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Leggere pensando a punti di fuga, prospettive e chiacchiere on-line

12 giugno 2015
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A ispirarmi il post di oggi è stata la lettura di un articolo de La Kasa Imperfetta riguardante il punto di vista.

Il tema trattato da Anna Pompilio è differente (lei si occupa di case e giardini) ma credo che possa anche essere applicato in ambito letterario, collegato ai libri di questa settimana e alle chiacchiere possibili attraverso i social.

Non ho mai eccelso in disegno geometrico. All’istituto d’arte mi è stato insegnato ma, per quanto sia una materia precisa e affascinante, ho in gran parte dimenticato tutto quello che ho appreso.

Tuttavia ho una vaga reminiscenza di punti di fuga, piano orizzontale e conseguente prospettiva. Da dei minuscoli punti si tracciavano linee di vario spessore e con un loro senso preciso. Se i calcoli erano esatti, costruivi un elemento architettonico tridimensionale, perfetto e quanto mai vicino alla visione reale degli oggetti.

Questa settimana ho commentato due libri e mi piace vederli come due piccoli punti disposti sull’orizzonte della penisola italiana. Adesso provo a tracciare delle linee e a costruire, in senso prospettico, quello che è l’azione del leggere e dello scrivere.

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Dal Friuli alla Sicilia, libri come punti di fuga

Habanero, Tabacco e caffè è il libro di un autore e chef friulano mentre #SonoDiventatoMiaMoglie è stato scritto da un siciliano.

Sono i primi due punti di fuga che mi vengono in mente per tracciare le linee di questo post in prospettiva culturale. Se nel primo i personaggi si muovono e si intrecciano fra loro, influenzati dalla casualità del destino, nel secondo la casualità sembra non esistere perché Pandossa conosce il suo inconscio e pare egli stesso artefice della sua esistenza.

Le persone e i personaggi di ogni testo scritto, si muovono, interiormente ed esteriormente, alla ricerca del proprio posto nel mondo. I loro pensieri e sentimenti sono le linee tracciate, il loro spessore sta nel linguaggio e nella sua forma.

Il linguaggio di Habanero, Tabacco e Caffè è molto semplice e, purtroppo, rivela delle imprecisioni di forma che, a mio parere, ne ha un po’ penalizzato l’effetto finale. Ho comunque provato un immenso piacere nel leggere questo libro perché mi ha fatto ricordare che i friulani non sono solo dediti al lavoro e al pragmatismo estremo. Anch’esso, come popolo, presenta una sensibilità che si esprime attraverso la scrittura, la letteratura e la poesia.

La conferma di questo fiore all’occhiello della mia regione d’appartenenza l’ho trovata in Passione e ideologia di Pier Paolo Pasolini, forse l’ultimo dei grandi letterati d’Italia. Scrisse sulla lingua friulana:

«Quello che conta è comunque la fisionomia di questa parlata così acremente estranea ai dialetti italiani, ma così piena di dolcezza italiana: incorporata dalla sua arcaicità a dati naturali, quasi che fosse una cosa sola con l’odore del fumo dei focolari, dei venchi umidi intorno alle rogge, dei ronchi scottati dal sole».

Certo, il libro che ho recensito non può essere paragonato all’opera immensa e dettagliata di Pasolini però, confrontandoli, ho realizzato che il Friuli, in ambito letterario, è tutto da scoprire.

Per quanto riguarda #SonoDiventatoMiaMoglie, mercoledì mi sono concentrata sul personaggio costruito e sullo stile dell’autore il quale è, giustamente considerato il difensore della lingua italiana. In quanto siciliano, è il mio secondo punto di fuga. Dalla sua isola natale, dal passato antico e misterioso, si è costruita la base del linguaggio che corre lungo tutto lo stivale.

Non è una linea prospettica campata per aria. La Sicilia ha questo pregio perché è qui che Federico II di Svevia (1114-1250) ricevette la sua educazione ed è qui che si sviluppa la sua corte itinerante dell’epoca. Scomunicato dal papato perché dimostratosi, nei primi anni del suo regno, troppo lungimirante e sensato nel suo modo di gestire la politica estera, Federico II è forse uno dei pochi potenti che seppe davvero dare lustro all’Italia.

In seguito, da una conversazione con Francesco Ambrosino, mi è parso di individuare delle linee che convergevano verso Napoli e Bologna.

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Napoli e Bologna, una chiacchierata on-line

Ne avrai le scatole piene del mio continuo citare Francesco Ambrosino, ma non ne posso fare a meno. Come ben sai il mio papà virtuale ama la Settima Arte, il cinema. Pasolini era anche regista.

Ieri ho potuto conversare con Francesco tramite Hangouts, sentirne la voce e vederne le espressioni facciali. Per un’ora l’ho stressato su gestione di pagine Facebook, hashtag e idee su come portare avanti questo blog che, giorno dopo giorno, sembra sfuggirmi di mano, diventare più di quanto mi aspettassi o desiderassi.

A colpirmi, nel mio interlocutore, è il disincanto che prova per il suo popolo. Per lui la napoletanità omaggiata in Italia e all’estero si è conclusa con il Principe Antonio de Curtis (Totò) e Massimo Troisi.

Ho regalato un pomeriggio intero a questi due straordinari interpreti del cinema italiano e regionale. Non è di mia pertinenza dirti cosa ne penso o cosa ho provato nell’osservarli e ascoltarli, ma condivido la venerazione che Francesco Ambrosino prova per loro come condivido la sua voglia, la sua passione per la scrittura.

Nel discorso è spuntato fuori il nome di Federico II perché è a Napoli che è sorta la più antica Università d’Italia. Peccato che il suo prestigio passato sembra non ripercuotersi sul titolo finale di chi ancora varca le sue porte per entrare nel mondo della conoscenza e delle belle lettere. A questa istituzione non è stato dato che un rapido accenno, sufficiente per mettere in moto tutta l’architettura di questo post.

Il bello del web e dei social è che avvicina punti di fuga dai quali tracciare linee prospettiche di un’ampiezza e stratificazione inimmaginabile. L’ambito artistico e letterario, per quanto menomato, continua a sopravvivere e, timidamente, si mostra. Esistono punti di fuga consapevoli di essere tali. Forse da essi non verranno tracciate linee che andranno a costruire nuove prospettive letterarie e umane però sono convinta che andranno a ricostruire ciò che c’è di buono nella nostra realtà.

Quello che voglio cercare di dirti è che anche da una conversazione, apparentemente banale, si trova il senso della lettura di qualsiasi forma d’arte.

La prospettiva finale? Pasolini, oltre che letterato e regista, nasce a Bologna e a questa città, descritta dalla napoletana Bruna Athena, ideatrice dell’iniziativa e del gruppo Facebook Ti scrivo una lettera, viene indirizzata un’epistola datata 1232 e scritta da Federico II:

« Per quel generale desiderio di sapere che, per natura, tutti gli uomini hanno; per quello speciale godimento che alcuni ne derivano, prima di assumere l’onere del regnare, fin dalla nostra giovinezza, abbiamo sempre cercato la conoscenza, abbiamo sempre amato la bellezza e ne abbiamo sempre, instancabilmente, ammirato il profumo. Dopo aver assunto la cura del regno, sebbene la moltitudine degli affari di Stato richieda la nostra opera e le cure dell’amministrazione esigano grande sollecitudine, tuttavia quel po’ di tempo, che riusciamo a strappare alle occupazioni che ormai ci sono divenute familiari, non sopportiamo di trascorrerlo nell’ozio, ma lo spendiamo tutto nell’esercizio della lettura, affinché l’intelletto si rinvigorisca nell’acquisizione della scienza, senza la quale la vita dei mortali non può reggersi in maniera degna di uomini liberi, e voltiamo le pagine dei libri e dei volumi, scritti in diversi caratteri e diverse lingue, che arricchiscono gli armadi in cui si conservano le nostre cose più preziose».

Sei arrivato alla fine di questo lunghissimo post? Ti adoro.

Con il caldo che fa in questi giorni, ammetto di averti sottoposto una lettura e un pensiero alquanto impegnativo e per questo, oltre che adorarti, mi farò perdonare la prossima settimana. Ho deciso che ti parlerò di libri dai quali soffia il vento.

Non saprei dirti in quale raccolta o libro potresti rinvenire la lettera imperiale riportata, ma ti lascio i dati del libro di Pasolini. Ti avviso che non è una lettura da spiaggia e richiede molto esercizio mentale, ma ne vale la pena e, naturalmente, esprimi pure il tuo parere sulla riflessione di oggi.

Autore: Pier Paolo Pasolini
Titolo: Passione e ideologia
Prefazione: Alberto Asor Rosa
Casa Editrice: Garzanti
Pagine: 545
Anno di pubblicazione: Aprile 2009 (Prima Edizione, 1960)
Prezzo di copertina: € 14.50

Photo Credits: immagini via Flickr

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14 Comments

  • Reply Francesco 12 giugno 2015 at 10:29

    Si tratta di un corposo e interessante lavoro critico. Farne parte per me è cosa graditissima. Queste letture comparate sono valide e istruttive soprattutto perché offrono un punto di vista diverso da quello che la linguistica contemporanea ha ormai classificato. Congratulazioni! Devo ammettere di preferire questo testo a quello della recensione!

  • Reply athenabruna 12 giugno 2015 at 12:29

    Bellissimo! Hai mostrato come la complessità delle cose fa in modo che tutto riconduca a tutto, in qualche modo. Forse non lo sai, ma Federico II è uno dei miei personaggi storici preferiti!
    Complimenti!

    • Reply Rita Fortunato 12 giugno 2015 at 12:50

      Bruna, io e te ci dobbiamo incontrare assolutamente! Sei una perla. *u*

  • Reply oreste 12 giugno 2015 at 13:49

    Ora, dovró leggermi i due libri per vedere il solido!
    =-O

  • Reply L’ombra del vento, oblio e memoria a Barcellona | paroleombra 17 giugno 2015 at 9:44

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    […] del lettore mostrandogli cosa vuol dire non aver paura di esplorare e guardare le cose dalle prospettive più svariate. A vedere le cose con ironia e leggerezza. L’importante è non importunarla […]

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    […] Caro Pier Paolo, confesso di essermi fatta non pochi scrupoli nel formulare questa missiva. Tempo fa ti ho citato nel post intitolato Leggere pensando a punti di fuga, prospettive e chiacchiere online. […]

  • Reply Recensione: 24/7 di Jonathan Crary, un saggio su sonno e capitalismo 20 agosto 2017 at 17:13

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