Scrittura creativa Tema libero

Perché ho scelto di scrivere?

24 aprile 2015
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Perché si sceglie di scrivere? Da dove nasce questa necessità e quando si scopre che si può farlo per professione?

La scrittura non è solo una conseguenza della lettura, ma è uno strumento per soddisfare un bisogno di comunicare.

C’è chi scrive per lavoro e chi per individuare il proprio percorso o comprendere di che pasta si è fatti. Alcuni lo usano come mezzo per stringere relazioni altri per aprirsi al mondo esterno e alle sue opportunità.

Qualunque sia il percorso indicato dalla domanda, è nella scelta che si determina il tutto la quale, secondo la definizione da vocabolario, non è altro che:

La capacità di individuare una o più soluzioni riguardo a un problema, un dubbio o una qualsiasi cosa che ci porti a seguire una linea piuttosto che un’altra. Per scegliere è necessario avere un criterio, dei termini di paragone con i quali orientarsi.

Più che come mezzo di comunicazione per me la scrittura permette di dare senso a pensieri e sensazioni e il blog svolge il ruolo di contenitore di questa attività.

Si tratta di un processo lento, laborioso e a volte la fatica supera il piacere di scrivere. Il contatto diretto con la mole di informazioni che corre sul web offre poi all’aspirante scrittore non solo una miriade di opportunità ma altre domande e dubbi da risolvere:

  • Se scelgo di scrivere per lavoro e non solo per diletto, quale di queste opzioni è più adatta a me?
  • Quali sono le informazioni giuste per scrivere con consapevolezza?
  • Scrivere genera esperienza o è solo un modo per passare il tempo?
  • Sto buttando via tempo e energie per niente?
  • Quando è ora di dire basta con la gavetta?
  • Quali strumenti e competenze mi mancano?

Che ansia!

Meglio che provi a mettere le cose in chiaro.

Perché scrivere? Nascita e sviluppo di una passione

Prima di capire i motivi che mi spingono a scrivere e a curare questo blog, mi soffermo su un’immagine più giovane di me. Spero di essere rimasta così come sono stata immortalata, quasi quasi mi sto pure simpatica!

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Sono in modalità cannocchiale. Mia madre diceva che quand’ero piccola non mi doveva sfuggirmi nulla della realtà circostante (più o meno). Ho sempre cercato di osservare e probabilmente è questa predisposizione personale ad attivare il processo di scelta e di scrittura. Non sempre mi riesce ma quando guardo questa fotografia un po’ mi consolo. Almeno l’impegno e la voglia di fare c’è.

La passione per la scrittura, in fondo, non è altro che la naturale conseguenza dell’osservazione del mondo attraverso la lettura e il desiderio di conoscere, di apprendere tutto quello che si può.

Quando una storia non finiva come volevo io, ne inventavo un’altra. Per svago, per divertimento, per fissare attraverso un segno grafico, un sogno o un’emozione inconfessata.

Fino a poco tempo fa, tenevo nascosti i miei scritti ed ero titubante nell’aprire un blog. Ero convinta di non aver niente da dire. Quando non ce la facevo proprio a scrivere per me e desideravo il confronto li sottoponevo a chi mi aveva ispirato fiducia dimostrando si saper vedere oltre le asperità del mio carattere. Scrivere è un po’ come donare al lettore una parte di sé. Non è una cosa che faccio con leggerezza. In primo luogo perché non mi va di far la fine di Voldemort e, in secondo luogo, perché sotto sotto sono una gran fifona e temo il rifiuto.

Eppure, malgrado la sorpresa iniziale e la canonica domanda se fosse o meno farina del mio sacco, il lettore-cavia  si complimentava con me. Non era solo l’apprezzamento in sé a farmi piacere, ma il fatto che, a distanza di tempo, la stessa persona mi chiedeva se continuavo a coltivare la mia inclinazione per la scrittura, di non abbandonarla. E io, non l’ho fatto. È difficile spegnere una passione, nel momento in cui avviene, sei morto dentro.

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Bene, la passione c’è ma, perché ho scelto di scrivere?

In cosa vuoi fare da grande volevo fare tante cose, ma quello della scrittrice era il sogno più ricorrente. E allora via con i corsi per corrispondenza, la lettura di libri e giornali, gli studi universitari, i concorsi e la continua raccolta delle informazioni che potevano essere utili per raggiungere lo scopo.

La prima professione legata alla scrittura a incuriosirmi fu quella del giornalismo. Tanti grandi autori furono giornalisti e io questa via l’ho provata. Alla fine del percorso universitario ho fatto un piccolo tirocinio presso una testata locale dove mi sono trovata a scribacchiare su temi a me ignoti. Fu una bella esperienza, il vicedirettore si dichiarò addirittura disponibile per darmi un mano in questo campo. Disse che lo aveva colpito il mio impegno e che vedeva in me ottimismo e spirito d’iniziativa.

Tempo dopo proposi altri articoli per la stessa testata. Il direttore non li approvò sottolineando la mia ignoranza del tema trattato dal giornale e che potevo scrivere quanto volevo, non sarei mai diventata una giornalista.

Ci rimasi molto male e, anche se continuai a scrivere i pezzi rifiutati e a pubblicarli sul web per conto mio, più volte ho pensato di gettare la spugna. Non basta scrivere bene e non si può scrivere quello che si vuole. Se un professionista ti dice che non sei in grado di fare qualcosa, un po’ ci credi. Tuttavia, ho scelto di non mollare e ho continuato a formarmi, a chiedere e a curiosare in rete.

Il bisogno di comunicare la mia passione per la scrittura mi ha convinta ad aprire un blog dove poter scrivere liberamente di libri e per esercitarmi nella scrittura creativa.

Mi piace raccontare storie, mettere alla prova la mia creatività, trovare una via per acquisire coscienza di ciò che leggo. Ho scelto di cogliere la sfida di trattare temi apparentemente eterogenei, per non fossilizzarmi su un’errata concezione delle mie capacità.

Invece di fermarmi alle considerazioni negative di una singola persona, ho scelto di continuare a scrivere perché mi piace, perché una volta superato il muro bianco della carta o della schermata del pc creo un ponte tra due mondi e sono più forte e determinata nel perseguire l’obiettivo di fare della scrittura un mestiere.

Se ciò non avviene, poco importa. Ho scelto di soddisfare questa mia passione e di mantenerla. Nonostante gli scogli e le difficoltà che, inevitabilmente, dovrò affrontare.

Ho scelto di scrivere per imparare a credere in sé stessi e sento di essere nel giusto. Perché tante saranno le persone a criticare ciò che pensi vada bene per te, ma altrettante saranno quelle pronte a darti man forte creando condivisione, crescita, rispetto, libertà e lavoro.

Photo Credits: pixabay.com

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9 Comments

  • Reply Riccardo Esposito 24 aprile 2015 at 16:17

    Hai fatto bene, continua.

  • Reply bla bla blogger 28 aprile 2015 - Social-Evolution di Paola Chiesa 28 aprile 2015 at 10:49

    […] Ho scelto di scrivere, ma perché? di Rita Fortunato […]

  • Reply I Want to Hold Your Hand | paroleombra 5 maggio 2015 at 8:19

    […] ho chiesto a Francesco Ambrosino, community manager di Contrordine consigli su come impostare Ho scelto di scrivere, ma perché? non avrei mai creduto che mi avrebbe a sua volta condiviso una sua novella, I Want to Hold Your […]

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    […] rimasta spiazzata quando hai commentato il mio post Ho scelto di scrivere, ma perché? Ero tentata di chiederti le potenzialità e i punti deboli di paroleombra.com […]

  • Reply Perché scrivo? Pensieri sparsi – paroleombra 22 gennaio 2016 at 8:32

    […] Quando qualsiasi appassionato di scrittura si pone LA domanda, ovvero cerca di dare un motivo, una giustificazione valida al suo lavoro, le risposte sono, più o meno si assomigliano. L’ho riscontrato nel post di Socialmediacoso, nelle confessioni di Ludovica De Luca e anche in uno dei primi pezzi in cui, a mia volta, cerco anch’io di spiegare perché ho scelto di scrivere. […]

  • Reply Perché scrivo? Pensieri in cerca di risposte – ParoleOmbra 2 aprile 2017 at 21:40

    […] Quando qualsiasi appassionato di scrittura si pone LA domanda, ovvero cerca di dare un motivo, una giustificazione valida al suo lavoro, le risposte, più o meno, si assomigliano. L’ho riscontrato nel post di Socialmediacoso, nelle confessioni di Ludovica De Luca e anche in uno dei primi pezzi in cui, a mia volta, cerco di spiegare perché ho scelto di scrivere. […]

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