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Leggere Io credo. Dialogo tra un’atea e un prete

11 maggio 2015
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Non ho una mente scientifica o, almeno, credo di non averla mai avuta. Eppure, chi possiede tale peculiarità ha tutta la mia stima e fascinazione e, pare più credente di quanto voglia apparire.

Per questo oggi mi trovo a parlarti del libro scritto a quattro mani da Margherita Hack e Pierluigi Di Piazza, intitolato Io credo. Dialogo tra un’atea e un prete. In questa occasione, tratto un argomenti che non mi sono congeniali ma sui quali mi sono spesso trovata a riflettere.

Ti sembrerà un po’ buffo ma quando da bambina frequentavo le lezioni di catechismo, spesso tornavo a casa piangendo o indignata per le cattiverie narrate nella Bibbia mentre, da adolescente, mi indispettivo nel trovare un immancabile 4 nei compiti di matematica.

«Fortunato, lei la matematica la sa. Solo che quando mi vede un foglio bianco, mi entra in panico»

Diceva, per confortarmi, il mio professore di allora. Personalmente, la percezione della fantasia e della creatività di una mente scientifica spiegata attraverso la logica e la razionalità tuttora mi esalta, ma la frustrazione di non riuscire ad applicare ciò che apprendevo mi faceva sentire ottusa e perdevo fiducia nelle mie capacità.

Logica o fede? Tutto ciò che è duale e contrastante ha la mia attenzione e così mi sono arrischiata a leggere Io credo. Dialogo tra un’atea e un prete.

Non aspettarti una recensione, vorrei fare qualcosa di diverso e lasciarti a disposizione le impressioni che mi hanno portata ad acquistarlo e a leggerlo.

 

Margherita Hack Io credo_recensione

In ricordo di Margherita Hack: figura storica e familiare

Il 19 luglio 2013 a Udine, in Corte Morpurgo a Udine, si è svolto un incontro, organizzato dall’Homepage Festival, in memoria di Margherita Hack.

L’astronoma avrebbe dovuto presenziare, assieme a Pierluigi Di Piazza, co-autore del libro Io Credo. Dialogo tra un’atea e un prete edito dalla Nuovadimensione e curato da Marinella Chirico.
In questa occasione Marinella e Pierluigi hanno ricordato la sfaccettata personalità della scienziata, con sincero affetto e giusta obiettività, attraverso le affermazioni della stessa, nelle quali si intrecciano e si dipanano vita, morte e affetti.

Significativa la frase epicurea, da lei citata e più volte ricordata dai relatori:

“ Quando ci sono io non c’è la morte e quando c’è la morte non ci sono io… tutto il resto è nulla!”.

Tale affermazione voleva dimostrare il suo ateismo convinto, tuttavia è risultata essere più cristiana di quanti si dichiarano tali per il suo forte impegno nel sociale che non è venuto mai a mancare e che ha mantenuto, con grinta e determinazione, fino all’ultimo respiro.

Di Piazza, colpito da tanta sollecitudine e dal forte spirito pragmatico della scomparsa, ha ricordato come lei, con estrema umiltà, si meravigliasse dell’ammirazione suscitata nei confronti della sua persona dichiarando spesso e volentieri che non aveva fatto altro che il suo dovere, né più né meno.

“Non capisco perché la gente si stupisca tanto, in fondo non ho fatto altro che quello che ritenevo fosse il mio compito!”

diceva questa intelligente signora. Tale dichiarazione mi ha profondamente colpito e mi ha portato a pensare che oltre a dare un esempio di umiltà, Margherita rispecchiasse un’intelligenza vera e genuina, sostenuta da un’educazione di altri tempi all’interno della quale si conservano valori, a quanto pare, perduti. Che avesse fede, in se stessa e nelle persone che la circondavano. Che Dio sia in questo?

Quello che secondo me dovrebbe generar sorpresa non è ciò che diceva o quello che faceva, ma la sua capacità di permettere al prossimo, con chiarezza e semplicità, di rendersi consapevole di quanto poco serva per essere una creatura veramente civilizzata, vale a dire:

“Essere, essere, essere!”.

Margherita Hack era, è stata e sempre sarà se stessa e, in una società votata all’apparenza, la coerenza è una perla rara. Ed è qui che entra in campo la sua personale concezione del divino. L’astrofisica pur non credendo nel Dio cattolico era, come Di Piazza fa notare, più spirituale e “religiosa” di quanto volesse far credere e questa analisi scaturisce dall’affermazione della scienziata riguardo alla sua vita privata:

“Non ho mai avuto la vocazione genitoriale”.

Il termine vocazione è preciso e inequivocabile per la sua forte connotazione religiosa. Così si riteneva la Hack ma non si può far a meno di domandarsi se veramente le è mancata tale vocazione. Non ha avuto figli, eppure ha amato, accudito e coccolato otto gatti, un cane. Quante volte simili animali domestici vengono equiparati al pari dei figli naturali da parte dei rispettivi padroni?

Ancora, durante la sua carriera si è trovata a confrontarsi spesso con giovani menti, tra cui la figlia della sua badante, più correttamente chiamata da Marinella – angelo custode – la quale ha scelto lo stesso percorso professionale dell’astrofisica con la quale ha scritto il libro L’astrofisica spiegata ai ragazzi.

La badante è l’angelo custode perché, spiega Marinella, Margherita accoglieva tutti quelli che costellavano la sua vita con affetto e partecipazione, entravano a far parte della sua famiglia. E diceva di non aver mai avuto la vocazione genitoriale…
Ciò che rende straordinaria la personalità di questa grintosa signora è la libertà di pensiero che non ha mai ceduto ai dettami e ai falsi moralismi della società, passata e contemporanea.

Libera di pensare e di esprimersi su qualsiasi tema scandalizza e sorprende:

“Meglio fare sesso con chi non si ama veramente. Viene meglio!”

A una simile dichiarazione non si riesce a non abbandonarsi ad una risata liberatoria per poi rendersi conto della sottigliezza e delle implicazioni che possono scaturire dalla corretta analisi di questo pensiero che non vuole essere superficiale, ma ben più specifico di quanto possa apparire di primo acchito. Lei, donna, scienziata, sposata da 70 anni è andata oltre il tabù della sessualità guardandola come una cosa naturale, spogliandolo di ogni volgarità senza per questo inneggiare a facili costumi.

Margherita è sempre andata oltre le mere convinzioni dimostrando di possedere un’elasticità mentale rara unita alla capacità di costruire un rapporto di coppia solido basato sull’amore vero il quale è sostegno, fiducia e rispetto reciproco. Alla sua morte, ha raccontato Marinella,  Aldo, il compagno di una vita, l’ha baciata sulla bocca e, pur avendo qualche problema di lucidità mentale, il marito la sentiva viva intorno e dentro di sé, almeno è questo quello che a me piace pensare.

Le ultime parole della Hack non sono state di paura per la sua anima, ma delle precise disposizioni a Marinella e Pierluigi che l’hanno assistita nei suoi ultimi giorni:

“Lascio Aldo, i miei animali, la mia casa e mi aspetto che rimangano nella serenità in cui li ho lasciati.”

La sua anima non aveva bisogno di essere salvata perché integra, fino alla fine. Lo spirito di Margherita conservava quella scintilla divina che tutti noi possediamo, ma che perdiamo nel corso della nostra. Le Sacre Scritture (Gen. 1,26-27) non recitano forse:

“Dio li creò a sua immagine e somiglianza”?

Una scienziata, un’atea e una donna che ha, paradossalmente, vissuto seguendo i precetti religiosi pur essendosi vergognata come una ladra sposandosi in chiesa.
Conoscevo il nome, Margherita Hack, astrofisica e dopo aver ascoltato le parole dei due relatori non ho potuto fare a meno di associarla a dei miei parenti, fortemente cattolici, non famosi ma di eguale levatura.

Ho ripensato al mio prozio, Giuseppe, mancato all’età di 92 anni, un ingegnere che da bambino chiedeva a Babbo Natale un trasformatore e che fino alla fine prese l’autobus per raggiungere l’azienda presso cui lavorava offrendo la sua consulenza professionale. Un uomo che giunto a un’età in cui non poteva più camminare agevolmente, guardava le sue gambe con disappunto dicendo ai nipoti:

“A 92 anni non vuol dire che le mie gambe non debbano più funzionare!”

Rivelando una tempra d’altri tempi, forte, combattiva, determinata come la scienziata ormai mancata.

La coppia Aldo e Margherita era come la coppia Angelo e Lisetta, sempre miei prozii, novantenne lui e ottuagenaria lei che si sono presi cura l’uno dell’altra con delicatezza e sollecitudine fondando la loro unione sul vero amore che non è innamoramento, ma comprensione profonda dell’altro, fiducia, rispetto e sostegno. Dove andava uno andava l’altro, dove andava Margherita, Aldo la seguiva.
Ascoltando questo incontro, la mia mente non ha potuto fare a meno di operare tali associazioni e in fondo devo ammettere di aver provato un po’ rimpianto perché non solo se ne è andata una figura importante e significativa del nostro secolo, ma anche perché sembra che stia scomparendo, nel complesso, una generazione straordinaria.

Ti chiedo scusa se mi sono lasciata andare a considerazioni un po’ sparse. Ma oggi va così, con l’ansia da foglio bianco. Prometto che con mercoledì ritornerò in me e, nel frattempo, ti lascio i dati del libro che ho acquistato in seguito alla conferenza della quale ti ho condiviso i miei appunti.

È bello, perché rappresenta un documento importante da leggere e conservare in ricordo non di una, ma di tutte quelle persone che hanno saputo vivere con coraggio e vero spirito di umanità e per questo figurano, a mio avviso, i veri modelli che la società odierna dovrebbe seguire sulla quale riporre la propria fede.

Titolo: Io credo. Dialogo tra un’atea e un prete.
Autore: Margherita Hack – Pierluigi Di Piazza
Curatore: Marinella Chirico
Casa editrice: Nuova Dimensione
Anno di pubblicazione: marzo 2013
Pagine: 173
Prezzo: € 14,90

Alcune immagini scattate durante l’incontro:

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Photo Credit: Immagine in evidenza via pixabay.com

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6 Comments

  • Reply Silvia Biasio (@silviabiasio) 12 maggio 2015 at 17:53

    Ci sono persone che trovano l’essenza della loro vita in ciò che le circonda e penso che sia un po’ anche questo che faccia affermare con certezza di essere atei. Non ho letto il libro, ma mi hai fatto (senza dubbio) venire voglia di correre in libreria e perdermi nei dialoghi di due opposti (forse più vicini che mai)!
    …E visto che proprio oggi pensavo “ho voglia di leggere un BEL libro”, spero questo possa soddisfare le mie voglie, GRAZIE! 🙂

    • Reply Rita Fortunato 12 maggio 2015 at 21:45

      Silvia, grazie a te per aver apprezzato le mie considerazioni. Spero che il libro ti piaccia e attendo la tua opinione. Buona lettura! 😀

  • Reply Margaret Atwood, Il racconto dell’ancella | paroleombra 13 maggio 2015 at 9:20

    […] Hack fu sensibile e coerente con il suo libro, scritto in collaborazione con Pierluigi Di Piazza, Io credo. Dialogo tra un’atea e un prete. Margaret Atwood, invece, ha un che di profetico poiché analizza e ipotizza mondi distopici sui […]

  • Reply Scienza, trasversalità e impegno sociale | paroleombra 15 maggio 2015 at 12:56

    […] e interagire con lei perché dalla sua personalità traspaiono le qualità che ho ammirato in Margherita Hack, curiosa osservatrice e donna fortemente impegnata nel sociale, e che lavora per creare un mondo […]

  • Reply #BookDreams2016: autori da leggere | paroleombra 28 dicembre 2015 at 8:03

    […] una lettura decisamente impegnativa ma è da quando ho pubblicato le mie riflessioni su Io credo. Dialogo tra un’atea e un prete scritto a quattro mani da Margherita Hack e Pierluigi Di Piazza che mi è saltato il grillo di […]

  • Reply Milano: a spasso tra scienza, arte e cartolerie – paroleombra 31 ottobre 2016 at 8:14

    […] Aveva ragione, caspita se aveva ragione e la conferma arriva nelle cartoline che ho raccolto nelle stanze intitolate Il mio pianeta dallo spazio, nel frammento lunare racchiuso in una bolla e nei pannelli interattivi capaci di mostrare la materia oscura o le stelle da tutte le angolazioni possibili. In questi momenti di gioco e curiosità mi sono ricordata di un’altra grande mente fiorentina, Margherita Hack e il suo credo. […]

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