Scrittura creativa

Pausa racconto: Il calzolaio gobbo

24 novembre 2015
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Questa volta la pausa racconto è dedicata a un calzolaio gobbo e a una misteriosa fanciulla senza scarpe.

Anche per me è un racconto molto strano, vago e incerto che ha però una parvenza di fiaba. Lascio a te il compito di dargli una morale finale perché ogni storia, per quanto confusa possa essere, porta con sé un messaggio da assimilare.

Buona Lettura! 🙂

Pausa racconto: Il calzolaio gobbo

In un tempo ormai passato e in un luogo ormai scomparso, dove ancora esistevano regni e cavalieri, maghi e principesse,c’era un giovane calzolaio che fantasticava su futuri giorni di gloria. Si chiamava Tereo, era gobbo dalla nascita. Madre Natura non era stata tanto generosa con lui, in fatto di bellezza. Sapeva, però, creare scarpe bellissime, di tutte le fogge e con vari tipi di materiale. I più illustri personaggi del tempo, quelli che avevano in mano le sorti di interi popoli, si servivano solo ed esclusivamente da lui per le loro calzature.

Benché il suo talento fosse ampiamente riconosciuto, Tereo non era né ricco né apprezzato come meritava, eppure non era cattivo e neanche scortese. Sfortunatamente era circondato da persone che approfittavano di tutto e tutti, senza mai provare la pur minima gratitudine.
Non si era arricchito con le sue opere perché non aveva mai trovato il coraggio di richiedere per sé il giusto compenso, né aveva conquistato stima e rispetto. Il suo aspetto deforme ispirava solo disgusto e derisione.

Quando doveva consegnare i lavori commissionati era perfino costretto ad allontanarsi dalla sua piccola e umida capanna per rifugiarsi nella foresta. I clienti arraffavano ciò che secondo loro spettava di diritto per poi ordinare altre mansioni da svolgere. Al massimo, più per assicurarsi il costante rifornimento di calzature e accessori vari che per carità, lasciavano qualcosa da mangiare (al limite dell’avariato) e scampoli di stoffa per cucire vestiti di fortuna.

Mentre Tereo attendeva che il momentaneo esilio volgesse al termine, cercava ramo per accendere il fuoco di casa o sistemava i suoi miseri strumenti di lavoro. Ad un tratto sentì un rumore strano provenire da un cespuglio alle sue spalle. Si avvicinò, curioso, al piccolo cespo e al suo interno vi trovò una bellissima fanciulla la quale, malgrado fosse vestita di tutto punto, batteva violentemente i denti dal freddo.

“Ma tu sei senza scarpe!” esclamò Tereo vedendo i piedi nudi della donna, ormai violacei.

“Purtroppo me le hanno rubate!” spiegò la poveretta trattenendo a stento le lacrime.

Mosso da pietà, il calzolaio le avvolse i piedi con la sua vecchia sciarpa, la portò nella sua capanna e le fabbricò subito un bel paio di scarpe, robustissime e imbottite di calda pelliccia.

“Ti ringrazio molto calzolaio! Io mi chiamo Margot… come posso ricompensarti?”

“Oh, veramente non lo so… non mi hanno mai pagato prima…”

“Come non ti hanno mai pagato?”

“Tutti si riforniscono da me per le scarpe, ma tu sei la prima che offre denaro in cambio dei miei lavori e poi non ho mai avuto il coraggio di richiedere alcun tipo di pagamento… mi basta che le persone siano soddisfatte!”

“E come fai a vivere?”

Tereo fece spallucce e le indicò le misere regalie lasciate sul banco da lavoro dai clienti taccagni e poi la foresta.

Margot, che non era un essere umano, ma un abitante dei boschi, non approvò il comportamento approfittatore che il calzolaio doveva subire a causa del suo aspetto e decise di punire tutti i committenti, dal mercante più povero al re più potente, manomettendo le loro calzature.

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Immagine via Pixabay

Non ci volle molto tempo che tutti coloro che si erano serviti da e di Tereo si ritrovarono davanti alla sua capanna per prendere scarpe a scrocco. Il calzolaio, come sempre, aprì loro la porta per lasciare che entrassero e, con discrezione, si allontanò dalla sua abitazione perché no fossero costretti a vederlo. Tuttavia, quando gli approfittatori cercarono di prendere le calzature desiderate, esse non si staccavano dagli scaffali. Parevano incollate e nemmeno i più forti e robusti riuscirono ad avere la meglio.

“Che storia è mai questa?” domandarono i clienti esterrefatti e anche un po’ furiosi.

Tereo stesso venne richiamato indietro ma anche lui non sapeva spiegarsi quel prodigio e non riusciva a smuovere le sue opere per porgerle a chi le esigeva.

“Se volete le scarpe di Tereo, d’ora in poi dovrete pagarle!” esclamò Margot, apparendo all’improvviso.

Seppur sbigottiti nel veder una simile bellezza nella dimora dell’orribile calzolaio, gli avventori le domandarono, con indignazione:

“Non le abbiamo mai pagate, perché mai dovremmo farlo ora?”

“Perché così voglio io! Mentre voi ve ne andate in giro ben protetti dalla sua unica fonte di sostentamento, Tereo soffre la fame solo perché il suo aspetto non è di vostro gradimento. Siete solo degli egoisti ipocriti!”.

Detto questo, Margot assunse le sembianze delle paure più recondite e inconfessabili, celate nell’animo di ogni singolo cliente. Chi temeva per la propria vita, vide la falce della morte. Chi viveva nella convinzione di essere circondato dalla bellezza si vide assediato da creature ripugnanti. Chi pensava di possedere un’acuta intelligenza sperimentò l’orlo della follia. Chi credeva di amare e di essere amato realizzava quanto fosse solitaria la sua esistenza.

Tutti noi temiamo di perdere qualcosa che non abbiamo mai posseduto o di vedere ciò che siamo e quando il velo delle nostre illusioni viene stracciato, mettendoci di fronte alla nuda verità delle nostre esistenze, se non siamo pronti, siamo perduti e annullati.
Allora, atterriti dalla terrificante apparizione, personalizzata a misura di ciascuno, pagarono le scarpe confezionate, arretrati compresi, facendo di Tereo un uomo ricco.

“Come posso ringraziarti?” domandò il calzolaio alla sua benefattrice.

“Ogni anno ricordati di portarmi un paio di scarpe nuove nel luogo in cui mi trovasti! Così che io possa ricordarmi della tua gentilezza.” e senza aggiungere altro sparì nella foresta.

Tereo, come promesso portò per tre anni di fila le sue opere a Margot che lo ripagava con monete d’oro e un dolce bacio sulla guancia.
Allo scadere del terzo anno, il calzolaio cominciò ad accorgersi che le fanciulle si voltavano a guardarlo, sorridendo e ammiccando. L’espressione di disgusto che egli conosceva tanto bene era improvvisamente sparita dal volto di tutti che sembravano guardarlo con ammirazione e sincera cordialità. Allora, incuriosito, tirò fuori dai suoi bauli un vecchio specchio che aveva occultato molti anni addietro. Proprio perché stufo di vedere ogni giorno la sua bruttezza e vide che si era trasformato in un bellissimo giovane. Stupito dalla sconvolgente scoperta, corse nella foresta cercando Margot.

Non riuscì a trovarla, eppure si era presentato nel giorno pattuito per la consegna annuale delle scarpe.
Per la sorpresa aveva portato con sé l’oggetto su cui aveva visto riflessa la sua trasformazione, lo specchio. Vi gettò sopra un’altra occhiata. Comparve l’immagine della sua benefattrice che gli inviava baci e sorrisi.

Da quel giorno non si videro mai più di persona ma Tereo continuò lo stesso, anno dopo anno, a confezionarle scarpette di sempre maggior pregio e a portarle nel luogo del loro primo incontro come promesso. Fino alla fine dei suoi giorni eseguì questo rituale di ringraziamento e quando venne il momento della sua dipartita scomparve magicamente nella foresta, lasciando dietro di sé solo i suoi attrezzi da lavoro. Il suo corpo non venne mai trovato.

Photo Credits: immagine in evidenza via Pixabay

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3 Comments

  • Reply Silvia Comerio 25 novembre 2015 at 8:21

    Cara Rita, bellissimo racconto, ricco di sfumature e dalle tante possibili interpretazioni. A me piace vedere l’importanza di credere in noi stessi e nelle nostre capacità, perchè se siamo noi i primi a sottovalutarci, gli altri saranno autorizzati a fare lo stesso. La forza è Margot: il nostro io, l’immagine riflessa nello specchio al centro del labirinto. E migliore.

    • Reply Rita Fortunato 25 novembre 2015 at 8:36

      Grazie, grazie, grazie. Hai dato un senso a qualcosa che, mentre scrivevo, sembrava vago, difficile da afferrare e rendere a parole. <3

  • Reply #ScrittoAlMese: seconda raccolta e fine di una rubrica – paroleombra 31 marzo 2016 at 6:32

    […] Il calzolaio gobbo  […]

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