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In bilico tra tempo connesso e tempo disconnesso

11 dicembre 2015
In bilico tra tempo connesso e tempo disconnesso (immagine via Pixabay)

L’8 dicembre era festa e questo ha sballato la percezione e la scansione dei giorni della settimana. Il tempo, connesso e non, ha subito una brusca (ma bella) battuta d’arresto e trovo affascinante quanto gli ultimi due post pubblicati su questo blog rimandino proprio al tempo e alla sua empirica suddivisione.

Detta così sembra che voglia lanciarmi in una qualche dissertazione filosofica di cui non capirei nemmeno io dove vorrei andare a parare ma non preoccuparti, puoi lasciar da parte la pastiglia per l’emicrania e leggere un riassunto delle puntate precedenti con l’aggiunta di qualche piccolo approfondimento supplementare.

Il sonno e la necessità di dare spazio al tempo disconnesso

Lunedì sono partita commentando ciò che ho letto in 24/7 di Jonathan Crary e sono rimasta affascinata dal riferimento artistico legato al quadro di Joseph Wright of Derby, Il cotonificio Arkwright di notte e di come esso viene associato all’evoluzione o involuzione dell’uomo il quale, nel tempo, sempre più si è distaccato dai cicli naturali per diventare parte integrante del mondo delle macchine e delle moderne tecnologie.

Ciò che Crary spiega è quanto i cicli naturali e, con essi, la percezione del tempo, sia andata via via modificandosi provocando una scissione paurosa tra vita naturale (e quindi vera) e vita indotta e illusoria. Lo spazio e il tempo, infatti, sono quei fattori che ci permettono di misurare la nostra esistenza e il nostro essere vivi.

La velocità e la possibilità di poter fare mille cose contemporaneamente, in quello spazio relativo che è la rete, fa credere di risparmiate tempo quando invece viene annullato, divorato dall’ansia del fare. È come se con il web e le innovazioni tecnologiche l’Essere sia stato sostituito dal fare e, malgrado l’esistenza di spazi o stazioni di sosta come i social e i blog essi non sono reali, concreti come una catena montuosa o le strade di una città. Perché, per quanto visibili, non li vedi. Sono il filtro di qualcos’altro. In quest’ottica, il presente diviene effettivamente una condanna perché le canoniche percezioni di spazio e tempo vengono, in un certo senso, alterate.

Il sonno e la necessità di dare spazio al tempo disconnesso

Immagine via Pixabay

Con l’apertura di questo blog volevo cercare di incentivare la mia presenza on-line. Sono passati 9 mesi da quando l’ho avviato ma la lettura del libro e anche la seconda parte del Curriculum Del Lettore di Alberto Pozzobon mi hanno portato a desiderare una fermata, una pausa. Un ritorno al tempo disconnesso.

La stagione invernale invita al sonno ma l’essere sempre connessa mi impediscono, parzialmente, di accogliere l’invito che non mi sono mai posta il problema di declinare.  Le varie fasi della giornata reale passano senza che tu te ne accorga, i giorni, le settimane e i mesi volano e, se sei per un momento disconnesso, ci si rende conto di come la percezione del tempo non sia più un cerchio all’interno del quale si alternano dinamicità e stasi ma qualcosa di più simile di una linea retta, senza fermate.

Non si salva nessuno, nemmeno io che, nella mia ansia di rispettare un ideale calendario editoriale (peraltro molto blando, visto che non pubblico più di 3/4 post a settimana) ho più volte avuto l’impressione di preferire il tempo connesso a quello disconnesso, perdendo di vista la personalità protetta e rigenerata nel secondo. Il 24/7 descritto da Crary è proprio questo, un campanello d’allarme su cosa vuol dire esistere nel mondo virtuale e di quanto si corra il rischio di perdere l’esistenza reale.

Siamo arrivati ad un punto di non ritorno e la questione non è tanto con quale spazio e tempo misurare le nostre esistenze ma se, in quello che alcuni chiamano cambiamento e altri transizione,  ne siamo coscienti riequilibrando eventuali scompensi attraverso il sonno e la disconnessione.

Prima ti ho citato il Curriculum Del Lettore di Alberto e potrebbe non centrare nulla con il tema di oggi. Eppure, se vai a dargli un’occhiata, noterai che cita due autori molto particolari, Mauro Corona e Charles Bukowski. Il primo parla della Natura e vive secondo i suoi ritmi, il secondo vomita tutte le miserie della strada e dell’uomo moderno, l’uomo “civilizzato” che, sradicato dai lenti cicli naturali, si affanna a rincorrere desideri e piaceri offerti da un mondo industrializzato, veloce, capitalista. Il primo vive nel tempo disconnesso, il secondo in quello connesso. La completezza sta nel mezzo dei due estremi.

Per non diventare fantasmi di noi stessi, quindi, meglio staccarsi un po’ dal tempo connesso.

Tu che ne pensi?

Photo Credits: Immagini via Pixabay

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6 Comments

  • Reply #CurriculumDelLettore e bilancio finale, tra intoppi e novità | paroleombra 30 dicembre 2015 at 11:16

    […] Un doppio grazie va ad Alberto Pozzobon (per la precisione veneto trapiantato in Sicilia). In primo luogo per avermi fatto ricordare un romanzo splendido come il Don Chisciotte di Cervantes, parodia, nel tempo in cui è stato scritto, del tema e dei codici narrativi di natura cavalleresca e, in secondo luogo, perché la seconda parte del sui curriculum da lettore mi ha ispirato il post successivo,  In bilico tra tempo connesso e tempo disconnesso. […]

  • Reply Paroleombra ha compiuto un anno! E ora? – paroleombra 9 marzo 2016 at 8:32

    […] I miei equilibri tra vita online e offline, nel frattempo, sono cambiati e sento che rischio di fare tutto e male. Paroleombra è la mia isola felice, è il luogo dove posso esprimere liberamente la mia creatività ma se continuo a sostare in essa 24 h su 24, rischia di non crescere più e di implodere su sé stesso. […]

  • Reply #CurriculumDelLettore: gli scatti di lettura della fotografa Valentina Rosatti Boudoir – paroleombra 23 novembre 2016 at 7:01

    […] poi Storia di Neve di Mauro Corona: torna sempre una protagonista femminile e un romanzo dalla spietata forza narrativa, in tempi […]

  • Reply Curriculum del lettore: gli scatti di lettura della fotografa Valentina Rosatti Boudoir – paroleombra 29 gennaio 2017 at 23:05

    […] poi Storia di Neve di Mauro Corona: torna sempre una protagonista femminile e un romanzo dalla spietata forza narrativa, in tempi […]

  • Reply Curriculum del lettore: gli scatti di lettura della fotografa Valentina Rosatti Boudoir – ParoleOmbra 31 marzo 2017 at 11:55

    […] poi Storia di Neve di Mauro Corona: torna sempre una protagonista femminile e un romanzo dalla spietata forza narrativa, in tempi […]

  • Reply Curriculum del lettore e bilancio finale, tra intoppi e novità – ParoleOmbra 3 aprile 2017 at 12:49

    […] In primo luogo per avermi fatto ricordare un romanzo splendido come il Don Chisciotte di Cervantes, parodia, nel tempo in cui è stato scritto, del tema e dei codici narrativi di natura cavalleresca e, in secondo luogo, perché la seconda parte del suo curriculum in veste di lettore mi ha ispirato il post successivo,  In bilico tra tempo connesso e tempo disconnesso. […]

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