Scrittura creativa

Pausa racconto: la trottola

29 settembre 2015
#UnoScrittoAlMese, La trottola

Senza accorgermene, il blog è cresciuto di un altro mese fatto di letture, di racconti e di Curriculum Del Lettore.

È arrivato l’ultimo martedì di settembre e io sono qua, con una pausa racconto dedicata a un giocattolo semplice semplice ma legato al movimento, la trottola. Metafora, a suo modo, della vita, della morte e del ricordo.

È molto breve, ma spero ti piaccia.

Racconto la trottola

Pausa racconto: La trottola

« É bello girare intorno al mondo senza comprenderne i perché! Io sono una trottola e, una volta giravo spesso. La gente si divertiva a vedermi roteare, per questo mi sentivo importante, purtroppo, da tempo, sono chiusa in soffitta, in questa scatola di cartone, non giro più e me ne sto qui a scolorire e prendere polvere.

Eppure ho passato momenti bellissimi; mi ha fabbricato un vecchio signore che, con cura, mi ha adagiato in un grazioso contenitore assieme a tante altre mie sorelle, alcune colorate di rosso e blu come me, altre gialle, arancio, verde e rosa e chi più ne ha più ne metta, eravamo tutte giovani e brillanti.

Ad un certo punto ci siamo ritrovate esposte, ognuna nel suo cofanetto personale, nella vetrina di un negozio di giocattoli,perché io e le mie sorelle siamo proprio questo, giocattoli.
Insomma, ce ne stavamo lì, nuove fiammanti, a metterci in mostra neanche fossimo top model, però ci annoiavamo e avevamo una voglia matta di ruotare attorno a noi stesse.

Fu il nostro costruttore a farci girare per la prima volta, fu una sensazione esaltante. Ci divertimmo un mondo, solo alcune, per chissà quale motivo, non erano riuscite a farlo bene e per questo furono messe in una scatola cilindrica posta sotto il banco da lavoro. Quando vedevo le mie sorelle messe in quel contenitore venivo assalito da un inspiegabile senso di tristezza, qualcosa dentro di me mi avvisava che le avrei mai più riviste, né sentito parlare.

Continuando la mia storia, io e le mie sorelle ce ne stavamo in questa vetrina ad aspettare. In tutto eravamo in cinque, secondo il nostro costruttore le meglio riuscite, ci chiamavamo per colore: io ero Rosso e Blu, poi c’erano Giallo, Arancio, Verde-Nero e Azzurro-Bianco.

La prima ad andarsene fu Giallo, la prese un bambino con la faccia un po’ antipatica che ritornò qualche giorno dopo riportandola in condizioni pietose. Era tutta sbucciata, piena di ammaccature e il suo bel colore era danneggiato da un indelebile nero, non sembrava più la trottola di prima. Per sostituzione, Arancio fu consegnata al bambino dall’aria un po’ cattiva mentre Giallo finì nella scatola cilindrica sotto il bancone, non ebbi nemmeno la possibilità di salutarla.

Dopo pochi giorni, anche Arancio tornò irriconoscibile e fu Verde-Nero ad essere portata via. Non ci salutammo, passammo direttamente all’addio. Ormai eravamo sicure che anche lei, nelle mani di quel monello, avrebbe fatto una brutta fine. Cominciai a temere il ragazzino e la scatola cilindrica sotto il bancone.

Azzurro-Bianco fu invece acquistato da un bambino dall’aria timida. Anche lei tornò un po’ malconcia, ma il ragazzino chiese se era possibile ripararla e, volentieri, il nostro costruttore, la riparò seduta stante. Il piccolo se ne andò tutto contento tenendo fra le mani la mia sorellina che era tornata come nuova. Si vedeva che ci teneva a lei. In quel momento capii che i bambini non erano tutti uguali e cominciai a sperare di trovare qualcuno in grado di farmi girare per tanto tempo prendendosi cura di me.

Fui fortunata! Il mio bambino era sempre allegro e sorridente, passai anni bellissimi con lui, mi tenne sempre da conto e anche quando divenne ormai grande per i giochi infantili, non si dimenticava di me. Mi faceva girare quando era un po’ triste o nervoso, agli altri diceva che il mio roteare lo rilassava. Appena crebbe mi mise in un altro contenitore che fu successivamente posto in questa soffitta e qui, da allora, giaccio dimenticata.

Non posso certo lamentarmi, ho avuto un’esistenza felice e piuttosto lunga per essere una semplice trottola, ma vorrei tanto girare ancora, sono sicura che ne sarei ancora capace

Mentre era assorta in queste riflessioni, un uomo e un bambino entrarono insieme nella soffitta. L’uomo aprì la scatola in cui ella riposava, la tirò fuori e la porse al bambino dicendo:

“ Tieni, prova a farla roteare! “

“ Ok papà! “

La fece girare così forte che Rosso-Blu credette di volare. Assaporò quel ritorno al passato con tutta la gioia del presente e poi, con grazia, si abbandonò al movimento che stava, progressivamente, perdendo velocità.

Al bambino piacque talmente tanto quel gioco che il padre glielo regalò con la condizione di averne cura perché quella non era una semplice trottola, ma il ricordo di persone amate e di non far fare loro la fine delle trottole del monello, buttate nella scatola cilindrica sotto il bancone.

Fu così che la trottola Rosso-Blu ritornò a girare e anche se ci sono momenti in cui viene messa da parte, lei è ormai certa che prima o poi verrà rispolverata e fatta ruotare, saltare e danzare come se fosse la prima volta.
Non sa perché gira e gira, ma quando lo fa, la sua gioia è indescrivibile.

You Might Also Like

5 Comments

  • Reply eva emblematica - favolesvelte/2 29 settembre 2015 at 13:22

    Adotto. Mi piace.

  • Reply Sonia Bertinat 29 settembre 2015 at 15:34

    Che racconto meraviglioso cara Rita 🙂
    Condivido in ogni dove perché l’importanza dell’avere cura e del tramandare con cura sono importantissimi.

    • Reply Rita Fortunato 29 settembre 2015 at 20:25

      Sonia, sono felice che il racconto ti sia piaciuto e che il suo messaggio risulti valido e condivisibile. 😊

  • Leave a Reply