Ce l’ho fatta! Ho ottenuto un Curriculum Del Lettore super frizzante, vulcanico, rosa e simpaticissimo. Quello di Anna Le Rose, blogger e web copywriter di Le Vene Vanitose.
Ripeto, ogni curriculum è unico e inimitabile. Non faccio preferenze, ma ci tenevo ad avere la possibilità di ospitare anche Anna perché, seguendo il suo blog, mi ha fatto venire in mente un libro specifico, Ho sposato un deficiente di Carla Signoris.
Vieni a scoprire il motivo di un simile paragone?
Perché Ho sposato un deficiente di Carla Signoris è perfetto per Anna LeRose?
Perché? Perché entrambe hanno un modo di porsi e di scrivere che mi ha fatto letteralmente sbellicare dalle risate.
È importante alternare letture impegnative con testi e persone che sanno distrarre e divertire con intelligenza, ironia.
Ho sposato un deficiente è uscito nel 2008, edito Rizzoli e, quando lo lessi, non avevo ancora conosciuto le gioie (e i dolori) della convivenza. Le sue pagine mi hanno permesso di prepararmi psicologicamente a una simile esperienza e ho riso, riso fino alle lacrime.
Ora convivo, non sono sposata ma è come se lo fossi e, quando ho riletto il libro di Carla Signoris, ho dovuto isolarmi in un’altra stanza per non far sentire al mio compagno le mie risate (ma tanto se la rideva anche lui, in salotto, guardandosi Sole a catinelle con Checco Zalone).
L’autrice ha uno stile comunicativo fantastico e un umorismo diretto, tutt’altro che sottile, spassosissimo. Uno stile che caratterizza anche Anna Le Rose la quale, attraverso il suo blog, riesce ad intrattenere il popolo della rete senza risultare frivola o sciocca. (Ti consiglio di dare un’occhiata alla sezione Miscellanea di vitale importanza per fartene un’idea).
Saper far ridere è una cosa seria e pochi hanno questo dono straordinario. Ci vuole cultura, personalità e una padronanza della lingua italiana superlativa.
Anche quando sembrano partire per la tangente, sia Carla Signoris sia Anna Le Rose non vanno fuori tema e il motto di spirito è assicurato. Impossibile non farsi travolgere dal loro magnetismo tutto al femminile.
Ora ti lascio al curriculum del lettore di Anna Le Rose. Lei si dichiara felicissima per il paragone e per aver pensato al lei. Io, invece, sento di aver avuto parecchia fortuna (dicesi fattore C) nel convincerla a dedicarmi un po’ di tempo, malgrado i suoi impegni.
On air: un po’ di Radiohead, un po’ di Placebo e un po’ di salsa cubana.
Abbiate pietà, non sono una persona così pessima, è che da quando ho deciso di imparare i balli caraibici una forza oscura si è impossessata del mio account Spotify e delle mie terga.
Ogni momento ha una colonna sonora, più o meno esplicita, fosse anche solo il rumore della centrifuga della lavatrice, del martello pneumatico dei lavori fuori casa o il suono delle risate dei cuccioli di dinosauro del piano di sopra che, spero, smetteranno presto di far rotolare biglie sopra i miei pensieri.
Dicevo, ché poi mi perdo facilmente e mi ritrovo a raccontarvi di quando a 15 anni volevano denunciarmi perché dissi a due “conduttrici” radiofoniche locali che non sapevano parlare. Ogni momento ha una sua colonna sonora, soprattutto per me, ora, che accolgo l’invito di Rita a raccontarvi il mio curriculum del lettore, ovvero quegli sprazzi, razzi, spruzzi e pazzi che hanno fatto si che io oggi potessi essere qui, a digitare velocemente lettere su una tastiera, nel colorato tentativo di ricostruire il puzzle della mia storia da lettrice.
Sapete, sono sempre stata una lettrice compulsiva. Ingorda, un po’ come in tutto: sentimenti, avventure, conoscenza, torte, baci, parole. Quando andavo a scuola trascorrevo interi pomeriggi, che diventavano sere, col naso tra le pagine a consumare velocemente i destini di quei compagni che avevo scelto, a volte casualmente, altre sistematicamente. Gli anni passavano, e le sere sono diventate notti, e le notti albe, e i compagni di viaggio sono aumentati a dismisura, in un moto rivoluzionario che rappresentava ogni mia evoluzione. Più o meno socialmente condivisibile, sia chiaro.
La mia storia da lettrice è frastagliata e ventosa, come le scogliere calabresi che mi hanno visto nascere. È vulcanica come la spiaggia che conosco meglio. Cristallina come il mare dove ho imparato a nuotare. Un posto appartato, come quello dei primi baci. Una grande piazza, una sagra di paese, un concerto, una gigantesca pasticceria e una voluttuosa enoteca.
Insomma: un gran casino. Si può scrivere?
Adesso provo a raccontarvela. Intanto servitevi pure, la torta è deliziosa.
INFANZIA, FANCIULLEZZA E SOGNI ANCORA DA SOGNARE
Lo racconto spesso, il primo libro della mia vita è Piccole donne. Devo a quelle pagine l’insinuarsi inconsapevole della scrittura nella mia vita. Jo March è stato un personaggio fondamentale, illuminante e catartico. L’eroina combinaguai che ho sentito immediatamente vicina e la sorella che ho sempre desiderato essere per le mie, un punto fermo, un abbraccio ribelle eppure stabile. Poi è arrivato Piccole donne crescono, una storia dalla quale non riuscivo a staccarmi e che conclamava Jo come eroina umanista della mia piccola vita.
Il giornalino di Gian Burrasca è il terzo libro che penso di poter considerare complice del mio destino. Ogni tanto ne rileggo qualche pagina e torno ad essere quella Gnagna mignon che si divertiva a programmare piccoli guai.
ADOLESCENZA, O DELL’ESSERE SNOB
Se ripenso alla mia adolescenza letteraria, mi direi:
“Gnagna, facciamo che te la tiravi un pochino troppo?”.
Liceo classico, una smodata passione per le parole, i giochi con esse e l’approccio spavaldo alla possibilità di plasmare destini grazie al potere della penna. Sono stati gli anni dei grandi classici e dei libri generazionali. Tre nomi su tutti? Orgoglio e pregiudizio, Il ritratto di Dorian Gray e On the road.
Sì, ho letto anche Siddharta di Herman Hesse, Sartre e le poesie di Baudelaire, non temete.
SONO GRANDE, MA GIOCHIAMO ANCORA?
Ho quasi 31 anni e ho scelto di non voler smettere di giocare.
I miei libri dell’età adulta sono molto diversi tra loro: Il Signore degli Anelli, Margherita Dolcevita e Il diario di Bridget Jones. Rappresentano ciò che sono nella forma più pura, libera e un tantino squilibrata che potessi immaginare. Non so definirmi, più che altro perché mi viene da ridere più che al primo passo di salsa cubana, ma so che queste pagine ci riescono perfettamente perché sono il giusto compromesso tra ciò che riconosco come etico, sognante e romantico.
E cos’è la vita se non un caleidoscopico passaggio che necessita di sogni e filosofico romanticismo? E di tutta l’etica possibile davanti alla barbarie della ceretta o l’ingiustizia dei chili di troppo.
Mi avete lasciato un po’ di torta?
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