimente considerazione che le donne di mezz’età non portano i capelli lunghi. Chiude gli occhi e una paura fredda, mista a una folle esultanza, la riempie fino a toglierle il fiato.

Che figata! Dai! È una solenne, incredibile figata. La mano torna alla ferita e, dopo un’esitazione, la fruga. Due fori. Che non fanno più male. E l’uomo…

“Ci sei arrivata. Non era difficile, vero?” la figura nera, apparsa all’improvviso come prima, si avvicina “Assurdo per i tuoi standard, ma è l’unica spiegazione, giusto? O ti stai barcamenando fra le ipotesi?” il suo viso giunge a un palmo dal suo “No. Ci credi e basta. Brava la mia ragazza. Superiore anche in questo!” Capelli neri, sguardo azzurro ghiaccio, labbra morbide sollevate in un sogghigno divertito. La donna, sorprendendo anche se stessa, lo squadra da capo a piedi: alto, slanciato, muscoloso senza troppo parere, camicia nera e jeans dello stesso colore. Trendy.

È stato lui a farti questo. Perché proprio tu? Chiediglielo.

La donna distoglie lo sguardo, fissa per un momento la finestra in cui la luce si è spenta lasciando posto alla tenebra e poi aggira la figura in attesa, dirigendosi alla porta.

“Ehi, dove vai?” l’uomo girandosi la blocca per un braccio. Un attimo dopo si schianta contro il muro opposto. Si sente la sua risata che echeggia.

L’aria della notte provoca piccoli brividi sulla pelle nuova. È liscia, fremente, mentre la donna si accarezza le braccia. Cammina, poi corre, assaporando l’elasticità della sua falcata. Niente affanno. Corre, corre lasciandosi alle spalle le ultime costruzioni della periferia. La luce della falce di luna arriva dovunque per i suoi occhi nuovi, non più afflitti da nessuna miopia. Il mondo è lucido, scabro e appuntito, profumato fino allo stordimento. L’aria è dura sulla pelle mentre il cuore pompa senza sforzo e il corpo risponde a ogni minimo comando. I fruscii dei piccoli animali disegnano una mappa dei flebili frammenti di esistenza intorno a lei.

La dea_racconto di Antonella Albano

Immagine via Pixabay

Dove diavolo stai andando? E lui? Ma l’hai visto? Non vuoi nessuna spiegazione? Eccolo. Il rumore dell’acqua. Il fiume, profondo e nero come il cielo, chiama. In pochi attimi è lì sulla riva, si spoglia, rimane nuda. Si gira verso la luna, come a renderle conto di questa strana ritrovata bellezza, poi va verso l’acqua, toccandosi le gambe, il ventre, i seni, le guance. L’abbraccio freddo dell’acqua le dà una scossa che è come un orgasmo. Non ricordava più le sensazioni forti di quel rapporto esaltante col proprio corpo.

Ricordi la rassegnazione di sentirlo lento, pesante? Un ostacolo alla tua mente e al tuo cuore. Il ribrezzo sfiorando con lo sguardo lo specchio? Ogni volta un dolore nuovo a guardarti. Sciacqua con la mano ogni residuo di sangue secco sul collo, dove i buchi sono spariti. Sa tutto.

E non vuoi chiedere niente? Quando si gira lui è lì che la contempla compiaciuto. Tace e aspetta. Lei torna a riva. Mentre si riveste lui la sfiora, rapito. “Ho visto il fiore nascosto in te. E come avrei potuto non coglierlo?” Quando le sue dita le sfiorano un capezzolo, lei gli afferra un polso e lo guarda fisso. “Poche persone ho visto così consapevoli da subito della propria forza” sorride compiaciuto “Non ho sbagliato a sceglierti”.

Finisce di vestirsi e raggiunge di nuovo la strada, ignorandolo. Alle sue spalle lo sente sogghignare.

E corre, di nuovo, sempre più veloce, affascinata dal ritmo che il proprio corpo sostiene senza sforzo, assaggia l’aria socchiudendo le labbra, sente il peso dei capelli che le colpiscono la schiena.

Sei una dea. Ti ricordi come ci si sente a vent’anni? Non è meraviglioso? Quando ti ha sfiorato hai sentito il contrarsi nel tuo ventre? Così violento da sussultare? DOVE STAI ANDANDO?

Segue il profumo del mare, va senza esitazioni. Ecco un palazzo alto. In giro solo qualche auto. La città si è rintanata negli alveari. Uno sguardo intorno e poi la donna è pronta a sfidare il suo nuovo corpo. Un salto ed è al primo balcone. Questo non è solo il corpo della sua giovinezza.

Wow. Hai i superpoteri. Ma che sballo! E lui dov’è? Te lo sei perso di nuovo? Non sai nemmeno come si chiama! Si arrampica senza sforzo, di ringhiera in ringhiera. Si ferma un attimo, come in dubbio, poi guarda giù. Nessuna paura. Annuisce poi ricomincia a salire.

Perché venire proprio qui? In questo momento è la prima cosa che ti viene in mente? E che diavolo! Al settimo piano si ferma e si avvicina a una finestra. La donna osserva e poi si tocca il ventre. Un dolore lancinante la squassa. È fame. Hai una fame assurda. Chissà che sapore ha il suo sangue. All’interno della stanza una signora anziana, grassa, accoccolata su una poltrona, guarda la televisione, un sorriso partecipe le illumina il volto: lo spettacolo la prende completamente. È calda, dolce e morbida e ti accoglierebbe a braccia aperte. I crampi quasi la fanno cadere giù.

Torna alla ringhiera e sale ancora fino al tetto. Poi sul parapetto rimane immobile. Ferma nella notte, lo sguardo al mare sulla sinistra che romba silenzioso, come il sangue prepotente nelle sue vene. Ha sempre avuto le vertigini.

Non sei mai stata così forte in vita tua. “Potente” la voce dell’uomo non la fa nemmeno sussultare. Un respiro profondo. Un lieve slancio… e l’uomo la afferra per un braccio e, senza sforzo, la riporta indietro sul tetto.

“Vuoi sfidare le tue nuove capacità o vuoi provare a morire? Che hai in testa?”

Sei pazza! Completamente pazza. E ingrata pure! Vuoi vedere quanto dolore riesci a sopportare?

“C’è qualcosa che non sai. Prova ad abbracciare e ad assaggiare qualcuno. Non è solo del suo sangue che sentirai il sapore. I suoi pensieri ti inonderanno e saprai quello che sente, quello che pensa” Si gira a guardarla negli occhi e la sorprende a fissarlo, intenta. “Potrai capire quello che pensa di te, quanto ti ama. Non ti attira questa possibilità?”

Allora lui deve aver sentito chi sei! Potresti chiedergli quello che pensa di te… La donna lo guarda con odio. Gli occhi scuri fra le ciglia folte potrebbero perforarlo.

“Ora basta. Vieni”. Le serra un braccio e insieme corrono a velocità impossibile. La lascia solo quando sono davanti a un’altra portafinestra. La apre e… una donna dorme nel lettone, nella stanza buia. Si sente al di là della porta il rumore che fa il resto della famiglia ancora in piedi.

“Hai sempre voluto sapere cosa pensa davvero di te e quanto ti vuole bene. Ora puoi saziarti”. Le lascia il braccio solo dopo che, con una lieve spinta, ha aperto la finestra.

Ha ragione. Ora finalmente puoi saperlo. Un sussurro la raggiunge “Puoi ucciderla, se vuoi”.

La guarda dormire, una donna di mezza età, dolce e stanca della giornata fra marito, figli e lavoro. Come era lei. Si avvicina, al profumo del sangue che promana dalla pelle, canini appuntiti sgorgano dalle gengive. Lì vicino un tagliacarte affilato. Lo prende, lo solleva e in un attimo è alla finestra: un ultimo sguardo stupito, celeste come il cielo di mattina, e poi una testa scura rotola via dal davanzale.
Ma… perché??? Lui …lui…

Un bacio sulla fronte della donna addormentata e la portafinestra viene chiusa con delicatezza. La notte muore e la luce non è più sua. Ma può concederle un’ultima vittoria. Niente voci. Solo silenzio. L’aurora preme ai confini del mondo e tutto profuma. È ora. La dea, il viso verso il cielo, scivola via dalla vita.

Photo Credits: immagini via Pixabay

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1 Comment

  • Reply #UnoScrittoAlMese: Un Tailleur in cerca di borsa (versione integrale) – paroleombra 28 gennaio 2016 at 8:35

    […] versione integrale de Il Tailleur in cerca di borsa non era poi così male e così ho chiesto ad Antonella Albano di fare una revisione e ora te lo ripropongo, nel giorno scelto per […]

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