libri Recensioni

Leggere Il centenario che saltò dalla finestra e poi scomparve di Jonas Jonasson

18 marzo 2015

Desiderosa di farmi quattro risate, ho finalmente deciso di leggere Il centenario che saltò dalla finestra e poi scomparve di Jonas Jonasson ma pur trovandolo grazioso, gli scoppi di risa sono stati rari.

Il centenerario che saltò dalla finestra e poi scomparve di Jonas Jonasson

Jonass Jonasson e L’uomo che saltò dalla finestra e poi scomparve

La storia si prospetta interessante, Allan Karlsson è un vecchietto pacifico, appassionato di esplosivi deciso a darsi alla macchia per sfuggire alla noia della vita che gli si prospetta in ospizio. Una fuga verso la libertà che, per quanto inverosimile per un essere umano di 100 anni, avvia una serie di meccanismi che definirli paradossali è riduttivo. Alle avventure presenti del vegliardo si alternano quelle di gioventù.

Allan incarna il detto:

“Chi si fa gli affari suoi campa cent’anni.”

Tuttavia, fin da giovane ama tenersi informato su ciò che lo circonda senza prendersi la briga di assumersi un’opinione personale sugli eventi in cui si trova sistematicamente coinvolto. Allan giovane, fa esplodere inavvertitamente la sua casa e per questo finisce in manicomio. Dal manicomio vaga per il mondo senza scegliere una destinazione precisa. I luoghi, come le azioni che il personaggio di Jonasson si trova a compiere, sono tutte dettate dal caso. Casualmente il sig. Karlsson incontra personaggi reali, uomini e donne che hanno fatto la Storia del XX secolo. Ogni incontro non sortisce alcun effetto nel protagonista, la sua indole si mantiene velata di da una vaga letargia. Nulla lo stupisce, nulla lo impressiona.

Il centenario che saltò dalla finestra e poi scomparve potrebbe essere considerata una versione svedese del Don Chisciotte della Mancia di Cervantes, la differenza è che Allan se ne va per il mondo senza seguire nobili ideali o per emulare le gesta di personaggi immaginari. L’importante è assicurarsi la quotidiana razione di acquavite per il resto, grandi mutamenti interiori non ve ne sono.

La storia è carina, lo stile gradevole ma l’impatto non soddisfa le aspettative. L’umorismo descritto è di sicuro sottile, macchinoso e raffinato però tutte queste caratteristiche penalizzano l’immediatezza su cui i motti di spirito fondano tutta la loro efficacia.

Il ritmo narrativo non mi sembra poi frenetico e forsennato come Severino Colombo dichiara. Frenetici e forsennati sono gli ambienti e i periodi storici vissuti dal protagonista e con i quali però non ha che una blanda interazione. Il fatto che il pensiero del centenario si fondi solo ed esclusivamente su questa frase materna:

“Così è e sempre sarà”

appiattisce e ridimensiona l’intento di tutta la struttura narrativa. Se nulla lo colpisce, perché dovrebbe far ridere? Il motto di spirito gioca sulla sorpresa, se manca allora come si fa a farsi travolgere da una sana risata?
Il centenario che saltò dalla finestra e poi scomparve, al massimo, fa sorridere ma definirlo esilarante è un po’ eccessivo.

Autore: Jonas Jonasson
Titolo: Il centenario che saltò dalla finestra e poi scomparve
Titolo originale: Hundraåringen Som Klev Ut Genom Fönstret Och Fönstret Och Försvann
Traduzione: Margherita Podestà Heir
Casa Editrice: Bompiani
Collana: Vintage
Anno di pubblicazione: gennaio 2014 (XII Edizione)
Pagine: 446
Prezzo: € 15

You Might Also Like

1 Comment

  • Reply Leggere Ninja in ufficio di Lars Berge: perché non fa ridere – ParoleOmbra 2 maggio 2017 at 23:05

    […] c’è verso, gli svedesi non hanno un gran senso dell’umorismo. L’avevo già rilevato ne Il centenario che saltò dalla finestra e poi scomparve. Personalmente sono convinta che gli scrittori nordici siano strepitosi quando si applicano al […]

  • Leave a Reply