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L’ombra di Lyamnay, viaggio a Skylhope con Annarita Faggioni

2 novembre 2015
L'ombra di Lyamnay, viaggio a Skylhope

Buon primo lunedì di novembre con L’ombra di Lyamnay di Annarita Faggioni, romanzo di fantascienza auto pubblicato.

Ci sono libri che scegli di leggere e quelli di persone che incontri sui social. Alla seconda categoria inscriverei la storia di Skylhope con l’aggiunta che ho voluto leggerlo per capire qualcosa di più di Annarita.

Io comincio, vieni anche tu?

L'ombra di Lyamnay di Annarita Faggioni

Copertina ad opera di Alessia Savi

Leggere L’ombra di Lyamnay è leggere un’idea di volontà

Annarita Faggioni, è fondatrice del sito Il piacere di scrivere e scrittrice dall’immaginazione molto fantascientifica. Lo si capisce subito leggendo il suo romanzo, L’ombra di Lyamnay è una di quelle idee strane che mi sono trovata a leggere.

All’inizio della quarta riga del romanzo ho trovato il primo scoglio, il termine volizione.
Va bene che sono laureata in Lettere ma questo non vuol dire che ancora una volta (e con le orecchie basse) mi sono affidata al vocabolario scoprendo che questa parola ignota indica:

«l’atto e la manifestazione della volontà».

L’autrice gioca subito difficile. Usa un linguaggio tecnico raccontando, attraverso il pensiero dei protagonisti, il futuro e le regole della città prototipo chiamata Skylhope.

Le prime pagine mi hanno sfidata ad arrendermi. In primo luogo perché, ribadisco, non amo la fantascienza e, in secondo luogo, perché lo skyldoniano risulta essere di difficile lettura.

A metà romanzo ho chiesto ad Annarita perché non ha aggiunto una traduzione a testo. Questa scelta molto semplice e, per certi versi ovvia, avrebbe agevolato non poco la scorrevolezza del testo e affaticato di meno il lettore. L’autrice è stata onesta, non ci aveva pensato. Tuttavia ha imbastito sul web una serie di approfondimenti a trama e personaggi dove non manca un dizionario specifico. Se hai voglia di leggere L’ombra di Lyamnay ti consiglio di consultarlo.

A parte questo, il romanzo mi è piaciuto e credo di poter trarre un sospiro di sollievo e salvarmi dall’etichetta di lettrice bacchettona illustrata da Bruna Athena.

Malgrado abbia riscontrato qualche refusino qua e là (corretti con la ristampa) e più volte mi sia trovata spiazzata non capendo chi diceva cosa, ho continuato a leggere L’ombra di Lyamnay con un’ unica, divorante domanda in testa:

«E dopo? Cosa succede dopo?»

Ed è un pregio non indifferente se si pensa che è un romanzo nato dal nulla ma con un senso e un obiettivo ben preciso, riflettere sulle moderne tecnologie e fornire qualcosa di nuovo, di non ancora letto. Il suo fascino sta ne fatto che si cerca, paradossalmente, di immaginare un mondo senza immaginazione che vive e muore nel sogno di un climatologo. Una Skylhope i cui abitanti hanno perso la capacità di sognare e temono l’instabilità dei bambini che posseggono naturalmente questa capacità.

La fantasia è pericolosa e gli skyldoniani debbono estirparla per sopravvivere con strumenti alquanto dubbi e sì, anche inquietanti.

E questo dice molto di Annarita Faggioni la quale, secondo me, si dimostra una scrittrice di talento e molto più matura della sua età anagrafica.

Di tutto il romanzo, la parte che ho apprezzato di più è stata una paginetta scarna nella quale l’autrice racconta lo storytelling legato al libro. In questo trafiletto e senza tanti giri di parole il lettore scopre che L’ombra di Lyamnay è il frutto della caparbietà della romanziera, che ha continuato ad amare e a credere nei suoi personaggi e dell’interazione con il lettore stesso attraverso i social.

Che dire? Complimenti alla vulcanica Annarita alla quale auguro che L’ombra di Lyamnay ottenga il successo che merita. C’è potenziale che spero di raggiungere a mia volta.

A proposito, il romanzo è auto pubblicato ma io l’ho ordinato tranquillamente nella libreria più vicina quindi non dovrebbe esserti difficile reperirlo e, per finire, ecco cosa c’è scritto nel segnalibro scelto per leggere questo romanzo (ha un che di profetico):

«Non possiamo vivere con le spalle curve e gli occhi bassi, rassegnandoci a una vita monotona. Abbiamo bisogno di guardare il cielo e le stelle, di sognare, inventare, improvvisare.
La creatività ci è necessaria, come l’aria».

Questa frase di Philippe Petit mi sembra molto pertinente per gli skyldoniani. 😉

Autore: Annarita Faggioni
Titolo: L’ombra di Lyamnay
Casa Editrice: YouCanPrint
Pagine: 233
Anno di pubblicazione: Settembre 2015
Prezzo di copertina: € 16.50

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5 Comments

  • Reply athenabruna 2 novembre 2015 at 8:25

    Beh dai, magari all’inizio ti trovavi in difficoltà, ma non l’hai trovato brutto. Sei stata già salvata dalla bravura di Annarita 😀

    • Reply Rita Fortunato 2 novembre 2015 at 9:07

      Esatto. Tuttavia, sono pochi i libri che non ho concluso perché tendo a farne una questione di principio. Grazie al cielo Pennac mi ha rassicurato che non finire una lettura non è un male e tu, Bruna, con quel post, me l’hai ricordato. 😉

  • Reply Libri e segnalibri, di tutto un po’ | paroleombra 20 novembre 2015 at 8:19

    […] sembrano quasi profetizzare le sensazioni di un libro che si sta leggendo. Come è successo con L’ombra di Lyamnay di Annarita […]

  • Reply Dall’eccentrica zia Mame di Patrick Dennis al #CurriculumDelLettore di Annarita Faggioni – paroleombra 29 gennaio 2016 at 20:50

    […] via web per un’ora di conversazione a carattere librario e scritto e pubblicato un romanzo, L’ombra di Lyamnay. (Chissà perché mi è venuto di associarla a zia […]

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