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Leggere Ninja in ufficio di Lars Berge: perché non fa ridere

23 marzo 2015
Ninja in ufficio di Lars Berge, perché non fa ridere

Un bancale sostiene una scatola di cartone semichiusa e, dal foro utilizzato come maniglia, spuntano due occhietti vigili. Appena sopra, un bollino giallo recita:

«Riderete da matti».

Questa è la copertina del romanzo di Lars Berge, Ninja in ufficio, edito Bompiani.

Sembra simpatico, la trama mi convince e ,desiderosa di leggere qualcosa di nuovo e di svagarmi un po’, procedo con l’acquisto.

Ninja in ufficio, poche risate con Lars Berge

Leggere Ninja in ufficio: poche risate con Lars Berge

Il protagonista, Jen Jansen, è deciso a sparire dalla circolazione per evitare una promozione, minaccioso stimolo al lavoro e decide di andare a stabilirsi, a tempo indeterminato, in uno sgabuzzino in disuso del suo stesso luogo di lavoro.
Tutti i fattori per rendere la lettura esilarante ci sono tutti ma qualcosa non va, invece di creare delle situazioni divertenti, generano l’effetto opposto. Dire che il romanzo è deludente è poco. Non c’è nulla di comico nel far dire a Jen Jansen:

«Sarebbe stato meglio se non fossi mai esistito».

Insomma, non ha voglia di lavorare, fugge da una promozione, pianta una tenda da campeggio in un ripostiglio e inizia le sue peripezie con questo pensiero? L’ho trovato deprimente, il personaggio mi ha fatto pena e, anche se l’autore ci tiene a precisare che la considerazione del protagonista è priva di amarezza,  ciò non toglie che gli avrei consigliato degli antidepressivi, immediati e belli forti.
L’andamento narrativo di Ninja in ufficio si mantiene piatto fino alla fine e risulta essere nulla più che una carrellata delle tristi riflessioni di Jens il quale illustra scene di una vita sentimentale, professionale e sociale tendente alla mediocrità. In parole povere, il romanzo non è altro che un lungo elenco di un individuo che analizza in continuazione la sua vita apatica, svogliata e noiosa. Sembrano le memorie di un potenziale suicida.

Il lettore potrebbe credere di essere arrivato a una svolta quando, tramite un vecchio fax, questa specie di ameba umana entra in contatto con un’organizzazione segretissima, intenzionata a realizzare un luogo paradisiaco dove l’attività principale è il dolce far niente. Non è permessa alcuna attività, nemmeno quella sessuale. Le pulsioni sessuali sono fonte di stress e, per eliminarle, gli associati pseudo illuminati alterano gli alimenti distribuiti sul luogo di lavoro.

La svolta c’è ma è impostata in modo tale che, invece di indurre alla risata, inietta nel lettore una forte dose di paranoia. È inquietante. Anche se il portavoce panciuto e tracagnotto di tale cricca di complottisti si presenta travestito da Batman, non è sufficiente per immaginarsi uno scenario esilarante ma, piuttosto, c’è da preoccuparsi poiché le sue considerazioni non sono poi così distanti dalle ipocrisie e dalle anomalie sociali presenti nella vita reale. Le parole e le azioni di tale maschera invogliano a prenotare un ciclo di incontri con uno psicologo bravo, così giusto per ritrovare la gioia di vivere.

Non c’è verso, gli svedesi non hanno un gran senso dell’umorismo. L’avevo già rilevato ne Il centenario che saltò dalla finestra e poi scomparve. Personalmente sono convinta che gli scrittori nordici siano strepitosi quando si applicano al thriller ma per la comicità c’è ancora molto da lavorare. La promessa del bollino giallo, quindi, non è stata mantenuta, era meglio un dantesco:

«Lasciate ogni speranza voi che entrate».

Autore: Lars Berge
Titolo: Ninja in ufficio
Titolo originale: Ninja Office
Traduzione: Margherita Podestà Heir
Casa Editrice: Bompiani
Anno di pubblicazione: maggio 2014
Pagine: 314
Prezzo: € 18

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