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Identità e cambiamento, siamo o interpretiamo?

29 maggio 2015
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Questa settimana ho parlato dei libri di Riccardo Scandellari e di Rudy Bandiera in cui le parole chiave sono identità e cambiamento,con tutte le opportunità e i rischi che rappresentano. Parole che hanno una valenza e un significato basilare nel web ma anche nella realtà. Parole estremamente umane eppure evanescenti, effimere, indefinibili perché inscritte nella sfera della percezione e della soggettività.

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Identità e cambiamento, ragione o istinto?

Finora, in tutti i testi che ho letto spiegano come abitare la rete e stringere relazioni all’interno di essa. Per farlo è necessario costruire una forte identità utilizzando i canali social e, al contempo, rendersi consapevoli del cambiamento in atto.

È qui che sorgono i miei dubbi, sulla costruzione di una propria identità che sia quanto più possibile alla realtà oggettiva, fisica. La mia identità combacia con la percezione che ho di me stessa o con quella che gli altri hanno di me?

L’identità si evolve nel tempo e in base alle esperienze e alle persone che incontriamo. Su questo aspetto, per me, un post di Annachiara Margapoti nel suo blog, Scrivo tra arte e fantasia.

A colpirmi è la presa di coscienza che c’è sempre una parte di noi che ci sfugge e solo stando e andando possiamo capire realmente chi siamo. Messa così pare una contraddizione in termini e se ci si sofferma troppo nel distinguere cosa è fisso, immobile e cosa è moto e cambiamento, il mal di testa è assicurato.

Credo che ci voglia anche un po’ di incoscienza o beata ignoranza per soffermarsi a riscoprire sé stessi, per poi ripartire sull’onda del cambiamento. Quella che io chiamo incoscienza o beata ignoranza non è stupidità o superficialità. Tu potresti chiamarlo istinto o impulso. In ogni caso, ha sempre a che fare con le percezioni e se si riesce a distinguerle l’una dall’altra, facendo subentrare quindi la ragione, non solo è possibile costruirsi una propria identità ma anche muoversi in armonia con i cambiamenti, con le inversioni di rotta che si incontrano nel cammino di ogni singolo individuo e, di conseguenza, della collettività.

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Noi siamo ed interpretiamo noi stessi

Non so se lo si fa ancora, ma ho un ricordo indelebile dell’ultimo anno delle medie e di un test attitudinale alla quale la nostra classe è stata sottoposta, per indirizzare ogni alunno alle scuole superiori più adeguate. Immancabile la domanda: cosa vuoi fare da grande?

Nel pezzo in questione però mi sono dimenticata di segnalarti che avrei voluto fare anche l’attrice. Veramente non è proprio così, più che dimenticarmene, me ne sono vergognata perché, all’epoca, la professoressa, non appena lesse questa mia velleità, rise di gusto scatenando di conseguenza l’ilarità dei miei compagni.Quel ruolo non era proprio da me, la mia memoria è pessima e non sono molto brava a nascondere le emozioni che provo nel presente.

Una volta stroncato il mio futuro nel mondo dello spettacolo, ottenni pure il colpo di grazia leggendo il risultato finale del test. Ero adatta per un qualsiasi istituto tecnico-professionale, della durata massima di tre anni. Grazie al cielo, seppur sentendomi mortificata, non ho seguito quel consiglio e quella visione che altri hanno avuto di me.

La figura dell’attore mi attraeva perché si potevano assumere tutte le identità che vuole. Il lavoro perfetto per chi non sa chi è e che vorrebbe essere tante cose. La bravura sta nell’interpretare sé stessi, nel gioco di luci e ombre dell’immenso palcoscenico che è la vita.

Forse oggi non so dirti esattamente chi sono, ma sono un po’ più cosciente della mutevolezza della mia identità. Una coscienza che mi porta a chiedermi anche come la mia persona viene percepita perché credo che, se riesco a capire cosa ispirano ad altri i miei scritti o le mie fotografie, posso identificare dei punti fermi che mi contraddistinguono.

Starei e mi muoverei in sintonia con la catena di eventi e di persone con le quali entro in contatto. Non per piacere a tutti o per dimostrare qualcosa ma per costruire la mia identità sia in modo oggettivo, sia in modo soggettivo. Di conseguenza, la mia percezione combacerebbe con quella altrui senza esserne succube.

E tu, cosa ne pensi? Qual è la tua idea di identità e di cambiamento?

Photo Credits: Immagine in evidenza I Love Creativity, immagine maschera via Flickr

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5 Comments

  • Reply Le feste son passate, rimane la fiera delle vanità | paroleombra 11 gennaio 2016 at 7:41

    […] che, per essere felici, basti rendersi conto che molto spesso non siamo altro che vanitosi attori di noi stessi e riderci sopra, ricordandoci anche ciò che dice […]

  • Reply Non so come si fa: s’impara (parlando di Instagram e Telegram) – paroleombra 27 giugno 2016 at 6:31

    […] ma sarà il mio canale tanto quanto questo è il mio blog personale. Un luogo dove formerò la mia identità virtuale e che troverà definizione e valore in base alle relazioni e alle amicizie che si verranno […]

  • Reply leggere-il-principe-di-niccolò-machiavelli-secondo-il-content-marketing 27 marzo 2017 at 15:58

    […] caso e tutto, tutto è corredato di esempi tratti dal passato e da un presente, il Rinascimento, in cambiamento. Ricorrenti sono anche i termini come reputazione, imitazione e, forse quello che più mi […]

  • Reply Le feste son passate, rimane la fiera delle vanità – ParoleOmbra 3 aprile 2017 at 12:28

    […] che, per essere felici, basti rendersi conto che molto spesso non siamo altro che vanitosi attori di noi stessi e riderci sopra, ricordandoci anche ciò che dice […]

  • Reply Scrivere, scrivere, scrivere: corso di approccio creativo alla scrittura – ParoleOmbra 22 maggio 2017 at 11:39

    […] Forse è in questo incrocio tra finzione e realtà che nasce l’equilibrio tra l’essere e il fare per essere e la risposta alla domanda che mi feci tempo fa in Identità e cambiamento: siamo o interpretiamo? […]

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