libri Recensioni

Leggere la figlia di Mistral di Judith Krantz: il vento, il libro e la poetessa

8 aprile 2015
Mistral-il-vento-il-libro-e-la-poetessa

Cosa mi ha portato a leggere La figlia di Mistral di Judith Krantz

Dato che da grande vorrei vivere scrivendo, fin da quando ho cominciato a distinguere una parola dall’altra, ho letto.
La lettura è il mio primo confronto con il mondo della scrittura ma quando ci si approccia a un libro contenente altissima letteratura, il livello a cui si punta diventa al di là delle reali possibilità dell’aspirante scrittore.

I miei generi letterari preferiti? Tutte le opere di Oscar Wilde, per la grazia e l’eleganza nello stile e la letteratura russa, fulgido esempio di analisi chirurgica delle emozioni più intense e indescrivibili dell’animo umano.

Questi sono i miei modelli principali e quando scrivo è ad essi che aspiro. Tuttavia i miei risultati, con simili obiettivi sono, a mio parere, deludenti ed è per questo che fino all’ultimo ho tardato ad aprire paroleombra. Non mi sentivo mai all’altezza.
A modificare questo esagerato ipercriticismo legato alle mie capacità scrittorie è stato un consiglio di una divoratrice di libri e mia confidente:

«Scusami il termine ma dovresti leggerti qualcosa di un po’ più ‘basso’. Se ti confronti con Oscar Wilde è logico che non troverai mai il coraggio o le parole giuste per esprimerti. Secondo me dovresti provare La figlia di Mistral di Judith Krantz. È letteratura, diciamo, rosa ma potrebbe aiutarti a sbloccarti quando vuoi dedicarti alla scrittura».

Il discorso era più complesso da quello riportato ma necessario per introdurre la recensione di oggi e a cosa ho provato mentre leggevo La figlia di Mistral. Quindi, caro lettore (posso chiamarti così?) mettiti comodo perché potrei trattenerti più a lungo del solito.

judith-krantz-la-figlia-di-Mistral-recensione-paroleombra

La figlia di Mistral, trama generale e prime impressioni

Già dalle prime pagine, La figlia di Mistral di Judith Krantz mi è parso un romanzetto senza tante pretese. Forse perché la storia inizia in America, tra le pareti di un’affollata e rinomata Lunel Agency, specializzata nella formazione di modelle professioniste. Dopo pochissime pagine però si crea l’evento improvviso, le dirigenti dell’azienda, Maggy e Fauve, rispettivamente nonna e nipote, apprendono della morte di Julien Mistral, artista francese di fama mondiale.

In seguito sono rimasta affascinata dalle vicissitudini delle Lunel e dall’ambientazione spaziale e cronologica sulla quale si snoda. Tre generazioni di donne bellissime e riconoscibili da una chioma rosso fuoco catturano l’attenzione del lettore, sullo sfondo le avanguardie artistiche, la Seconda Guerra Mondiale e il triste e doloroso destino del popolo ebraico.

Una delle prime affermazioni che mi hanno colpito ne La figlia di Mistral è stata quella di Paula, preoccupata per la giovane Maggy e invaghita di Julien Mistral, allora pittore squattrinato (Siamo nella Parigi degli anni ’20). Ella infatti pensava che gli artisti fossero:

« […] infanti mostruosi: ognuno di loro era il centro del proprio universo e gli altri esseri umani orbitavano intorno a lui e avevano l’unico scopo di soddisfare le sue esigenze».

Questa piccola considerazione mi ha fatto subito ripensare a Peggy Guggenheim, donna che si era fatta protettrice dell’arte d’avanguardia ma che spesso lamentava della mancanza di gratitudine provata dai suoi protetti una volta raggiunta la piena affermazione sul mercato artistico.
Mistral si rivela per quello che è, un uomo egoista dedito all’arte che si sposa non per amore ma per poter continuare a produrre le sue opere indisturbato. La moglie Kate, non appena capirà che l’uomo desiderato non proverà mai per lei qualcosa di anche lontanamente simile all’amore, cercherà di legarlo a sé acquisendo le sue opere pensando, illusoriamente, di possedere il suo cuore. Ella dirà infatti:

«Ti prego di amarmi poco, per potermi amare a lungo».

Ma quel cuore d’artista rimarrà legato al suo lavoro. L’ossessione per l’arte lo porterà a macchiarsi di un crimine insidioso e che spesso passa inosservato, l’indifferenza per le umane vicissitudini.

Sarà Teddy Lunel, figlia di Maggy e madre di Fauve, a schiudere quel cuore e a indurre Mistral a riflettere sulle sue azioni, a tornare sui suoi passi:

«Passò lo sguardo da un dipinto all’altro, senza avvicinarsi. Fin da quando ricordava di aver avuto pensieri razionali sull’atto di dipingere, era stato certo di aver voluto trasporre sulla tela ciò che vedeva nel modo più diretto, senza permettere che un processo intellettuale si frapponesse fra il suo occhio e la tela. Ora, in una rivelazione improvvisa, capiva che aveva dipinto ciò che aveva provato nel momento in cui vedeva. I quadri erano un equivalente visivo dei suoi sentimenti. Lì non era documentata l’attività della mente ma la marea del cuore».

Leggere Judith Krantz: perché ho amato leggere La figlia di Mistral

Premettendo che la scrittura di Judith Krantz è veramente scorrevole e piacevole, La figlia di Mistral mi ha letteralmente catapultata in un mondo di emozioni, forse meramente adolescenziali, ma pur sempre emozioni. Una volta conclusa la lettura mi sono sentita stranamente appagata e soddisfatta, oserei dire di buon umore.

In questo contesto non è mia intenzione operare una distinzione tra ciò che è considerata letteratura e ciò che non lo è. Quello che mi interessa ribadire è che un libro non è mai brutto o inutile e merita sempre di avere la possibilità di sorprendere e di concedere un momento di svago tra una lettura impegnata e l’altra.

La figlia di Mistral non è alta letteratura? Non importa, ha comunque lasciato un segno e mi ha ricordato che uno degli obiettivi basilari dello scrittore è mostrare la sua personale visione delle cose con l’intento di emozionare chi lo legge e, in questo, Judith Krantz ha centrato in pieno l’obiettivo. Ha documentato la marea del cuore.

Pensi a come recensire un libro e scopri Gabriela Mistral

Mistral, non è solo un vento e il protagonista principale di Judith Krantz ma è anche il cognome di una poetessa cilena, premio Nobel per la letteratura, Gabriela Mistral. Ieri, 7 aprile 2015, cadeva l’anniversario della sua scomparsa. Non conoscevo la sua poetica e sono lieta di essere stata parzialmente privata di questa lacuna dalla sensibilità di Emma Frignani, una delle palestrate di Palestra Writer. Al momento è afflitta dal tarlo del vuoto ma confido in una sua pronta guarigione perché, quando anche lei si scrive, scaturiscono delle emozioni che meritano di essere lette.

Nel frattempo condivido anch’io i versi di Gabriela Mistral. Emma ha ragione a dire che sono veramente dolci e perché, in un certo senso, riassume le sensazioni provate ne La figlia di Mistral di Judith Krantz:

«Dammi la mano e danzeremo
dammi la mano e mi amerai
come un solo fior saremo
come un solo fiore e niente più.
Lo stesso verso canteremo
con lo stesso passo ballerai.
Come una spiga onduleremo
come una spiga e niente più.
Ti chiami Rosa ed io Speranza
però il tuo nome dimenticherai
perché saremo una danza
sulla collina e niente più».
cit. Gabriela Mistral

Autore: Judith Krantz
Titolo: La figlia di Mistral
Titolo Originale: Mistral’s Daughter
Traduzione: Roberta Pollini Rambelli
Casa Editrice: Mondadori
Pagine: 513
Anno di pubblicazione: gennaio 1984

You Might Also Like

4 Comments

  • Reply MrsMichela 9 aprile 2015 at 13:14

    mi piace tanto leggerti!

  • Reply Che cos’è il talento? | paroleombra 10 aprile 2015 at 10:36

    […] in Un sogno d’eternità di Véronique Chalmet, ho raccontato quello che ho provato leggendo La figlia di Mistral e come il nome del protagonista maschile mi ha portato a scoprire la poetessa cilena Gabriela […]

  • Reply #Leggere Se chiudo gli occhi di Simona Sparaco – paroleombra 18 novembre 2016 at 7:32

    […] sono lasciata trasportare dalla trama scoprendo, con piacere, riferimenti ad altri libri come La figlia di Mistral di Judith Krantz. Tutto sommato, la storia di Oliviero De Angeli è similare a quella dell’artista egoista che […]

  • Leave a Reply