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Leggere Margaret Atwood: Il racconto dell’ancella

13 maggio 2015
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È passato un anno da quando ho visto e sentito parlare di Margaret Atwood nella bella cornice dedicata al libro che è Pordenone Legge. Non avevo mai letto nulla di questa romanziera, capace di creare nelle sue opere scenari distopici pericolosamente verosimili.

A primo impatto, l’autrice ha ispirato la mia immediata simpatia. Saranno state la sua figura minuta e l’età avanzata, il suo sottile e raffinato senso dell’umorismo, il cappellino e la giacca rosa pastello che indossava, ma prima ancora che iniziasse l’incontro mi sono sentita motivata a conoscerla anche attraverso i suoi scritti.

Ho cominciato con uno dei suoi lavori più significativi, Il racconto dell’ancella, edito Mondadori e generosamente prestatomi dalla mia consigliera libraria preferita. Citata nella recensione che feci del romanzo di James Jones, Da qui all’eternità.

C’è un motivo per cui ho scelto di recensire oggi Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood. Continua la lettura e lo saprai.

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Margaret Atwood, una mente scientifica e una romanziera affascinante

Sai qual è stata la cosa che mi ha colpito di più durante l’incontro dove ha presenziato Margaret Atwood? Il fatto che questa romanziera affascinante, per intelligenza e garbo, è a sua volta figlia di scienziati e ha un modo di leggere la realtà che mi ricorda molto lo stile, la personalità di Margherita Hack. Istintivamente mi sono parse moralmente simili, per sensibilità e impegno sociale ed è curioso rilevare anche la omonimia nel nome di battesimo.

All’epoca la Atwood presentò la Trilogia dell’Adamo Pazzo e rilasciò qualche approfondimento sulla sua partecipazione alla Biblioteca del Futuro, progetto promosso dall’artista Katie Paterson. Se vuoi saperne di più al riguardo ti consiglio di consultare l’articolino che ho redatto per Diario di Pensieri Persi.
Avevo la sensazione di avere di fronte a me un’altra donna estremamente intelligente, nata e cresciuta in un ambiente dove la logica e la razionalità la facevano da padrone ma che non hanno pregiudicato la sua creatività e la sua spiritualità.

Margherita Hack fu sensibile e coerente con il suo libro, scritto in collaborazione con Pierluigi Di Piazza, Io credo. Dialogo tra un’atea e un preteMargaret Atwood, invece, ha un che di profetico poiché analizza e ipotizza mondi distopici sui quali è bene soffermarsi. Il contributo umano dell’astrofisica e della romanziera è più grande di quanto si possa immaginare.

Margaret Atwwod, Il racconto dell’ancella

Il racconto dell’ancella parte in prima persona, la protagonista si racconta e si svela pagina dopo pagina. All’inizio non si capisce nulla di quanto stia accadendo, come la voce narrante anche il lettore sembra indotto ad indossare una sorta di paraocchi interiore, al pari delle alette imposte sul capo delle ancelle. Espedienti che limitano la visibilità a queste fattrici coatte facendole affermare che hanno:

«imparato a vedere il mondo a piccoli assaggi».

Fondamentalmente, mi sono sentita trasportata in un regime totalitario futuro e i ricordi di una cultura andata perduta affiorano nella mente dell’ancella come rifiuti in un corso d’acqua. Rifiuti. Riviste, film, libri, libertà d’espressione in questo romanzo non esistono, sono stati bruciati per proteggere la popolazione femminile e incentivare il tasso di natalità della società descritta. È un mondo dove l’umanità stessa è stata bruciata lasciando spazio a corpi vuoti.

Le donne qui sono protette dice la protagonista. Protette da sé stesse tramite una netta e rigida classificazione in mogli e ancelle. Queste ultime svolgono una funzione primaria, vengono assegnate d’ufficio a un esponente, privo di figli, della dittatura costituitasi.

Sono donne che furono mogli in seconde nozze, lavoratrici e madri e per questo motivo il loro stile di vita venne dichiarato illegale. La loro esistenza non viene interrotta ma gestita a fini riproduttivi. L’amore è un effetto collaterale che non deve presentarsi poiché, secondo la mentalità sociale presentata dalla Atwood, la felicità della donna risiede nell’assolvere, a beneficio altrui, i suoi bisogni fisiologici attraverso la procreazione controllata. Parlando delle donne del passato, la protagonista afferma:

«Sembravano in grado di scegliere. Eravamo una società che moriva per troppa libertà di scelta».

La troppa libertà di scelta ha quindi determinato il declino demografico della società passata. Per ritrovare l’equilibrio (anche razziale) alla popolazione femminile è stata tolta la suddetta libertà, al fine di proteggerla.

Fa orrore leggere una simile prospettiva ma, in verità, il rischio che ciò avvenga non è così lontano ed è da aggiungere anche il fatto che questa graduale sottomissione del femminino a scopi dittatoriali avviene tramite la legittimazione del pregiudizio e dell’ignoranza.
Le ancelle debbono avere fede e tutte le loro azioni risentono del linguaggio e di alcuni precetti, abilmente manipolati e distorti, derivanti dalla religione. Si parla di Dio, di Occhi, di Custodi, di Angeli. Tutto solo per mascherare un’altra realtà, fondamentalmente ipocrita, deleteria e repressiva.

Eppure la protagonista cerca una via di fuga allo status quo e lo fa attraverso il racconto. Narra la sua storia, passata e presente. A piccoli assaggi. Solo alla fine il puzzle sembra completo ma rimane lo stesso qualcosa di indefinito e tante domande senza risposta. Sta al lettore decidere per il triste o il lieto fine. Io ho preferito la seconda opzione perché la protagonista si descrive come un corpo vuoto ma non è tale, il suo bisogno di raccontare e di raccontarsi, le sue emozioni e i suoi pensieri l’hanno fatta sopravvivere e il suo lascito viene rinvenuto in un altro tempo futuro, permettendole di guadagnarsi la libertà, di fuggire dai confini che le erano stati imposti. Ha corso un rischio, ma ha trovato comunque il modo per lasciar traccia di sé e delle sue catene.

Una sola cosa vorrei aggiungere. Il racconto dell’ancella è datato 1985 e già 30 anni fa Margaret Atwood dipinse una realtà che non è poi così distante da quella odierna. È un monito e un motivo anche per rivalutare una materia importante, bistrattata nelle aule scolastiche e dagli studenti, la storia. Più volte mi sono sentita rivolgere questa domanda:

«A cosa serve studiare la storia?»

Non ho mai saputo rispondere finora e, se mi venisse rivolta ancora, consiglierei caldamente questa lettura. L’apprendimento mnemonico della storia è inutile, diventa utile quando invece si riflette sui fatti passati per muoversi con accortezza nel presente e per gettare le basi di un futuro vicino all’utopia e quanto più possibile distante dalla distopia.

Ti va di leggere Il racconto dell’ancella? Ecco i dati del libro prestatomi, il prezzo originale è coperto però ti lascio quelli che ho trovato nell’edizione fatta nel 2004, edito Ponte alle Grazie e nel formato tascabile, edito TEA.
Nel frattempo io vado a prenotare La trilogia dell’Adamo Pazzo, Margaret Atwood mi ha incantata.

Autore: Margaret Atwood
Titolo: Il racconto dell’ancella
Titolo Originale: The Handmaid’s Tale
Traduzione: Camillo Pennati
Casa Editrice: Mondadori
Pagine: 313
Anno di pubblicazione: gennaio 1988
Prezzo di copertina: Ponte Alle Grazie, € 14.50. Tascabile TEA, € 9.00.

Photo Credits: via pixabay.com

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13 Comments

  • Reply eva emblematica - favolesvelte/2 15 maggio 2015 at 7:47

    Adoro la Atwood.

  • Reply Scienza, trasversalità e impegno sociale | paroleombra 15 maggio 2015 at 12:56

    […] che lavora per creare un mondo che sia quanto più possibile dalle realtà distopiche formulate da Margaret Atwood. Mi ha infuso speranza nel […]

  • Reply Rischi e opportunità del web 3.0, non è fantascienza | paroleombra 27 maggio 2015 at 11:29

    […] mi fa paura. È più verosimile di quanto possa sembrare. L’ho percepito recensendo il libro di Margaret Atwood e ho trovato conferma nelle pagine redatte da Rudy Bandiera il quale, di fantascienza, se ne […]

  • Reply Il MaddAdam di Margaret Atwood: prima parte, L’ultimo degli uomini | paroleombra 3 agosto 2015 at 8:46

    […] riconoscere lo stile secco e conciso dell’autrice. È scorrevole, affascinante e, come nel racconto dell’ancella, terribilmente […]

  • Reply #Leggere Verso le luci del Nord di Alessia Savi – paroleombra 9 dicembre 2016 at 7:34

    […] lettore intuisce subito che pagina dopo pagina si disporrà uno scenario distopico, sullo stile di Margaret Atwood per intenderci, dove tutto quello che conosciamo è andato distrutto per l’avvento […]

  • Reply Leggere Rischi e opportunità del web 3.0 di Rudy Bandiera – ParoleOmbra 25 aprile 2017 at 23:38

    […] mi fa paura. È più verosimile di quanto possa sembrare. L’ho percepito recensendo il libro di Margaret Atwood e ho trovato conferma nelle pagine redatte da Rudy Bandiera il quale, di fantascienza, se ne […]

  • Reply Scienza, trasversalità e impegno sociale – ParoleOmbra 27 aprile 2017 at 0:20

    […] che lavora per creare un mondo che sia quanto più possibile dalle realtà distopiche formulate da Margaret Atwood. Mi ha infuso speranza nel […]

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