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Pordenone Legge 2015: Riccardo Falcinelli e l’importanza della copertina

22 settembre 2015
#PordenoneLegge: Riccardo Falcinelli e l'importanza della copertina

Il racconto dettagliato di Pordenone Legge prosegue con l’incontro intitolato Iconicità e traduzione, il libro italiano all’estero. Ospite, Riccardo Falcinelli già citato in Appunti sparsi: #IDDRINK e un incontro sul Visual Design, il quale ha presentato Fare i libri. Dieci anni di grafica in casa editrice edito Minimum Fax.

Ieri ti ho raccontato del mio innamoramento per Loredana Lipperini, oggi invece vorrei provare a spiegarti dell’ammirazione che provo, in quanto grafica mancata, per il lavoro di Riccardo Falcinelli, art director di Minimum Fax.

#PordenoneLegge: fare i libri di Riccardo Falcinelli

Fare i libri: dieci anni di grafica in casa editrice di Riccardo Falcinelli

Già dal titolo del paragrafo e del libro presentato da Riccardo Falcinelli ci sono tre paroline che mi piacciono un sacco e che attirano la mia attenzione come le api sono attratte dall’alveare, libri, grafica e casa editrice. Sono sinonimi di cultura, creatività e idee fattesi realtà. Insomma, il grafico è lo stilista della carta stampata.

L’incontro organizzato da Pordenone Legge e ospitato in una delle sale di Palazzo Gregoris ha ottenuto il tutto esaurito. Posti a sedere non ce n’erano (ma io ed Elena siamo state previdenti e ci siamo aggiudicate la terza fila al centro con un’ottima visuale sui relatori) e tanti sono stati costretti a rimanere in piedi. L’argomento era ghiotto perché ci si concentrava su un elemento che spesso viene dato per scontato ma che è fondamentale per convincere il pubblico ad acquistare un libro, la copertina. C’è poco da girarci intorno, in questo caso l’apparenza conta e deve essere costruita in maniera tale che tutto, ogni singolo dettaglio, deve essere curato, efficace ed immediato. Ma non perfetto.

Per tutti i lavori che richiedono creatività e artigianalità, la perfezione non esiste anche se:

«La copertina è centrale nella comunicazione del libro».

Il compito è molto semplice, il grafico editoriale deve tradurre le scelte dell’editore e delle figure professionali che ruotano attorno ad esso, tener conto del messaggio dello scrittore, delle esigenze del pubblico e dell’apertura o capacità di codifica che caratterizza il contesto ambientale e culturale alla quale la copertina è indirizzata. Praticamente, deve essere un supereroe o comunque una persona abbastanza pazza da votarsi a questo lavoro.

Un esempio lampante della complessità di questo ruolo è la copertina de Il petalo cremisi e il bianco di Michel Faber e del parallelismo vigente tra autore dell’opera e traduttore visivo del contenuto da divulgare in un paese diverso dalla quale è stato concepito.

In Inghilterra il romanzo ha avuto un immenso successo ma la sua particolarità sta nel fatto che lo scrittore si è rinchiuso per 7 anni in un archivio e ha ricostruito pezzo per pezzo l’epoca nella quale è ambientato il testo, l’età vittoriana. Fondamentalmente, Il petalo cremisi e il bianco è una commistione tra ricerca filologica, genere rosa (sullo stile degli scritti di Sveva Casati Modignani) e fiction. Narrativa di svago e di intrattenimento mirabilmente approfondito che approdava in Italia per mezzo di brand editoriale prestigioso come quello dell’Einaudi. Come fare a coniugare tutti questi messaggi e riferimenti culturali di un paese straniero in una copertina capace di renderla accessibile al pubblico italiano?

La risposta di Riccardo Falcinelli è stata che per mesi (mi sfugge il tempo preciso perché in quel momento ho fatto la sciocchezza di non prendere appunti) lui e collaboratori hanno consultato e confrontato 200 fotografie storiche che rappresentavano una vera prostituta minorenne dell’epoca, protagonista del romanzo di Faber. Da quelle 200 immagini e prima di arrivare alla foto filologicamente perfetta, sono stati preparati 150 bozzetti.

«Le copertine non si fanno mai per un unico lettore. Si deve cercare di costruire delle soglie di accesso graduali».

Iconicità e traduzione, il libro italiano all’estero ha affrontato tutti i livelli decisionali e progettuali che determinano una copertina, senza dimenticare le storie che si nascondono dietro alla sua realizzazione. Forse l’incontro è risultato meno emotivo e più didattico rispetto alla presentazione di Loredana Lipperini, ma ciò non toglie che sono stata felicissima di seguirlo e anche di ottenere l’autografo di Falcinelli. Avrei potuto dirgli o chiedergli qualsiasi cosa sull’argomento ma sono stata colpito da un improvviso e virulento attacco di timidezza. Per fortuna Elena è accorsa in mio aiuto e gli ha fatto i complimenti per la copertina de Il petalo cremisi e il bianco perché, effettivamente, l’ha convinta ad acquistare il romanzo.

Aperitivo e chiacchiere tra lettrici: ma in fin dei conti, quanto conta la copertina?

Lo so, dopo tutta questa sviolinata sul lavoro che sta nella progettazione di una copertina non ci dovrebbero essere dubbi ma per la mia amica, invece, non è proprio così.

Data la mia formazione artistica e una certa propensione alla possessività che ho nei confronti dei libri, ho dato per scontato che ogni lettore sceglie un titolo in base alla sua veste estetica (e al prezzo). Se non attira l’attenzione, non si arriva nemmeno a leggere la trama per capire di che cosa si tratti. Può sembrare superficiale ma io sono abituata a muovermi in libreria, a scandagliare immagini e colori alla ricerca della copertina capace di far scattare l’infatuazione per quel libro. Se tutti questi aspetti mi convincono e mi attirano allora mi sento pronta anche per affrontare il contenuto per poi conservarlo, finché morte non ci separi, tra le mura domestiche.

Per Elena è diverso, lei è cresciuta prima di tutto come lettrice di biblioteca e questo la rende ancora più riflessiva e metodica nella scelta dei libri da portare nella sua personale collezione privata. Per lei vale prima di tutto il contenuto, se la convince, allora è disposta ad acquistarlo ed è solo in questo momento che fa caso anche alla copertina.

Parlando di un incontro dedicato alla grafica editoriale siamo arrivate a capire che esistono più percorsi per arrivare al libro e che, per questo, nulla va dato per scontato. Nel frattempo, i tavolini del bar venivano occupati da blogger, interpreti, scrittori, editori. Eravamo circondate dall’universo che ruota attorno al grande protagonista di Pordenone Legge e avevamo ancora tante cose da vedere.

E tu? Dopo questo post, guarderai la copertina di un libro in modo diverso?

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4 Comments

  • Reply #PordenoneLegge, dal museo al (possibile) concorso letterario | paroleombra 23 settembre 2015 at 8:04

    […] alla ricerca e alla riscoperta di luoghi e identità, dall’altra invece si è illustrato quanto un’immagine efficace condensi la cultura e l’identità di paesi e persone. Entrambi gli incontri hanno mostrato quanti fattori entrano in gioco quando ci si appresta a […]

  • Reply Michel Faber: Il petalo cremisi e il bianco, storia di Sugar | paroleombra 30 novembre 2015 at 8:08

    […] Ho desiderato leggere questo libro nel momento stesso in cui Riccardo Falcinelli ha raccontato la storia che si cela dietro una copertina. […]

  • Reply Leggere Michel Faber: Il petalo cremisi e il bianco, storia di Sugar – ParoleOmbra 4 aprile 2017 at 11:35

    […] Ho desiderato leggere questo libro nel momento stesso in cui Riccardo Falcinelli ha raccontato la storia che si cela dietro una copertina. […]

  • Reply Pordenone Legge 2015: dal museo al (possibile) concorso letterario – ParoleOmbra 8 aprile 2017 at 12:06

    […] alla ricerca e alla riscoperta di luoghi e identità, dall’altra invece si è illustrato quanto un’immagine efficace condensi la cultura e l’identità di paesi e persone. Entrambi gli incontri hanno mostrato quanti fattori entrano in gioco quando ci si appresta a […]

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