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Curriculum del lettore di Valeria B. Mian: Blogger di Barlumi di Coscienza

14 ottobre 2015
Curriculum del lettore di Valeria B. Mian: Blogger di Barlumi di Coscienza

C’è mancato poco che non avessi un nuovo curriculum del lettore da ospitare per questo mercoledì, poi è arrivata Valeria B. Mian. Anche se fino all’ultimo ho temuto di non riuscire ad invogliare qualche blogger a partecipare all’iniziativa. Tuttavia, dice un vecchio adagio:

«Domandare è lecito e rispondere è cortesia».

Io ho chiesto e, nel gruppo di #Adotta1blogger, ho fatto incetta di volontari e volontarie pronte a raccontarsi attraverso i libri. Anzi, mi hanno addirittura chiesto una scadenza per potermi accontentare.

Solo che a me dispiace mettere dei paletti, il curriculum del lettore deve essere un’esperienza piacevole, dove potersi esprimere liberamente. Così come ha fatto Valeria B. Mian, già incontrata per l’iniziativa Poesie Aeree e fondatrice del blog Barlumi di coscienza.

Ora, prima di lasciarti ai libri della sua infanzia, volevo avvisarti che quando ho letto il curriculum letterario di Valeria mi è apparso un romanzo che mi piacque molto, La donna che ingannò la morte di Yannick Murphy e edito Sonzogno.
Non so perché ma istintivamente sento che lo spirito indomito e profondamente femminile di Valeria abbia una certa comunanza con la protagonista del testo che ti segnalo, Mata Hari.

Valeria B. Mian_Barlumi di Coscienza

Il Curriculum Del Lettore di Valeria B. Mian: lettrice indomita e dall’infanzia piratesca.

“Aspettami Rita Fortunato, arrivo!” – mi alzo e corro, ero addormentata.

La bellissima idea del curriculum del lettore l’avevo colta al volo ma solo nella mente; l’avevo messa in lista tra le duecentomila cose da fare, quelle interessanti ma anche non urgenti, quelle che se non punti la sveglia e non gridi “Tutti in piedi!” restano a poltrire nelle brande fino ad orari indicibili.

Tutti in piedi (segue espressione verbale tipica marinaresca, quasi bestemmia)! – mi diverte il richiamo alla ciurma, utilizzata sovente da Paola Silvia Dolci, direttrice della rivista letteraria NiedernGasse per la quale collaboro come redattrice. E allora eccomi pronta a raccontare di pirati, di isole da esplorare, di viaggi per mare. Tra le tempeste e sotto i palmizi ho cominciato la mia esperienza di lettrice. Sotto le coperte – sottocoperta! – con il letto che ballava e le vele ammainate ho divorato L’isola del tesoro lasciando di quel libro solo le ossa, il dorso e le pagine consumate.

L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson

Il capello fluttuante al vento della vita, il jolly-roger che sventola, il vento stesso, se vogliamo. Ed è lo stesso vento che farà viaggiare tutti i velieri che ho letto, quello che farà volare Mary Poppins nei cieli della fantasia. L’archetipo del piratesco, per dirla meglio, da junghiana.

Nel vento che dinamizza il viaggio posso accogliere a braccia aperte anche i corsari. Ma dico “No, grazie!” alle guardie dei Re. Il no diventa più deciso di fronte alle divise dei tiranni. Per trovare un equilibrio tra gli aspetti oscuri e quelli luminosi dell’essere umano, ovvero ladri e guardie, pirati e benpensanti, mi sono data da fare. La messa in discussione e la correlazione degli elementi opposti è una attività che – vuoi per deformazione professionale, vuoi per formazione personale – tendo a svolgere quotidianamente con qualsiasi tematica.

Per uscire dagli stereotipi e mantenere la rotta dal mio primo amore Robert Louis Stevenson alla fascinazione per Capitan Harlock, a partire dai sette anni fino ad oggi ho ampliato il mio sguardo rivoluzionario, oltre le furberie di un Long John Silver, leggendo storie e racconti di avventura passando per Verne e Conrad, approfondendo la questione tenendo conto della prospettiva psicologica. E dire che io da bambina sono stata una vera ingenua, abbastanza timida, ecco. Si vede che avevo proprio bisogno di cominciare a compiere arrembaggi esistenziali. L’elemento piratesco è stato, negli anni, lo spirito salvifico in molte situazioni non dinamiche; è stato il guizzo creativo pronto a ripartire dopo una storia d’amore finita male o un progetto che tendeva a fossilizzarsi.

Indubbiamente, devo ringraziare Jim, il protagonista del romanzo, e tutti i suoi compagni di avventura, compresi Billy Bones e il Capitano Flint.

L'isola del tesoro, Robert Louis Stevenson

L’isola misteriosa e Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne

Questi due volumi della trilogia di Verne sono stati un altro spunto vitale nella mia infanzia da lettrice. Ripensando all’isola che non è segnata sulle mappe, alla curiosità dei cinque personaggi fuggiti dalla guerra e approdati in quel territorio sconosciuto, alle scoperte inaudite, mi si rimescola lo stomaco per l’emozione.

I pirati tra queste pagine sono marginali, e non tanto attraenti, mentre il gruppo dei naufraghi protagonisti è descritto in maniera psicologicamente moderna, si muove in maniera interessante e si relaziona in modo utile per la sopravvivenza di tutti. E dire che il romanzo è stato scritto nel 1874! Un secolo prima dell’arrivo di Wilfred Bion, di S. H. Foulkes e di tutti i teorici e gli studiosi dei gruppi e dei processi dinamici che li governano.

La figura del Capitano Nemo si connette nella mia mente a quella di tutti i capitani che ho incontrato tra le pagine dei libri. Il Corsaro Nero di Emilio Salgari, ad esempio. I Capitani coraggiosi di Rudyard Kipling.

Il personaggio del capitano mi svela caratteristiche del mio stesso spirito, così come si è sviluppato negli anni, nei decenni. Adesso che sono mamma e professionista, piena di idee e progetti in fieri e in atto, riconosco lo sguardo diretto, forte, vitale del marinaio, del pirata, del corsaro incontrato di sera alla luce di una abat-jour.

L'isola misteriosa, Jules Verne

Pippi Calzelunghe e altri romanzi di Astrid Lindgren

Pippi, su tutte. Lei di pirati ne sa. Di marinai, di isole, di noci di cocco. Il suo rapporto con gli animali e con la natura mi ha insegnato, risuonandomi dentro, ad accogliere l’Anima Mundi come un dono quotidiano. L’energia con la quale una bambina dai capelli rossi affronta l’esistenza è ispiratrice, credo, per tutte le donne. Ho scritto diversi articoli nei miei Blog e altrove richiamando l’immagine della Langstrump.

Donne vincenti non perché si adeguano ad un ruolo richiesto da un padre, una madre, un certo gruppo sociale, un momento storico. Donne indipendenti, con il pensiero libero di pensarsi e ri-pensare il mondo. Donne così, come Pippi, le ho poi ritrovate in adolescenza nelle parole di Anais Nin e nella biografia di Lou-Andreas Salomé, ad esempio.

Della Lindgren ho letto anche la saga di Kalle Blomkvist, il grande piccolo detective che indaga con una pipa vuota tra le labbra, accompagnato dagli amici più cari. Ricordo di aver trovato le avventure di Kalle nella biblioteca per ragazzi, vicino alla casa di mio nonno. Rammento le domeniche pomeriggio sulla poltrona di velluto verde ricoperta di centrino fatto a mano dalla bisnonna, ore e ore a leggere gialli. Una passione che non ho ancora abbandonato. Le mie scelte letterarie dell’età adulta, infatti, sono principalmente differenziabili in quattro aree: gialli, poesia, psicologia e filosofia. Ma di questo parlerò un altro giorno.

Pippi Calzelunghe

La collina dei conigli di Richard Adams

Parlare di Pippi mi ha ricordato un altro bel romanzo, letto intorno ai dieci-undici anni: La collina dei conigli. Ancora il gruppo e ancora l’avventura. L’idea della terra promessa.
A ben pensarci, sono molti i romanzi “sul gruppo” che ho apprezzato negli anni. Tutto ciò ha probabilmente a che fare con la scelta professionale di specializzarmi in questo ambito, tenendo quindi conto della ricchezza della collaborazione tra individui e del “gruppo interno”. Dentro di me ci sono ancora i conigli di Adams e la compagnia dell’anello di Tolkien, i quali mi accompagnano insieme ai naufraghi di Verne dentro milioni di misteri da esplorare. Con l’entusiasmo – ammetto – di una lettrice avventurosa e il sostegno dei capitani battaglieri.

Allora, che te ne pare di questa prima parte del Curriculum Del Lettore di Valeria B. Mian? Io aspetto le prossime puntate, nel frattempo, ti lascio anche i dati del libro alla quale ho affiancato questa donna che già da bambina si è rivelata una persona indomita, libera e avventurosa.

Autore: Yannik Murphy
Titolo: La donna che ingannò la morte
Titolo Originale: Signed, Mata Hari: a novel
Traduzione: Pier Paolo Rinaldi
Casa Editrice: Sonzogno
Pagine: 321
Anno di pubblicazione: ottobre 2007
Prezzo di copertina: € 18.50

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4 Comments

  • Reply eva emblematica - favolesvelte/2 14 ottobre 2015 at 9:46

    Rita mille grazie. Commento con il vecchio blog. Non credo sia possibile re bloggare da WP a blog spot vero?

    • Reply Rita Fortunato 14 ottobre 2015 at 14:49

      Bella domanda Eva, sinceramente non mi sono mai posta questo dubbio e non saprei come fare…

  • Reply #CurriculumDelLettore, un ottobre introspettivo e avventuroso | paroleombra 28 ottobre 2015 at 8:47

    […] natura intrepida e avventurosa contraddistingue  anche Valeria B. Mian. La sua prima parte #CurriculumDelLettore abbraccia il tema piratesco e mostra una persona che non teme l’assenza di regole o la libertà di pensiero. Non vedo […]

  • Reply Poesie Aeree, versi in mongolfiera – ParoleOmbra 20 aprile 2017 at 23:43

    […] scorsa sono stata sollecitata dall’adorabile Valeria B. Mian e condividere con lei e il cielo di Torino una delle mie […]

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